contro i dittatori e i loro compari

Sul caso Libia il governo italiano ha dato il peggio di sé. Stiamo con i ribelli e non con i complici di Gheddafi

Il caso Libia dimostra in modo inequivocabile che l’Italia è retta da governanti che hanno poco a che fare con l’Occidente e con la democrazia. Il miscuglio di populismo e razzismo, tenuto assieme dal potere economico e mediatico nelle mani di una personalità maniacale, che fa da collante alla attuale una maggioranza, rischia di renderci complici dei regimi dittatoriali, ai quali ci lega purtroppo una profonda affinità politica. E in primis del regime del colonnello Gheddafi.

Quello che sta accadendo nei paesi del nord Africa in questi mesi e settimane è un processo di liberazione dalle dittature che l’Occidente non può che salutare con gioia e speranza. Nessuno può sapere ora l’esito che avranno questi processi, perché se quei paesi riusciranno a costruire regimi democratici oppure prevarranno spinte fondamentaliste a costruire regimi oppressivi non sta scritto nelle tavole del destino ma evidentemente sarà il risultato delle azioni di diversi attori. Tra questi dovrebbero esserci i paesi europei e occidentali, che se si attardano a difendere i regimi in via di smobilitazione, come sta facendo il Governo Bossi Berlusconi con la Libia, evidentemente agevolano il prevalere delle pulsioni antioccidentali e islamiste che sono presenti in quelle società, anche se non nelle forme esagerate dipinte dalla destra. L’analisi che ha fornito Berlusconi della situazione libica l’altra mattina a Roma: “certo diciamo no alla violenza, ma c’è il pericolo del fondamentalismo” è la stessa di Gheddafi, che attribuisce a Bin Laden la responsabilità della rivolta. Su “Libero” Belpietro esalta la “profezia” di Oriana Fallaci, le dittature crolleranno e lasceranno il posto al fondamentalismo, e intima di intervenire contro gli invasori alle porte. Logica conseguenza sarebbe un intervento armato dell’Italia a sostegno di Gheddafi. E infatti Lamberto Dini, presidente della commissione Esteri del Senato, dice chiaramente che l’Italia non auspica il crollo di Gheddafi.

L’altra faccia della reazione del governo agli eventi epocali che stanno riguardando la sponda Sud del Mediterraneo è quella della fabbrica della paura, l’“esodo biblico” paventato da Frattini e dalla Lega. Possibile che a nessuno venga in mente che forse, se avessimo delle democrazie in quei paesi, che si ponessero come obiettivo la redistribuzione del reddito e la partecipazione di tutti alla ricchezza nazionale e non un regime dove un solo  capo e la sua famiglia accumulano ricchezze inarrivabili per il resto dei cittadini (cioè democrazie più avanzate della nostra, in pratica), allora forse la spinta migratoria di paesi arabi perderebbe forza ? e che rapporti diplomatici come usano tra paesi democratici, anziché la politica dell’emigrazione usata come arma di ricatto praticata dal dittatore libico,  forse potrebbero rendere più semplice stringere accordi per il governo e il controllo dei flussi migratori, magari senza l’infame non detto che stava dietro al pomposo trattato di amicizia Italia-Libia firmato da Berlusconi e votato anche dal PD, quello della libertà di tortura e maltrattamenti nei campi di concentramento nel deserto da parte del regime libico contro i migranti subsahariani. L’enfatizzazione del rischio invasione fatta dal Governo andrebbe trattata per quello che è, una buffonata, e non invece seriamente amplificata come fanno tutti gli organi di informazione. Il milione e mezzo di clandestini pronti a varcare il mediterraneo è una sciocchezza galattica, dovrebbe mettersi a costruire nuove navi per un esodo del genere. Ma anche le centinaia di migliaia di profughi paventate da Maroni nei momenti di sobrietà appaiono solo come pretesti per giustificare al popolo della Lega la ripresa degli sbarchi a Lampedusa. La percezione delle dimensioni dei fenomeni migratori è in Italia distorta dalla presenza del cancro leghista al governo del paese; la risposta del governo tedesco all’isteria del nostro ministro, “voi l’anno scorso avete dato 7.000 permessi per rifugiati, noi 40.000”, ci riporta alle reali dimensioni della realtà. La Lega riscopre l’Europa quando deve prendersela con qualcuno. Il ministro Maroni ha denunciato l’assenza dell’Europa di fronte all’afflusso di tunisini, salvo poi ridimensionare le accuse quando la commissaria europea gli ha fatto presente che alla richiesta di aiuto il Governo aveva rifiutato. E’ tornato poi alla carica dopo le vicende libiche, chiedendo di dislocare gli immigrati anche in altri paesi. All’interno dell’Italia,invece pare che solo il Sud debba farsi carico dell’accoglienza: il presidente del Veneto Zaia ha già risposto a brutto muso al governatore siciliano Lombardo che in Veneto non c’ posto. Il ministro leghista chiede la solidarietà europea quando i suoi la rifiutano a livello nazionale.

L’Assessore regionale leghista Stival, in televisione si è lasciato andare: “bisogna fermare l’invasione a costo di usare il mitra”. Affermazioni per le quali, in una democrazia occidentale, quell’assessore andrebbe cacciato immediatamente. Anche se rappresentano il sottointesoo di quanti oggi gridano alla minaccia invasione, l’esodo biblico e altre sciocchezze. Per chi aveva puntato tutto su Gheddafi come il gendarme prezzolato dall’Occidente per tenere al di la della nostra sponda di mare masse di migranti, è probabilmente un auspicio più che una previsione. Probabilmente costoro sperano ancora che Gheddafi, con l’uso dell’aviazione o con i gas tossici, riesca a riprendere il controllo della situazione, e che tutto possa tornare come prima. Per questo il governo non intende neanche sospendere il trattato di amicizia, che ci obbliga a non interferire negli affari interni della Libia e a non dare alcun appoggio alle nazioni che intendessero intervenire contro il regime.

Chi pensa che il nostro presidente del consiglio sia un vecchio sporcaccione gaudente, al di sopra delle righe ma in fondo inoffensivo, mediti quante sono le vite umane che più o meno direttamente questo vecchio miliardario può condizionare con i suo comportamenti e le sue scelte. E chi pensa che i leghisti siano rozzi ma gente pratica, intenda quanto quel movimento sia acceccato dalla xenofobia e dal razzismo, e quanto averlo dentro il governo di un grande paese possa portare a risultati tragici. Dobbiamo a tutti i costi prendere le distanze per non essere complici di questi loschi figuri.

Noi stiamo con i ribelli, con quelli che gridano “Libertà !”, con chi pensa ancora che le masse popolari possano rimettere in moto la storia e abbattere gli oppressori. E contro chi ancora spalleggia, o già rimpiange, i satrapi oppressori.

 

Luca De Marco

contro i dittatori e i loro compariultima modifica: 2011-02-26T23:32:00+01:00da admin
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