solo l’alternativa può sconfiggere Berlusconi

 con Vendola per rifondare il centrosinistra e chiudere con il berlusconismo

fiducia.jpgLa votazione alla Camera del 14 dicembre scorso ha rivelato lo stato pietoso al quale il degrado morale berlusconiano ha condotto la politica nel nostro paese, sfigurando anche il volto delle nostre istituzioni democratiche. L’idea che il mercanteggiamento sotto e sopra il banco, il favoritismo, il farsi i propri interessi personali sia la logica dominante della pratica politica, disancorata da qualsiasi riferimento etico e da qualsiasi cura dell’interesse collettivo e del bene comune, è uno dei veleni che il quindicennio berlusconiano ha inoculato nel corpo della nostra Repubblica. “Tutto ciò che non è esplicitamente vietato per legge è consentito”, così tempo fa il Cavaliere spiegava la sua personale concezione della moralità pubblica e privata. Il fine giustifica i mezzi, ma anche se il fine non è particolarmente elevato posso comunque ingannare, raggirare, mentire, purché resto dentro i binari del penalmente lecito. Qualcuno, anzi molti, sospettano che questi binari siano anche stati travalicati. Ma è in ogni caso devastante per il costume e l’etica condivisa di una comunità perorare la causa della furbizia ingannevole come ideale regolativo del comportamento pubblico. Il funzionamento di una società si basa su rapporti fiduciari tra i cittadini che vanno oltre la mera convenienza personale e immediata dei singoli soggetti, e che tengono in piedi la convivenza civile. Lo slogan che i Democratici americani usarono contro Nixon nel 1974: “comprereste un’auto usata da quest’uomo ?” andrebbe applicata oggi all’acquirente di parlamentari che sta a Palazzo Chigi.

La fiducia ottenuta dal governo, seppur risicata e non risolutiva della crisi in atto nel centrodestra, rivela anche il fatto che non si può pensare di sconfiggere Berlusconi con i suoi stessi mezzi, giocando a chi è più astuto e spregiudicato nelle manovre di palazzo. Non c’è più la Lega e il Bossi del 1994 che fecero cadere il governo del “mafioso di Arcore”, o del “Berluskaz”, come allora Bossi definiva il capo di Forza Italia, e diedero vita a quello che passò alla storia come “ribaltone”. Oggi la Lega è il partito più fedele e devoto al premier e a Tremonti, ben insediato nei palazzi romani dove ha imparato il gusto della gestione e della spartizione del potere in maniera anche peggiore degli odiati “democristianoni” che un tempo sbeffeggiava.

Chi puntava a vincere la partita grazie ad un autogol del centrodestra, facilitato dall’atteggiamento condiscendente del centrosinistra nell’evitare elezioni politiche, dovrebbe convincersi che la sconfitta del berlusconismo non può passare che per la costruzione di una alternativa di volti, di idee e di valori, che sappia radunare le forze migliori del paese, dare rappresentanza allo scontento e alla protesta di tanti settori della società che si esprimono in movimenti e manifestazioni, prefigurando un governo che faccia cose diverse, nella sostanza e non solo nell’eleganza della forma, rispetto alla destra.

Oggi il campo del centrosinistra non appare adeguato alla sfida, anche se la impetuosa crescita nei sondaggi di Sinistra Ecologia Libertà ha riaperto la partita, ma per ora solo nella realtà virtuale, rispetto al confronto con l’asse PDL-Lega. Serve allora ripartire da un riconoscimento dei propri limiti e delle proprie inadeguatezze, da parte di tutti, e porsi il problema di come rifondare un centrosinistra nuovo, con l’ambizione di vincere per i meriti propri e non per le divisioni altrui. Questa ripartenza possono farla i gruppi dirigenti di quei soggetti in crisi che sono i partiti ? oppure non è questo il momento di annunciare l’apertura del cantiere del centrosinistra, di individuare nelle primarie lo strumento attraverso il quale ridare ai cittadini la parola ultima su quale profilo di programma, di identità, e su chi debba rappresentare la fase e la speranza nuova che vogliamo offrire ad un paese umiliato e offeso dal governo dei peggiori ? Questo è l’interrogativo che poniamo e che pone Nichi Vendola con la sua sfida a costruire una sinistra vincente.

E allora, è a partire dalla lotta degli studenti che reclamano il proprio diritto ad un futuro non oppresso dalla condanna alla precarietà e ad un presente fatto di amore per la cultura e per lo studio e non di tagli e frattaglie all’istruzione pubblica e prebende per il Cepu. È a partire dai movimenti che chiedono la sottrazione dei beni comuni, quelli vitali come l’acqua, l’aria, la salute, il paesaggio e la terra, alla logica del profitto e della speculazione. È a partire dai lavoratori che non ci stanno ad essere ridotti ad un costo, ad esuberi da sacrificare sull’altare della competizione globale giocata sul costo dei lavoratori, tra i poveri e i più poveri, e non invece tra i più bravi e i meno bravi a produrre idee innovative, a convertire le produzioni alla sostenibilità, a praticare la responsabilità sociale dell’impresa. È a partire da chi ritiene che in una società complessa e avanzata le scelte individuali su come vivere la propria affettività e su come affrontare i momenti più intensi e difficili della propria vita debbano essere un valore che la legge aiuta a tutelare e non a costringere dentro un imbuto di scelte permesse da uno Stato che si fa dittatore etico. È a partire da chi non ne può più di una politica ridotta da un lato a sguaiato chiacchiericcio televisivo e dall’altro a sconcio mercimonio, totalmente indifferente alle speranze, alle sofferenze e alla realtà materiale che sta fuori dagli studi dei talk-show o dai palazzi del potere.

E’ a partire da questo, e non dai tatticismi e dalle ambiguità, che si può e si deve tentare di costruire l’alternativa al berlusconismo. Prima lo si fa, meglio è per il paese, e anche per l’uomo Berlusconi, che potrà finalmente godersi la sua vecchiaia in una dimensione più umana e pacificata dell’esistenza.

Luca De Marco

solo l’alternativa può sconfiggere Berlusconiultima modifica: 2010-12-17T11:31:00+01:00da admin
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