Azienda unica trasporto: la storia infinita

 l’inconcludenza della Provincia sull’azienda unica verrà forse risolta dalla legge sulla privatizzazione

Ieri sera si è tenuta una riunione della commissione trasporti del consiglio provinciale, richiesta dai consiglieri dei gruppi della sinitra, per un aggiornamento della situazione relativa al progetto di fusione delle aziende di trasporto pubblico locale della provincia in un unica azienda provinciale.

Il direttore generale ha illustrato gli ultimi sviluppi della normativa sui servizi pubblici. E’ del 28 ottobre l’entrata in vigore del regolamento attuativo del decreto Ronchi, che nel novembre dello scorso anno fu oggetto di ampia discussione nel paese perché spingeva verso la privatizzazione delle società di gestione dell’acqua. Da lì prese le mosse il movimento referendario che ha raccolto un milione e mezzo di firme per chiedere che il prossimo anno si tenga un referendum abrogativo che cancelli quelle disposizioni. Disposizioni che si applicano anche ad altri servizi pubblici, come quello del trasporto pubblico.

autobus.jpgSecondo la normativa, l’ente pubblico può affidare il servizio o attraverso una gara aperta a tutti oppure ad una società mista pubblico-privato, dove il socio sia stato scelto attraverso una gara con un doppio oggetto: la partecipazione al 40% alla società e la gestione del servizio.

Quindi, per continuare l’affidamento a società a carattere interamente pubblico, senza mettere a gara aperta l’intero servizio, si deve svolgere una gara per far entrare un soggetto privato cedendogli il 40% della quota societaria e affidandogli la gestione del servizio, attraverso una gara detta appunto con doppio oggetto.

Questa norma, che punta a togliere dal controllo degli enti locali le società che erogano servizi ed affidarne la gestione ai privati, comporta che sul fronte del trasporto pubblico si stia pensando alla creazione di una società unica di tpl a livello provinciale, la quale poi procede a mettere a gara il 40% e la gestione operativa del servizio. Secondo una recente sentenza del TAR della Calabria che interpreta il testo della normativa di riferimento, a questa gara potrebbero partecipare non solo società private ma anche società a capitale pubblico che non abbiano in essere affidamenti in house, in qualche misura vanificando l’intento di far entrare il privato nella gestione dei servizi pubblici.

L’alternativa è la gara aperta, cioè la messa in gara delle tratte del tpl provinciale per affidare l’intero servizio al soggetto che proponga l’offerta migliore. In questa ipotesi c’è la possibilità che la gara venga vinta da società di trasporto pubblico nazionali o estere (la gara è in ogni caso a dimensione europea) e che dunque le società trevigiane, o l’eventuale società unica, restino a bocca asciutta e prive dell’affidamento del servizio. Nell’ipotesi della gara a doppio oggetto invece, viene garantito l’affidamento del servizio alla società unica, anche se il servizio è gestito da chi vincerà la gara per acquisirne il 40% delle quote e la gestione del servizio per 9 anni.

Secondo quanto riferito dall’Assessore Noal, la Giunta provinciale deve ancora pronunciarsi su quale strada intraprendere. Anche se pare evidente un orientamento verso la gara a doppio oggetto

In tutto questo, che ne è del progetto di fusione tanto spinto da Muraro ? Secondo noi si tratta del tramonto di quella idea. La società unica verrebbe oggi fatta per evitare la gara aperta, e per garantire un ruolo agli enti locali proprietari di società.

Non verrebbe fatta né per abbassare le tariffe, anzi i tagli del governo semmai le faranno aumentare, né per migliorare le tratte, né per l’integrazione tariffaria. Quegli obiettivi, in particolare l’integrazione tariffaria e il miglioramento delle tratte di percorrenza, si dovevano e si potevano perseguire già da tempo, lavorando all’interno del consorzio STIV o come autorità di bacino, quale la Provincia già è. Si sono invece rincorsi giochi di potere e di pesi politici in vista di una gara intermodale e interprovinciale che oggi non esiste più, dato che la Regione il 3 agosto ha deliberato di abbandonare l’integrazione gomma rotaia (va in gara solo il servizio su gomma e non gomma-rotaia) e di ridimensionare su scala provinciale la dimensione delle gare (non più Padova-Treviso-Venezia assieme, ma ogni provincia per sé).

In questo garbuglio, la situazione viene spinta avanti dalla normativa nazionale e non dalla bontà del progetto o dalla capacità di convincimento.

Permangono infatti tutte le difficoltà nell’accordarsi tra enti locali proprietari e società di trasporto pubblico della provincia. Tanto che, nonostante la nostra rinnovata richiesta di avere le carte, come ci spetta in qualità di consiglieri provinciali, relative agli incarichi di consulenza affidati dalla Provincia, sul piano industriale dell’eventuale società unica e sulla valutazione del patrimonio delle quattro società (La Marca., ACTT, CTM e ATM), ci è stato risposto che non vi è ancora nulla di definitivo, e dunque ci è stata ancora negata la visione delle carte.

In pratica, se la società unica si farà, non sarà per la bontà del progetto di Muraro ma perché lo impone la legge come strumento per evitare la messa a gara aperta del servizio. Sarà questa necessità a porre fine all’inconcludenza finora dimostrata dalla Lega. Dal 2008 ad oggi l’attivismo di Muraro ha solo prodotto confusione e diatribe infinite. Se ci si fosse concentrati sugli obiettivi anziché sullo strumento azienda unica, a quest’ora probabilmente il servizio sarebbe già migliorato.

 

Luca De Marco

consigliere provinciale Sinistra Ecologia Libertà

Azienda unica trasporto: la storia infinitaultima modifica: 2010-11-09T12:22:00+01:00da admin
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