UN GATTO

In mezzo stava un popolo che inesorabilmente perdeva riferimenti politici,fiducia e speranza. Tanto che molti milioni di elettori di sinistra cominciarono ad astenersi dal voto, fino a giungere ai quasi tre milioni di oggi ( tantissimi giovani spesso precari), i lavoratori furono abbandonati a loro stessi e il lavoro e i suoi diritti uscìrono dalla agenda sostituiti da una modernizzazione senza aggettivi che  rincorreva solo il liberismo, All’ affacciarsi del berlusconismo si rispose sottovalutandone la portata e le poche e spurie esperienze di governo del centrosinistra furono segnate da una profonda incapacità a mostrare al paese quale fosse l Italia che volevamo,il lavoro che immaginavamo,i diritti sociali e civili che avremmo difeso o rinnovato, le rendite, le speculazioni bancarie e finanziarie che avremmo colpito,l’energia per la quale ci saremmo battuti,una idea precisa dei beni pubblici comuni, la scuola e la ricerca che immaginavamo, come intendavamo sconfiggere il cancro del precariato e il consumo dissennato del territorio, quale idea avessimo del commercio ( che non fosse quella unica e pessima dei grandi centri commerciali) quale agricoltura immaginassimo ( di qualità e rispettosa dell ambiente ma multifunzionale e incrociata per sopravvivere con l’agriturismo), quale taglio intendessimo dare alle spese per armamenti rivolgendo risorse alla ricerca che si andava spegnendo.E infine quanto fosse per noi essenziale che la laicità e la libertà restassero due fari accesi sempre nel territorio della sinistra. D’Alema che ultimamente ha reso sempre più sommarie le sue analisi può anche attribuire alla Sinistra radicale ,come la chiama lui, la colpa della caduta dell ultimo governo Prodi,ma è una risposta che non convince nessuno. Quel governo non governò e non fece nulla di ciò che aveva promesso ai suoi elettori e per questo cadde senza che nessuno lo rimpiagesse.

E mentre accadeva tutto questo  la crisi della politica e delle forme tradizionali dei partiti era deflagrata ( sono tutti uguali..), reclamava nuove forme e nuove pratiche, costi minori e minori privilegi, una politica di donne e uomini, fatta da persone ma non personalizzata, che ripartisse dalla realtà per raccontare quale italia volessimo mai costruire e con chi.

Ma da qualche tempo qualcosa sta accadendo , quell’alternativa alle destre che sembrava lontanissima ha fatto alcuni passi avanti, da qualche tempo escono cose vitali dalle macerie, sono movimenti civili come quello sull’acqua pubblica, sono associazioni come Libera o altre, tante, impegnate su temi fondamentali, sono il movimento che riprende nella scuola,  è la Fiom che non accetta ricatti tra lavoro e diritti.

Anche Sel è un gatto che esce da quelle macerie e  con la fatica che c’è voluta e che ancora ci vorrà, tenta di riaprire la strada della costruzione di una Sinistra ecologista e libertaria, popolare e radicata socialmente. Abbiamo maturato in questi mesi un nostro profilo politico e programmatico, abbiamo in Vendola una risorsa preziosa per la sua esperienza politica e amministrativa, adesso dobbiamo costruire un soggetto politico/partito che attraverso forme organizzative aperte, flessibili ma visibili ci porti all incontro con il popolo disperso della sinistra.

Dovremo prestare attenzione alle pratiche politiche, eliminare tutte le rendite di posizione che ci derivano da collocazioni precedenti perché non ci verrebbe perdonato che parlassimo di buona politica e che poi non la facessimo, dovremo avere il coraggio della discussione e anche del confronto su posizioni diverse, e imparare a decidere votando e accettando l’esito del voto senza prendere la porta e andar via se la posizione che si sostiene è in minoranza. Dovremo avere il coraggio della democrazia interna e di regole condivise e discusse insieme dove ogni aderente a Sel ha eguali diritti e non ci sono fondatori di serie A e aderenti di serie B. E dove sia una volta per tutte acquisito che la differenza di sesso e la libertà femminile sono un dato costitutivo di questa Sinistra che non  può venire mai meno in nessuna sede e in nessun momento. L’altra sera un compagno ad un congresso a prato mi chiedeva perché non fate grandi manifesti per dire che noi siamo diversi dagli altri politici? Gli ho risposto che nessuno darebbe credito ai nostri manifesti. Per noi  deve parlare la pratica quotidiana, l’esempio, il modo di rapportarci alla realtà e di raccontarla. Non nasce forse da questo il credito grande che molte e molti hanno aperto a Vendola? Perché non dice solo acqua pubblica ma mantiene pubblico l’acquedotto pugliese, perché non predica le energie rinnovabili ma le espande con progetti precisi dove governa.

Ma questi gatti che escono dalle macerie e che sono segni vitali portano anche un’altra aria nella Sinistra. Si chiude la fase del ripiegamento, dei sensi di colpa, della nostalgia e della nicchia. E ci si misura con questa sempre più ingiusta realtà e questo ingiusto mondo perché siamo convinti  di avere pensieri e proposte per cambiarlo.

Fulvia Bandoli

UN GATTOultima modifica: 2010-10-20T21:14:00+02:00da admin
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