il fiasco delle ronde padane

 RONDE LEGHISTE: SUCCESSO DI PROPAGANDA, FIASCO NEI FATTI

rond2.jpgUno strumento di sicurezza solo virtuale

La realtà è fatta di tagli e riduzione di personale

 

Dopo tanto parlare, a un anno e mezzo di distanza delle ronde resta poca cosa, se in Provincia di Treviso, uno dei punti di avvìo della campagna leghista sulle ronde, esiste solo un gruppo organizzato e riconosciuto. Che, tra l’altro, fa capo a Daniele Pellicciardi, il figlio delle vittime dell’efferato sterminio di Gorgo al Monticano, e trova dunque una spiegazione che va ben oltre le appartenenze politiche ma origina da un vero sconvolgimento avvenuto in quella comunità .

Si sa che nel 2008 il centrodestra vinse le elezioni anche sulla base dell’emergenza criminalità che riempiva le pagine di giornali e telegiornali. Innescata da fatti di cronaca ma soprattutto dalla lettura che di quei fatti venne data dalla classe politica, non solo di destra. Fu infatti il Sindaco di Roma, allora Valter Veltroni, a fare dell’omicidio Reggiani l’inizio di una campagna di insicurezza su scala nazionale e di invocazione di misure drastiche contro i novelli untori costituiti dagli immigrati. Provocando fibrillazioni nell’allora maggioranza di centrosinistra, divisa tra difesa della razionalità e del principio giuridico fondamentale della responsabilità penale personale e non di gruppo, di etnia o di nazionalità, e tra tentazioni populistiche dettate da presunte esigenze di marketing elettorale di innescare una spirale di misure repressive e di mostrare la faccia cattiva, per non lasciare il campo libero, questa la giustificazione, alla destra. In realtà, lo spostamento delle priorità dell’agenda politica su uno dei temi più connaturati a tutte le destre del mondo, racchiudibile nel vecchio motto “ordine e disciplina”, non ha fatto che portare altra acqua al mulino già ben alimentato della destra e facilitarne la vittoria.

Oramai sono molte le indagini che hanno chiaramente dimostrato come la percezione della sicurezza da parte dell’opinione pubblica non segua l’andamento dei reati, cioè dei dati della realtà, ma quello della rappresentazione mediatica. Nel 2007 si è così avuto un picco di percezione di insicurezza a fronte di un picco positivo della diminuzione dei reati. E questo dato di fatto, in un paese dove il sistema mediatico è controllato nella quasi totalità da una sola persona, e tutti sanno di chi si tratta, rappresenta una seria questione democratica che andrebbe prima o poi affrontata in maniera seria.

La Lega seppe interpretare da par suo quella voglia di risposte chiare e immediate suscitata dalla campagna di insicurezza politica e mediatica, e tirò fuori la storia delle ronde. Che queste fossero fuori da ogni logica di paese democratico avanzato del ventunesimo secolo era chiaro un po’ a tutti, e che non servissero a nulla lo dissero subito tutti i professionisti dell’ordine pubblico e della tutela della sicurezza pubblica, ma la trovata era formidabile dal punto di vista propagandistico e infatti fu a lungo coltivata e tenne banco per molti mesi sul palcoscenico mediatico.

La proposta delle ronde dei cittadini aveva poi un lato di astuzia politica: era una proposta a costo zero, perché affidava ai cittadini ciò che lo Stato dichiarava di non poter garantire. Si è così coperta la vera politica portata avanti da Tremonti e dalla Lega al governo, quella dei tagli alle forze dell’ordine e alla magistratura. L’allarme sulla carenza di magistrati lanciato dal Presidente del Tribunale di Treviso Giuseppe Schiavon è l’ennesima conferma di come la destra abbia interpretato la lotta alla insicurezza come una campagna mediatica, giocata con gli strumenti della comunicazione e della propaganda, e non una campagna reale, fatta di risorse alle forze dell’ordine e alla magistratura e di norme di snellimento delle procedure. Alle forze dell’ordine il Governo ha riservato un taglio di 3 miliardi e mezzo di euro in tre anni, l’organico complessivo di forze dell’ordine e di difesa sarà ridotto di 40 mila persone. Il processo breve, ormai è chiaro a tutti e dichiarato, è solo l’ennesimo provvedimento per risolvere i guai giudiziari di Berlusconi e non un obiettivo di efficacia del sistema giustizia che si intende conseguire.

Le ronde hanno dunque già svolto il loro ruolo, e ha quindi ragione il senatore leghista Vallardi, dal suo punto di vista, quando dice che non sono state un flop, ma sono servite a “sensibilizzare”. Tutto sta nell’intendersi su cosa debba fare la politica e a cosa servono le istituzioni: se a pilotare la percezione della realtà degli elettori per vincere le elezioni o realizzare fatti concreti a favore dei cittadini. Nel primo caso le ronde sono state un successo, nel secondo un fallimento e una perdita di tempo inutile. Noi, pervicacemente, ci ostiniamo a stare dalla parte dei fatti.

Luca De Marco

il fiasco delle ronde padaneultima modifica: 2010-09-15T18:05:00+02:00da admin
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