Riprendere il cammino dell’alternativa (senza aspettare Fini)

vendola.jpgDopo le ultime elezioni politiche, Silvio Berlusconi disponeva della maggioranza più ampia che si fosse mai vista in Parlamento nella storia della Repubblica, e poteva perciò contare sul governo sulla carta più solido tra tutti i paesi europei. Solo due anni dopo, il voto sulla mozione di sfiducia a Caliendo ha dimostrato che oggi, senza i finiani, il Governo non dispone più di una maggioranza alla Camera. Si tratta, comunque si voglia leggere la vicenda del distacco da Fini, di un clamoroso fallimento del Presidente del Consiglio e della sua ultima creatura, il PDL. Ora la questione è quella di capire quando la crisi politica diventerà crisi di governo.

Questo è il governo che nell’estate 2008 ha detassato gli straordinari e pochi mesi dopo, scoppiata la crisi economica e con il  crollo dell’occupazione, si è pure vantato di aver previsto la crisi. Questo è il governo che a parole vuole dare più potere alle autonomie locali e nei fatti strangola le casse di comuni, province e regioni, costringendoli a ridurre i servizi ai cittadini. Questo è il governo che toglie soldi alla scuola, alle forze dell’ordine, alla sanità pubblica, alla cultura. Il Governo che ha tolto l’ICI ai ricchi (per gli altri era già stato abolito dal Governo Prodi) e ora detassa i redditi dell’affitto con vantaggi crescenti al crescere del reddito del proprietario, senza alcun provvedimento a favore degli inquilini e di chi non trova una casa. Il governo che tra i primi atti ha eliminato la legge del centrosinistra che rendeva impossibile la pratica delle dimissioni fatte in firmare in bianco alle lavoratrici per ricattarle in caso di maternità, e ha eliminato i provvedimenti antievasione del precedente governo, salvo ora ristabilirli in parte ammettendo così a posteriori di aver dato una mano agli evasori. E’ il governo che alimenta le divisioni sindacali e spalleggia le pretese peggiori della Fiat, promettendo gli sgravi fiscali che nega al resto dei lavoratori a quelli che accetteranno il nuovo contratto peggiorativo che la Fiat vuole imporre anche contro Confindustria.

L’Italia nei due anni di governo della destra ha fatto passi da gigante, ma all’indietro. Indietro nell’etica pubblica, nella ricchezza del paese, nella sicurezza del posto di lavoro, nella qualità dei servizi pubblici, nella credibilità di una classe politica sempre più dedita a corruzione e clientelismo e preoccupata solo di mettersi al riparo dalle inchieste giudiziarie e da quel poco che resta di libera informazione. Prima questo governo cade, meglio è per il paese.

Ma comunque evolvano le cose, dovrebbe essere pacifico che di fronte alla crisi  del maggior partito di maggioranza le forze dell’opposizione dovrebbero prepararsi a prendere il posto e a far meglio di chi ha fallito, e dunque costruire una alternativa di programmi, di valori e di comportamenti. Questo dovrebbe essere il cimento e l’assillo del centrosinistra e del suo maggio partito: quale alleanza costruire, con quale programma e quali basi ideali, quali proposte forti e nuove proporre al paese.

La candidatura di Nichi Vendola a guidare il centrosinistra nella sfida a Berlusconi indica questa urgenza e propone una soluzione. Per uscire dal tunnel, agli italiani va data la possibilità di chiudere definitivamente con il quindicennio berlusconiano che aspira al ventennio. Pensare a stratagemmi e accordi di palazzo volti a buttar giù  il governo Berlusconi, per ritrovarsi magari con un Tremonti premier, è operazione rischiosa, e già sperimentata, che rischia di dare nuova linfa e nuovi argomenti all’esangue presidente del Consiglio, sempre in difficoltà di fronte alla prova pratica del Governo ma inarrivabile nell’orchestrare campagne elettorali e mediatiche livorose ed efficaci con le quali attaccare i “traditori”, spacciare nuove promesse e additare nuovi spauracchi.

Il centrosinistra non può affidare le proprie speranze a Gianfranco Fini, ma deve trovare in se stesso la capacità di rimettere in  moto la partecipazione e l’entusiasmo dei cittadini che vogliono un’Italia più giusta, più bella e più civile. Il PD deve scegliere se puntare ad una coalizione più o meno esplicita con Fini e Casini, o lavorare per riprendere il cammino dell’alternativa con chi esprime politiche, valori e proposte radicalmente diverse dalla destra.

Se tutto il centrosinistra saprà cogliere questa opportunità e cominciare a superare le barriere e le fratture sconsideratamente prodotte negli ultimi due anni al suo interno, allora il capo del PDL avrà qualcosa di più sostanzioso dei riottosi finiani di cui preoccuparsi.

 

Luca De Marco

Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

Riprendere il cammino dell’alternativa (senza aspettare Fini)ultima modifica: 2010-08-10T00:51:59+02:00da admin
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