Vendola, per uscire dal tunnel berlusconiano

L’iniziativa di Vendola può far uscire l’Italia dal tunnel berlusconiano e la sinistra dalla sua crisi

vendola.jpgIn queste ultime settimane gli italiani hanno avuto la possibilità di conoscere quali siano le reali trame del potere e il gioco degli interessi che regge l’attuale maggioranza. Lo hanno potuto fare anche, e soprattutto, grazie alle intercettazioni, indispensabile strumento investigativo che proprio per questo sono nel mirino del Governo. Hanno dunque potuto seguire la questione dell’eolico in Sardegna, con il governatore del PDL Ugo Cappellacci che per evitare accuse peggiori si definisce un “babbeo”. Il ministro Scajola, uomo forte del PDL, l’alfiere del ritorno dell’Italia al nucleare, che dice di ignorare i suoi finanziatori, rimediando una triste figura per non farne di peggiori. Il sottosegretario Cosentino, da tempo accusato di rapporti con i Casalesi, che si dimette dal Governo preferendo mantenere il suo ruolo di capo del PDL proprio nella regione dei clan camorristici. E poi Aldo Brancher, ministro padanissimo originario di Trichiana, che si fa nominare ministro per evitare di presentarsi dai giudici a rispondere delle accuse di Gianpiero Fiorani, che lo accusa di aver intascato contributi anche per conto di Calderoli per aver difeso Antonio Fazio e la banca di Fiorani.
Secondo il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, Silvio Berlusconi “non ha bisogno di apparati burocratici, di una folta gerarchia, ma di gente fidata e moderata, anche nei furti. E’ inevitabile che qualcuno rubi, ma senza esagerare”. In pratica, una certa dose di corruzione è un elemento fondamentale del modello carismatico di partito, fondato sul sovrano assoluto e una corte sotto di lui che cerca di banchettare e fregarsi i soldi pubblici. E se lo dice Feltri, che il PDL lo conosce molto bene…

Quello che Feltri non dice è che questo stile etico non è ininfluente rispetto alle politiche del Governo e della maggioranza, ma condizionano pesantemente le leggi e le decisioni governative, visto che alla gente fidata vengono dati i posti di maggior responsabilità, e non è detto che sappiano sempre moderarsi nel rubare. La possibilità dei cortigiani di poter rubare, in maniera più o meno moderata, si basa su modelli di gestione come, ad esempio, il ricorso sistematico alla logica dell’emergenza dei grandi eventi per bypassare le regole sugli appalti pubblici, e lasciare il campo alla cricca degli amici degli amici. L’affare dell’eolico in Sardegna vede il coinvolgimento del coordinatore nazionale del PDL per incontri volti a condizionare gli appalti pubblici della Regione Sardegna.
Rispetto a questa situazione la Lega Nord ha totalmente abdicato a qualsiasi azione moralizzatrice contro “Roma ladrona” preferendo ritagliarsi i propri spazi (come gli 800.000 euro alla moglie di Bossi per la ristrutturazione della Libera Scuola dei Popoli Padani). Le critiche alla legge contro le intercettazioni vengono dai finiani, non certo dal fedele alleato Bossi. In Piemonte l’incertezza sull’esito elettorale deriva dalla scelta del candidato leghista di avvalersi del sostegno, rifiutato dal centrosinistra, di noti trafficoni delle liste elettorali, che  infatti si è scoperto aver presentato firme falsificate.
La questione morale è questione politica perché produce cattiva politica. La manovra del Governo, che non chiede un soldo di contributo contro la crisi ai Briatore e ai Berlusconi ma grava totalmente sulle spalle dei soliti, rappresenta una scelta di campo del governo e della maggioranza che umilia le autonomie locali (altro che federalismo !) e che configura una politica classista a favore delle grandi rendite e dei grandi patrimoni, che colpisce servizi pubblici fondamentali come l’istruzione e la sanità, che disinveste in settori fondamentali per il futuro del paese come la ricerca e la cultura (ma come si fa in una paese come l’Italia a tagliare risorse per la salvaguardia dei beni culturali del 48% rispetto al 2009 ?!) e che arriva addirittura all’aberrazione di prendersela contro il mondo della disabilità.
Rispetto alla regressione civile e politica nella quale il governo sta spingendo il nostro paese, serve al più presto che le opposizioni politiche e sociali si uniscano e mettano in campo una alternativa al berlusconismo e al suo malgoverno. Per uscire dal tunnel, agli italiani va data la possibilità di chiudere definitivamente con il quindicennio berlusconiano che aspira al ventennio. Pensare a stratagemmi e accordi di palazzo volti a buttar giù  il governo Berlusconi, per ritrovarsi magari con un Tremonti premier, è operazione rischiosa, e già sperimentata, che rischia di dare nuova linfa all’esangue presidente del Consiglio, sempre in difficoltà di fronte alla prova pratica del Governo ma inarrivabile nell’orchestrare campagne elettorali e mediatiche livorose ed efficaci con le quali spacciare nuove promesse e additare nuovi spauracchi.

L’annuncio di Nichi Vendola di voler concorrere alla ricostruzione di una alternativa al berlusconismo, con la sua disponibilità a concorrere per le primarie del centrosinistra, copre un vuoto pauroso di iniziativa politica da parte delle opposizioni e segnala una urgenza. Il governo arranca, le crepe dentro il PDL sono evidenti, l’immagine di Berlusconi peggiora sempre più, tanto che in pochi scommettono che reggerà fino al 2013, e dall’altra parte non sembra ci sia l’intenzione di dare anima e corpo ad una alternativa di ideali e di governo che si candidi a risollevare il paese, quanto di prendere tempo e puntare sulle divisioni interne alla maggioranza, in una logica tutta interna al ceto politico nazionale.

Nichi Vendola può rappresentare la soluzione a molti dei problemi che affliggono da tempo la sinistra e il centrosinistra. Se da una parte l’estremo pragmatismo al quale si è convertita una parte della sinistra l’ha condotta ad una sostanziale omogeneità rispetto alle politiche del centrodestra, configurandosi come una versione più corretta, più moderata e più onesta delle stesso tipo di politica, dall’altra la sinistra più radicale ha troppo spesso dato l’idea di preferire le belle parole e i ferventi proclami alla pratica concreta degli obiettivi enunciati. Vendola rappresenta una sintesi riuscita tra la capacità di evocare grandi ideali e tensione etica, di riemozionare la militanza politica, e la capacità pratica di tradurre in atti di governo quelle idealità.

La Puglia, guidata da Vendola, è diventata un punto di riferimento per le politiche della cosiddetta green-economy: è la prima Regione italiana nel fotovoltaico per potenza installata, con 246 MW (segue la Lombardia con 141). E’ la prima regione anche per quanto riguarda l’energia eolica. La Puglia di Vendola esce dal clichè delle Regioni del Sud assistite e lamentose e dedite agli sprechi. La Puglia ha eliminato le comunità montane, alcune delle quali rese famose dal noto libro di Stella, La Casta, che si apriva sul caso delle comunità “montane” sul mare. Come Presidente della Regione, Vendola ha ricevuto apprezzamenti anche da Emma Marcegaglia, distantissima politicamente, che a Vicenza ha detto:”Nichi Vendola è senza dubbio il miglior governatore del Mezzogiorno, la Puglia è una regione ben gestita, io ho delle aziende e conosco bene quella situazione”. La Puglia è la prima regione italiana ad aver deliberato la totale ripubblicizzazione della gestione dell’acqua, per sottrarre quell’elemento vitale dalle logiche della privatizzazione che la maggioranza vorrebbe imporre. L’insieme di questi fatti rende del tutto pretestuoso l’atteggiamento di quegli esponenti dei partiti di centrosinistra che intendono ridurre la candidatura di Vendola a espressione di una fantomatica sinistra radicale ed estremistica. Il dirigente del PD Marco Follini, che la sua esperienza di governo l’ha fatta come vice di Berlusconi, ha ricordato che il PD è nato per rompere con quella sinistra e ora non si torna indietro, anzi il PD dovrebbe essere ancora più moderato. Ma se c’è oggi una sinistra di governo, e che a detta di tutti governa bene, questa è proprio quella rappresentata dall’esperienza pugliese.

L’urgenza che segnala l’iniziativa di Vendola è quella di preparare l’alternativa, che chiuda la stagione berlusconiana e rimetta in moto la partecipazione e l’entusiasmo dei cittadini che vogliono un’Italia più giusta, più bella e più civile. Se tutto il centrosinistra saprà cogliere questa urgenza e cominciare a superare le barriere e le fratture sconsideratamente prodotte negli ultimi due anni al suo interno, allora il capo del PDL avrà qualcosa di più sostanzioso dei riottosi finiani di cui preoccuparsi.

Luca De Marco

coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà Treviso

Vendola, per uscire dal tunnel berlusconianoultima modifica: 2010-07-20T12:04:00+02:00da admin
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