federalismo: fatti & propaganda

Federalismo demaniale: più fumo che arrosto

le_mani_sulla_citta_home.jpgSubito dopo l’approvazione del decreto delegato sul cosiddetto “federalismo demaniale” è partita la gran cassa della propaganda leghista, con  il Presidente della Provincia ad esultare per il gran risultato raggiunto e per la pioggia di beni e di soldi che dallo stato arriveranno alla provincia di Treviso. Il povero Piave, che ne ha viste tante e di tutti i colori, probabilmente non si sarebbe mai aspettato di essere arruolato alla causa padana e proclamato “primo fiume federalista” d’Italia.

Il federalismo fiscale sarebbe il primo passo del mitico “federalismo fiscale”, che oggi la Lega imbraccia come nuovo feticcio propagandistico, dopo averlo per anni negato e sminuito. Va ricordato, infatti, che il federalismo fiscale è stato introdotto in Costituzione dalla riforma costituzionale del centrosinistra del 2001. Quella riforma entro in vigore, dopo aver vinto il referendum confermativo nonostante la feroce opposizione della Lega, sotto il governo Berlusconi Bossi Fini, che in cinque anni non fece nessun passo concreto verso la sua traduzione in legge, preferendo assecondare la fissazione leghista di allora per la devolution e confezionare una nuova riforma costituzionale che poi venne bocciata dai cittadini nel referendum costituzionale del 2006.

Muraro fa intendere che attraverso il passaggio del Piave alla Regione arriveranno alla Provincia almeno 5 milioni di euro, e che dalle miniere, che passeranno alla Provincia, si potranno ricavare un altro po’ di milioni dalle tasse di concessione che attualmente incassa la Regione dalla miniera “Possagno”. Oltre agli immobili che non verranno richiesti dai comuni.

Messa così, parrebbe che lo stato regali beni e soldi freschi agli enti locali, insomma un anticipo del meraviglioso federalismo che risolverà tutti i problemi degli enti locali. In realtà, il federalismo demaniale è stato approvato senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica. Secondo quanto certificato dal Ragioniere dello Stato, in conseguenza del trasferimento dei beni agli enti locali il minor gettito per le casse statali è stimato in 189 milioni, per canoni demaniali, affitti, concessioni etc. Queste minori entrate verranno coperte, a trasferimento avvenuto, con una corrispondente riduzione dei trasferimenti statali agli enti locali. Dunque le entrate alle quali lo stato rinuncia trasferendo i beni poi le recupera decurtando di altrettanto  i trasferimenti agli enti locali. Anzi, in realtà lo Stato realizza un risparmio per quanto riguarda le spese di manutenzione, che dovranno accollarsi gli enti locali. Viene concesso che le spese degli enti per la manutenzione dei beni ricevuti non entri nel calcolo del patto di stabilità, ma se l’ente locale intendesse investire per riqualificare o valorizzare il bene, queste spese rientrerebbero nei vincoli del patto di stabilità. E sappiamo tutti in quale condizione siano oggi gli enti locali, e come la tendenza sia quella di dismettere il proprio patrimonio, per l’impossibilità da un lato di far fronte alle spese, e dall’altro per l’esigenze di garantirsi le entrate attraverso le alienazioni, a fronte della costante riduzione dei trasferimenti statali e i vincoli sempre più stretti all’indebitamento. Lo stesso Muraro dovrebbe ricordare come la politica della sua amministrazione e di quella di Zaia sia stata quella di dismettere patrimonio pubblico. Ricordiamo che venne messa in vendita anche Villa Franchetti, e per fortuna l’asta andò deserta.

Muraro afferma anche che grazie ai proventi del Piave si potranno fare investimenti a favore dell’ambiente. Dando ad intendere che le risorse che gli enti potranno trarre dai beni possano essere utilizzate per nuovi investimenti a favore della collettività. In realtà il decreto prevede che le risorse che gli enti potranno recuperare attraverso la vendita dei beni non potranno essere usati per investimenti, ma al 75% per ridurre il proprio debito e al 25% per ridurre il debito statale.

Va anche chiarito che le caserme, che spesso sono i casi più evidenti di patrimonio pubblico in abbandono, non sono comprese nella prima fase di trasferimento. Il Ministero della Difesa ha infatti ancora un anno di tempo per fare un elenco dei beni che possono essere ceduti, escludendo però quei beni per i quali ha già intrapreso per conto proprio delle procedure di alienazione (come ad esempio l’area ex Algol a Orsago).

In definitiva, quello che viene pomposamente chiamato “federalismo fiscale” è un passaggio di beni dallo stato agli enti locali perché vengano per la più parte venduti. In molti casi lo Stato si è dimostrato incapace di valorizzare e anche solo di trovare un utilizzo pubblico per molti di questi immobili, e dunque è probabile che si realizzi una maggiore efficienza e una maggiore attenzione da parte dell’ente locale a non avere nel proprio territorio immobili in abbandono. Ma, come ha scritto oggi Cacciavillani su Il Corriere del Veneto, questo non c’entra nulla con il federalismo, e piuttosto si tratta di un processo di dismissione di patrimonio pubblico. Cacciavillani ricorda il precedente storico della Repubblica di Venezia, che quando decise, per far fronte ad un momento di crisi, di demanializzare e mettere all’asta le abbazie con meno di dodici monaci, senza aver dato regole urbanistiche stringenti, andò a finire con abbazie usate come cave di materiale o destinate al totale abbandono. Non è esagerato pensare che qualcosa di simile possa accadere anche questa volta.

L’enfasi sul federalismo fiscale non deve poi far perdere di vista il quadro generale della finanza locale. Anno dopo anno i trasferimenti sono stati ridotti. Sia nel bilancio 2009 che nel bilancio 2010 anche la provincia di Treviso ha subito decurta menti dal Governo. Ora la manovra di Tremonti prevede dai 10 ai 13 miliardi di tagli agli enti locali, dunque anche alla Provincia di Treviso. Certamente non sarà il Piave o la miniera di Possagno a cambiare il segno della politica governativa, dunque anche leghista, di continua riduzione di risorse agli enti locali.

Luca De Marco

federalismo: fatti & propagandaultima modifica: 2010-05-26T01:14:24+02:00da admin
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