Acqua bene pubblico

 logo_campagna_acqua.jpgSabato scorso, a Roma, circa 200mila persone hanno manifestato contro la legge che dispone la privatizzazione delle reti idriche nazionali. Erano più di quanti, nello stesso giorno e nella stessa città, manifestavano a favore del Capo del Governo che tale privatizzazione ha disposto.

L’acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Non può essere affidato ad altri che a quell’umanità che deve fruirne, e, attraverso di esso, vivere con dignità. Non può essere affidato al mercato, i cui processi sono antitetici a questi principi, come chiaramente ha evidenziato il “Forum italiano dei movimenti per l’acqua” in un suo comunicato dei giorni scorsi: “Se il mercato ha prodotto l’esasperazione delle diseguaglianze sociali, la cronicità della devastazione ambientale e climatica, la drammaticità di grandi migrazioni di massa, non può essere lo stesso mercato a porvi rimedio”. L’acqua è quindi bene pubblico a cui va garantito l’accesso da parte di ogni cittadino del mondo e tale caratteristica impedisce che possa essere trasformato in merce; che possa essere gestita secondo “logiche proprietarie”.

Ma quale futuro ha questo vasto movimento che si è creato? E gli altri, che su temi analoghi (l’aria, il mare, il patrimonio naturale; i beni comuni sociali: la casa, la sanità, la scuola, l’istruzione, la conoscenza)  andranno a formarsi, acquistando via via forza e coscienza di sé e dei contenuti che tali temi racchiudono? Come si può uscire dalla singola protesta o evento per acquisire un ruolo politico sostanziale in grado di determinare le scelte e gli indirizzi della politica?

Michele Prospero, in un articolo dal titolo “riparta da qui la sfida al neoliberismo” apparso su “Il Manifesto” del 21 marzo, ad un certo punto afferma: Senza una variante postmoderna del movimento operaio, lo stesso ritorno del pubblico rischia di esaurirsi in modici interventi di riregolazione, capaci al più di inibire per un po’ le truffe, di stigmatizzare le eccessive furberie degli speculatori senza scrupoli. Un rilancio della politica, come sfera pubblica che impone regole e finalità collettive, non si è ancora visto.”

La progressiva tendenza ad assoggettare la gestione dei beni comuni alle logiche del profitto deve trovare un’alternativa nelle organizzazioni (Partiti) che abbiano a base del loro programma e della loro identità l’assetto e la qualità dell’organizzazione sociale e le forme di partecipazione della cittadinanza. I beni pubblici, a livello locale e globale, sono patrimonio esclusivo dello Stato e la loro conservazione è preminente rispetto ad ogni forma di sfruttamento da parte del privato. Quest’ultimo, qualora antagonista ad essi nella conduzione del proprio profitto, deve, di conseguenza, arretrare e ridisegnare il proprio spazio.

La società è pronta (e la realtà lo ha ampiamente dimostrato) a questa sfida; a riappropriarsi di questo suo diritto e del ruolo che quest’ultimo gli garantisce. E’ la politica, ora, che deve, di nuovo, essere capace di rappresentarlo.

Sinistra, Ecologia, Libertà, il movimento che fa capo a Nichi Vendola, si muove su queste direttrici. Nella Regione, la Puglia, dove Vendola governa, questi principi sono la concretezza della politica che vi si svolge. E’ un’esperienza che ci appassiona e ci coinvolge, e che intendiamo fermamente riproporre laddove saremo posti nelle condizioni per farlo.

 

Claudio Buattini, candidato consigliere regionale

Acqua bene pubblicoultima modifica: 2010-03-21T23:31:02+01:00da admin
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