“Casa dei trevigiani” !?

Il Sant’Artemio non sia solo uffici: recuperiamo la memoria del luogo e apriamo ai cittadini gli edifici ancora da ristrutturare

 

Con una operazione meritoria, degna di un servizio pubblico come sempre meno la Rai dimostra di essere, la televisione pubblica ha mandato in onda il mese scorso in prima serata e sul primo canale la storia di Franco Basaglia e della sua battaglia per il superamento dell’istituzione manicomiale. Quella spinta propulsiva che partì dal manicomio di Gorizia determinò un salto in avanti della cultura dell’assistenza psichiatrica in Italia, fino ad arrivare con la Legge 180 alla scelta di chiudere i manicomi in Italia. Da quella legge in poi è iniziato un processo lento e faticoso, ma che nonostante i tentativi di tornare indietro è riuscito a consolidarsi e a trovare conferma nel progetto obiettivo del 1998/99,  per creare i servizi territoriali, il network psichiatrico alternativo all’internamento manicomiale.

Dentro questo lungo percorso ci sta anche la storia del Sant’Artemio a Treviso, che ha vissuto appieno la fase  di languore nella quale è stata lasciata la riforma dell’assistenza psichiatrica fino al nuovo slancio a metà degli anni ’90, e quindi la lenta fase di dismissione.

 

La Provincia di Treviso non ha più competenze dirette sulla materia psichiatrica, e questo è un bene. Ha però ricomprato dall’Ulss l’ex-ospedale psichiatrico provinciale per farvi la sede dell’Ente.

Nel progetto iniziale, con il quale l’operazione era stata presentata dall’allora presidente Zaia, non si trattava solo di un mero trasferimento degli uffici provinciali in altra sede, ma della creazione di un polo multifunzionale a servizio della città e del territorio,  nella quale trovavano posto spazi ricreativi, sociali e culturali.

Ad oggi non c’è nulla di tutto questo, e siamo di fronte ad una sede istituzionale, con un asilo nido privo di utenza.

 

Gli appelli alla progettazione partecipata del recupero del Sant’Artemio e al coinvolgimento delle associazioni che abbiamo fatto in questi anni non hanno avuto ascolto. Ma continuiamo a ritenere che la realizzazione completa del Sant’Artemio abbia bisogno di una discussione più ampia di quella, inesistente, finora conosciuta. Ci riferiamo all’utilizzo degli stabili rimasti fuori dall’appalto, l’edificio destinato a sede dell’archivio fotografico e del museo della psichiatria, quello destinato a foresteria, quello dell’ex-teatro, oltre alle Case Stefani e a Villa Soliani.

 

Ci rendiamo conto delle difficoltà economiche e del momento critico che stiamo attraversando, che non consente di programmare facilmente nuovi e ingenti investimenti. Ma alcune iniziative non comportano grossi impegni di spesa.

Quello che da subito si può cominciare a fare è destinare degli spazi alla memoria del Sant’Artemio. Il luogo dove oggi sorge la Provincia non è un luogo neutro, ma gronda di storia e di storie. Attualmente non c’è neppure una targa che ricordi che lì un tempo c’era un ospedale psichiatrico, né un cartellone che illustri ai visitatori cosa c’era lì prima della sede istituzionale della Provincia. I padiglioni sono stati ribattezzati in maniera asettica e anonima come “edificio 1”, “edificio 2” ecc. All’ingresso non vi è né una targa né un tabellone che ricordi la lunga storia di quegli edifici. Non esiste nulla, se non una targa dentro l’edificio dell’ufficio cultura dedicata all’illustre ospite dell’ex ospedale, il pittore Gino Rossi.

Chiediamo che si provveda dunque da subito a “rimuovere la rimozione” che è stata  di fatto operata e a restituire l’identità complessa e stratificata di quei luoghi. E si cominci a ragionare in concreto della realizzazione del museo della psichiatria, facendo anche tesoro dell’esperienza di San Servolo a Venezia.

Per questo abbiamo presentato oggi una interrogazione al Presidente della Provincia per conoscere le intenzioni dell’Amministrazione Provinciale e comprendere a che punto sia la realizzazione del museo della psichiatria e se sia intenzione dell’Amministrazione provvedere al mantenimento della memoria del luogo.

Chiediamo inoltre che si cominci un ragionamento serio su quale sia la destinazione migliore degli edifici non coinvolti dalla ristrutturazione. Riteniamo che sia da privilegiare una destinazione pubblica, e che si possano creare spazi per associazioni e organizzazioni non profit che potrebbero finalmente contribuire ad animare e a far diventare effettivamente il Sant’Artemio qualcosa di più vicino alla “casa dei trevigiani” venduta dalla propaganda della Lega ma non ancora aperta ai cittadini.

I più di 80 milioni di Euro pubblici spesi dalla Provincia devono trovare una giustificazione che vada oltre le manie di grandezza dell’ex e dell’attuale Presidente della Provincia.

 

Luca De Marco

Consigliere provinciale, Sinistra Ecologia Libertà

 

vedi il testo dell’interrogazione: Interrogazione sant’artemio e memoria.doc

“Casa dei trevigiani” !?ultima modifica: 2010-03-10T10:32:00+01:00da admin
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