Il Questore e i laboratori cinesi

Il questore: stop ai laboratori cinesi

Convocati gli imprenditori per porre fine allo sfruttamento di manodopera

COMPARTO TESSILE NEL MIRINO Un tavolo con italiani e stranieri Damiano: «Si tratta di un’emergenza»

FIAMMETTA CUPELLARO

Imprenditori cinesi e italiani si troveranno in prefettura. Obiettivo: mettere fine allo sfruttamento di manodopera giovane e irregolare impiegata nei laboratori tessili. E’ stato il questore di Treviso, Carmine Damiano a chiedere al prefetto, Vittorio Capocelli di invitare ad un incontro i rappresentanti delle associazioni della comunità cinese, dell’Ascom, della Confcommercio e degli industriali. Il contesto sarà di grande formalità visto che il questore ha chiesto che avvenga nell’ambito del Comitato per l’ordine e la sicurezza, l’organo che si occupa delle emergenze a livello provinciale.
«Perchè di emergenza si tratta – ha detto il questore – i problemi connessi ai laboratori cinesi non sono più tollerabili nè dal punto di vista economico, nè da quello della sicurezza. E’ necessario che commercianti e imprenditori, sia italiani che cinesi, decidano insieme cosa fare per bloccare il fiorire di questi laboratori illegali. Tra l’altro, vista la crisi economica, non è tollerabile restare fuori dalle regole del libero commercio».
L’obiettivo di prefetto e questore è di sollecitare produttori (cinesi) e i loro clienti (commercianti e piccoli imprenditori italiani) al rispetto delle regole di mercato. Altrimenti, la conseguenza è la riduzione in schiavitù di decine di giovani cinesi costretti a lavorare per dodici ore al giorno nei laboratori tessili. La prova è che nel giro di una settimana gli agenti della squadra mobile di Treviso hanno scoperto un altro laboratorio-lager. Dopo quello di Casier, hanno fatto irruzione a Postioma, in via Pastore 6. Nonostante fossero passate le 22 alla «Mary confezioni» i 35 operai, di cui 5 non erano in regola con il permesso di soggiorno, erano impegnati a confezionare maglioni. Naturalmente, nessuno aveva un contratto per il lavoro notturno e le condizioni dei locali erano fatiscenti. Il titolare, Way Wang Yong di 35 anni è stato denunciato, mentre si sta vagliando la posizione di tre ragazzi che avevano presentato la richiesta di soggiorno come «colf». Ora rischiano l’espulsione. E che gli affari superino le sanzioni, lo dimostra il fatto che la «Mary confezioni», oltre un anno fa, era già stata controllata dalla polizia. La situazione era sempre la stessa: di degrado e sfruttamento.

Il Questore e i laboratori cinesiultima modifica: 2010-02-07T15:11:00+01:00da admin
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