Giorno della Memoria

Il Giorno della Memoria ha l’unico difetto di durare troppo poco

 

L’Assessore alla Cultura della Provinca Marzio Favero ha abbondamente illustrato le ragioni per le quali egli non ritiene che la Provincia debba promuovere come istituzione delle iniziative sul giorno della memoria. Noi con la massima sintesi, e senza indulgere al gusto dell’anticonformismo peloso, avanziamo alcune brevi osservazioni. La tesi di Favero, in soldoni, è che la ricorrenza del Giorno della Memoria non deve essere eccessivamente  istituzionalizzata, altrimenti perde di senso,  e che è preferibile un giorno del silenzio. Ma la legge istitutiva prevede altro, e dispone che il 27 gennaio: “sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto e’ accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”. Dunque la posizione di Favero è di contrarietà all’esistenza stessa del giorno della memoria, che infatti “andrebbe ripensato”, come scrive. Noi invece pensiamo che quella legge sia stata una benedizione, e che la grande quantità di iniziative che da 10 anni si tengono in tutto il paese, e l’attenzione che i grandi mezzi di informazione riservano in questo periodo al tema dello sterminio, abbiano svolto e svolgano una grande funzione di educazione storica e civile, colmando anche le profonde lacune delle nostre scuole nell’affrontare i temi del novecento. A conferma di questa utilità, basterebbe la ovvia considerazione che in questi anni, grazie al giorno della memoria, una gran massa di studenti e di cittadini ha potuto incontrare ed ascoltare direttamente le testimonianze dei sopravvissuti ai campi, e che invece praticando il ritrarsi nel rispettoso silenzio, come propone Favero, questo non sarebbe accaduto. Oggi si sta chiudendo la stagione delle testimonianze dirette e, come ha scritto Sergio Luzzatto, il Giorno della Memoria raccoglie la sfida di come tramandare la memoria della shoah “senza il terribile privilegio di averla vissuta”.

Se una critica va mossa al Giorno della Memoria, è tuttalpiù quella di durare troppo poco, per poter esaurire l’immane compito che si propone. Ma l’alternativa deve essere un di più, non un di meno di quanto già si tenta di fare.

La tesi di Favero, argomentata con citazioni di grandi studiosi ai quali siamo tutti affezionati,  può essere uno spunto per un interessante dibattito culturale sul rapporto tra storia, memoria e potere. Noi avremmo preferito che l’assessore alla cultura, o meglio la Giunta di cui fa parte, si fossero limitati a fare quello che fanno tantissime altre amministrazioni, di ogni segno politico, e cioè mettere in piedi delle iniziative per il giorno della memoria. L’impegno e l’iniziativa delle istituzioni non è alternativo rispetto all’attività delle associazioni, contribuisce invece a evitare i rischi di strumentalità politica, che Favero denuncia ma stranamente senza avvertire la presenza di questo rischio anche nella scelta di non celebrare adeguatamente, come Provincia, l’anniversario della liberazione di Auschwitz.

Insomma, meno chiacchiere e più fatti, potremmo dire con uno slogan caro anche ai leghisti.

 

Luca De Marco

consigliere provinciale Sinistra Democratica –Sinistra Ecologia Libertà

 

Giorno della Memoriaultima modifica: 2010-01-30T11:19:00+01:00da admin
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