il trionfo di Nichi

 Le primarie in Puglia riaprono una speranza per tutto il centrosinistra in Italia

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 La vittoria di Nichi Vendola alle primarie pugliesi è stata un successo travolgente che va al di là delle più rosee aspettative, che pure molti di noi coltivavano.

Termina così una vicenda paradossale che aveva visto il maggior partito della coalizione che in questi 5 anni ha retto la Puglia, prima annunciare a livello regionale la ricandidatura di Vendola e poi, smentito dai vertici nazionali, mettere in piedi una battaglia politica senza esclusione di colpi per far rinunciare il governatore uscente a candidarsi. La cosa sconcertante è che questa battaglia politica non sia stata ingaggiata in base ad una valutazione negativa degli anni di governo della Puglia, ché anzi, dentro il contesto di un sud Italia ancora prigioniero di logiche antiche, la Puglia sembra costituire una eccezione positiva, “un pezzo di Europa dentro il meridione” come è stato detto. Bensì la battaglia del Pd si basava su un disegno strategico nazionale di alleanza con l’UDC e di non alleanza con la sinistra. E’ stato poco sottolineato, infatti, come Vendola non sia solo il governatore uscente della Puglia, ma anche il leader politico nazionale di Sinistra Ecologia Libertà, un movimento assente dai grandi mezzi di informazione ma presente nella società in tutto il paese. Qualcuno voleva dunque portare la testa di Vendola in dono a Casini per dimostrare di fare sul serio nel voler rompere qualsiasi legame con la sinistra. I cittadini che in massa, e in misura del tutto straordinaria, hanno partecipato alle elezioni primarie, e che certamente sono per la stragrande maggioranza elettori del PD, hanno fatto sapere nel modo più chiaro possibile di non essere d’accordo con quel tipo di politica. Quei cittadini hanno anche sancito l’affermarsi di un leader politico di razza, uno di quelli che riesce a sintonizzarsi con il sentimento popolare, che riesce a coagulare un suo popolo attorno alle speranze e alle attese che in lui si incarnano. Uno che dice che il populismo berlusconiano “non si batte fuggendo dal popolo, ma andando incontro al popolo”, offrendo con ciò a tutto lo schieramento alternativo alla destra una chiave di uscita dalla crisi profonda dalla quale il centro-sinistra non riesce a schiodarsi. Da oggi il centrosinistra dovrà fare i conti con una presenza e una risorsa nuova, che non proviene dai salotti di Vespa o di Floris, che si è affermata nei fatti a dispetto della campagna nazionale bipartisan volta a relegare nell’oblio tutte le espressioni politiche e sociali del paese rimaste sotto le soglie di sbarramento fissate da chi controlla le regole del gioco. E’ l’occasione giusta per ripensare alla necessità di rifondare un centrosinistra serio, fatto di pluralità e di capacità di stare assieme senza scomuniche reciproche e con la voglia di dare una prospettiva reale di un’Italia diversa. La candidatura di Bonino in Lazio e di Vendola in Puglia ci raccontano del fallimento dell’asse con l’UDC come unico perno di un futuro possibile, e della ricchezza di risorse che un rinnovato schieramento di centrosinistra può mettere in campo. Il PD dovrà riflettere a fondo su questo punto, perché è da qui che può ripartire una nuova speranza.

Questa vicenda non è solo pugliese ma parla anche dell’Italia e del Veneto. Come non vedere che anche quassù al Nord qualcuno ha pensato che la priorità fosse sacrificare tutto all’alleanza con l’UDC, nonostante l’evidente apporto nullo in termini di voti di questo rapporto tutto da costruire? come non vedere il fastidio con il quale è stato vissuto ai piani superiori il movimento di popolo che si è speso per una sindaca trevigiana capace di alimentare entusiasmi e speranze, in un contesto dominato da disperazione e rassegnazione ? In Veneto non sono intervenute delle primarie a esprimere gli umori e i desideri del popolo di centrosinistra, e dunque hanno provveduto i rappresentanti politici a tessere la proposta di candidatura per le prossime elezioni. E ci ha pensato l’UDC veneta a strappare la tela dell’accordo strategico nazionale nella quale il PD la voleva avvolgere.

Ora, per realizzare una coalizione ampia e competitiva, va costruita una proposta programmatica seria, che sappia interpretare una possibilità di sviluppo della regione alternativa all’idea della destra, a partire dalle questioni del lavoro e dell’ambiente, e che parli ai cittadini, in carne e ossa, di questa regione, con le loro attese, le loro occupazioni e preoccupazioni. Perché la candidatura Bortolussi non appaia un’operazione semplicemente di risulta, una volta caduto l’accordo con l’UDC, o come la scelta del meno alternativo alla destra tra i candidati possibili, appare indispensabile e urgente la messa in campo di un progetto e di un programma all’altezza della sfida elettorale e della sua difficoltà.

Luca De Marco

coordinatore provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà

il trionfo di Nichiultima modifica: 2010-01-25T12:50:00+01:00da admin
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