Fondo anticrisi

Il bando anticrisi della Provincia resta xenofobo e discriminatorio anche se aiuta cittadini italiani nati all’estero

 

Il fondo anticrisi della Provincia di Treviso ha avuto una storia travagliata che non è un bell’esempio di amministrazione. Dopo che con il bilancio di Previsione, nel dicembre 2008, venivano stanziati, con un emendamento della maggioranza, 500.000 euro da destinare ad un fondo contro le conseguenza della crisi economica, la Giunta emana un bando per il fondo anticrisi  solo a primi di aprile. Il bando è fatto male, scopiazzato da quello della Provincia di Milano e con una serie di restrizioni che rendono difficile accedere al contributo. In più il Presidente Muraro afferma che il bando serve a vedere se davvero c’è la crisi. Chiediamo subito perciò una revisione del bando, che si allarghino i requisiti e che si migliori la diffusione dell’informazione sull’esistenza del bando (il bando è infatti inviato ai parroci ma non ai patronati sindacali).

Già dopo un mese appare chiaro che il bando non va, le richieste arrivate sono solo una dozzina. Ma la Giunta attende la fine di maggio per constatare come quel bando non serve a niente: quasi nessuno rientra in quelle maglie così strette per poter chiedere il contributo.

A fine giugno arriva il bando con i requisiti modificati e allargati. Rispetto alla formulazione originaria del bando, che ha comportato un sostanziale fiasco dell’iniziativa, si tratta di un radicale allargamento dei requisiti per accedere ai contributi.

Prima, dal bando erano infatti esclusi i disoccupati che avevano perso il lavoro dopo il 1 ottobre 2008 e non avevano fatta domanda di disoccupazione. Erano inoltre esclusi i single, e venivano dati contributi solo a fronte di spese per mutuo prima casa, o per assistenza agli anziani o per spese per i figli.

Ora invece possono fare domanda anche coloro che hanno perso il lavoro dopo il 30 giugno 2008, anche se ha richiesto l’indennità di disoccupazione. Sono inclusi anche i single, e si può ricevere un contributo una tantum di 1.000 euro anche senza avere a carico le spese per mutuo, figli o anziani.

Viene inoltre leggermente elevata a soglia massima dell’Isee necessaria per poter essere ammessi ai finanziamenti del bando.

L’esclusione che invece resta confermata anche nella nuova versione è quella nei confronti di chi non ha la cittadinanza italiana e di chi non risiede in provincia di Treviso da almeno 5 anni. Si tratta di una discriminazione nei confronti dei lavoratori stranieri che contribuiscono al benessere e all’economia della nostra provincia, che pagano le tasse agli enti locali così come alle casse dello stato, che versano i contributi per pagare le pensioni agli ex-lavoratori italiani. Che sono colpiti dalla crisi non meno, anzi forse in misura maggiore, dei lavoratori italiani e trevigiani, ma che, secondo il Presidente Muraro, se hanno perso il lavoro è bene che ritornino al loro paese.

Compiacersi oggi del fatto che cittadini italiani nati all’estero abbiano potuto beneficiare del fondo e portare questo fatto a dimostrazione del fatto che il bando non è razzista, come afferma oggi il Presidente Muraro, è un esercizio sofistico e ingannevole. Il bando non è patentemente “razzista” perché non può esistere un bando pubblico nel quale si dica “sono escluse dal bando le persone di colore, o di pelle più scura, o di altra religione”. Per fortuna in Italia vige ancora la Costituzione. Certamente non era possibile neanche per la superleghista Provincia di Treviso negare ad un cittadino italiano un suo diritto solo perché nato in uno stato estero. Ma il bando è profondamente discriminatorio e xenofobo perché intende penalizzare ed escludere i lavoratori e i residenti stranieri, utilizzando al massimo quei paletti che la legge consente, in base ad un assunto ideologico leghista, che è normale definire “razzista”.

Che poi Muraro se ne vergogni e voglia apparire un amministratore democratico e aperto, non può che farci piacere. Ma allora sia coerente e rimuova il requisito della cittadinanza italiana per aiutare chi ha perso il lavoro.

Al motto leghista a sfondo etnico “Prima i Veneti”, andrebbe contrapposto un motto di buon senso “Prima chi ha bisogno”, senza badare al colore della pelle. Se poi le risorse sono poche per aiutare tutti, allora si cominci a ragionare sulle priorità nella distribuzione delle risorse pubbliche e sulla equità del prelievo fiscale.

Per quanto riguarda il finanziamento del bando, siamo lieti che ci sia la disponibilità a rimpinguarlo. In questo senso avevamo già presentato nell’ultimo consiglio provinciale degli emendamenti al bilancio di Previsione per reperire i fondi necessari. Emendamento ovviamente respinto dalla maggioranza.

 

Luca De Marco

consigliere provinciale Sinistra Ecologia Libertà

Fondo anticrisiultima modifica: 2010-01-09T16:18:10+01:00da admin
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