Il flop dell’Asilo della Provincia

ASILO AZIENDALE DELLA PROVINCIA: POCHISSIME RICHIESTE E GESTIONE PASTICCIATA DEL REGOLAMENTO

 

Come è noto, la ristrutturazione del complesso del Sant’Artemio realizzata dalla Provincia non ha interessato tutti gli edifici, ma solo quelli destinati ad ospitare gli uffici della Provincia. In questa realizzazione parziale del progetto, mancano dunque tutti i luoghi di quello che secondo le intenzioni dichiarate doveva diventare luogo di socialità, di aggregazione e cultura al servizio di tutta la collettività, e non solo la nuova sede degli uffici provinciali. Ma si sa che alle promesse non sempre seguono i fatti. L’unico edificio realizzato non allo stretto servizio della macchina provinciale è quello dell’asilo aziendale. Presentato come struttura al servizio del territorio, l’asilo in realtà nasce per dare un servizio alle dipendenti della Provincia, per conciliare lavoro e famiglia nel modo migliore. Ma se all’epoca della progettazione pareva ci fosse una certa richiesta che giustificasse l’iniziativa, una volta finiti i lavori emerge che ben pochi saranno i figli dei dipendenti provinciali ospitati nella struttura. La struttura è progettata per ospitare 36 bambini, di cui 6 dai 6 ai 12 mesi e 30 dai 13 ai 36 mesi. Le richieste da parte dei dipendenti della Provincia non dovrebbero superare le 6-7 unità, al massimo 10. La Provincia si è attivata allora presso altri enti pubblici, i comuni vicini di Treviso, Villorba e Carbonera, affinchè si convenzionassero per mandarvi i bimbi dei propri dipendenti, ma senza ottenere alcun risultato.

In sostanza, il nido aziendale si è rivelato un fallimento. Non risponde ad una effettiva esigenza, dunque era meglio sistemare qualche altro edificio per arricchire il complesso realizzando il museo della psichiatria, o ricavando sedi per le associazioni che negli anni si sono battute per salvare il Sant’Artemio, o per portarvi l’archivio fotografico della Provincia, o la foresterie prevista nel progetto iniziale, e così via.

Ad aggravare la situazione, si è aggiunta una gestione poco attenta delle procedure da parte dell’Assessorato di competenza nel rapporto con il Consiglio.

Il bando per l’affidamento in gestione del servizio di asilo nido viene pubblicato il 15 ottobre, con scadenza il 7 dicembre. Nel capitolato speciale d’appalto si rimanda “al vigente Regolamento del servizio asilo nido”. In realtà, solo il 25 novembre la bozza di regolamento viene sottoposta alla commissione assistenza del consiglio provinciale. In quella sede vengono avanzate dalle minoranze alcune proposte di modifica, una parte delle quali viene in linea di massima accolta dall’assessore Trentin. Il 30 novembre si tiene il consiglio provinciale, nel quale viene portata alla discussione la versione modificata del regolamento. Si apre una discussione sui tempi stretti concessi aI consiglieri, che dovrebbero approvare un testo diverso da quello portato in commissione. Presentiamo seduta stante un emendamento al nuovo testo. Il Presidente Muraro dichiara la disponibilità ad un ulteriore passaggio in commissione prima dell’approvazione del Regolamento. L’Assessore Trentin insiste nell’affrontare l’argomento e la discussione finisce solo quando il capogruppo di Forza Italia Favaro chiede a sua volta di riportare il testo in commissione. All’Assessore non resta che prendere atto della decisione. Il 9 dicembre viene dunque riconvocata la commissione Assistenza. In quella sede ci viene detto che l’emendamento presentato in consiglio non è ammissibile perché in contraddizione con il capitolato del bando per l’affidamento del servizio. A quel punto facciamo presente che l’emendamento proposto è preso pari pari dal capitolato, e che è difficilmente comprensibile come possa essere dichiarato contraddittorio con il capitolato. L’emendamento prevede infatti di introdurre nel regolamento la seguente frase: “Le modalità di ammissione e di frequenza, stilate sulla base di una graduatoria, la determinazione delle rette mensili e dei relativi criteri applicativi, sono stabilite dall’Amministrazione Provinciale”. Frase che apre il capitolo “Modalità di ammissione e frequenza” del capitolato di appalto. Il regolamento tornerà in consiglio provinciale lunedì prossimo. In definitiva, una gestione pasticciata per l’impostazione di un servizio che probabilmente non era nemmeno necessario attivare. Sottolineiamo che il tema sollevato dall’emendamento non è di poco conto. A fronte di una richiesta bassissima di accedere al servizio da parte dei dipendenti della Provincia, ai quali sarebbe in realtà destinato l’asilo aziendale, si tratta di comprendere con chiarezza il margine di discrezionalità riservato al gestore vincitore del bando nel decidere i criteri di ammissione e le rette da far pagare alla maggior parte dei possibili utenti dell’asilo. La Provincia non può ritrarsi e lasciare mano libera, ma garantire un servizio aperto a tutti e con costi sostenibili.

Luca De Marco

consigliere provinciale Sinistra Democratica – Sinistra e Libertà

Il flop dell’Asilo della Provinciaultima modifica: 2009-12-17T00:45:04+01:00da admin
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