inceneritori: cui prodest ?

Inceneritori: in commissione con Fanton la maggioranza cambia rotta  

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Alla commissione di venerdì scorso, nella quale l’Assessore all’Ecologia ha presentato i dati aggiornati di uno studio della Provincia in base ai dati Arpav sul progetto dei due inceneritori di rifiuti speciali promossi da Unindustria, il nostro gruppo, come gli altri della sinistra, ha espresso la propria condivisione rispetto all’approccio portato dall’Assessore Fanton. Tra l’altro, le stesse cose le opposizioni le avevano poste all’attenzione del Consiglio Provinciale nel marzo di quest’anno, con un ordine del giorno che la maggioranza rifiutò di mettere in discussione e in votazione, su proposta del capogruppo dell’UDC Fiorenzo Silvestri.

Il dato sul quale Unindustria non fornisce risposte convincenti è quello sul reale fabbisogno di una macchina per bruciare rifiuti speciali in Provincia di Treviso.

Quello che è emerso dall’elaborazione dei dati aggiornati del 2007 forniti dall’Arpav sulla produzione di rifiuti speciali è che, anche considerando tra questi una nuova tipologia di rifiuti, quelli con il codice CER 19, non considerati nella precedente elaborazione sui dati 2004, i rifiuti che teoricamente potrebbero essere destinati all’incenerimento, cioè quelli che non siano già attualmente trattati in vario modo, ammonterebbero per le tre province di Treviso, Venezia e Belluno a 117.600 tonnellate/anno. Dunque un quantitativo insufficiente ad alimentare anche uno soltanto degli inceneritori caldeggiati da Unindustria, dalla potenzialità di 250.000 tonnellate/anno. I rifiuti speciali non vengono infatti abbandonati lungo le strade, ma trovano già oggi diversi canali di trattamento, smaltimento, recupero, trasformazione, riuso. Questo avviene in circa 300 impianti nelle tre province, la maggior parte ubicati in provincia di Treviso. Il progetto di Unindustria, prendendo in considerazione il totale della produzione dei rifiuti e non quello residuo non attualmente già gestito in altri impianti, è come se considerasse che tutti questi impianti esistenti debbano abbandonare questa loro attività di trattamento dei rifiuti. Abbiamo perciò invitato l’Assessore ad approfondire e quantificare nel miglior modo possibile la ricaduta occupazionale e il volume di affari che Unindustria vorrebbe drenare dal tessuto economico produttivo esistente verso i nuovi inceneritori.

Se, come appare chiaro, il fabbisogno di incenerimento dei rifiuti speciali è del tutto sovrastimato, allora appare evidente che la sostenibilità del progetto Unindustria è affidata per un verso agli incentivi pubblici governativi, che graverebbero poi sulle bollette elettriche dei cittadini, e per l’altro all’attività di importazione dei rifiuti da altre parti della Regione o dell’Italia, o dall’estero.

Di fronte a tutto ciò si profila un chiaro interesse privato, da parte dei proponenti, ma non si capisce quale sia l’interesse pubblico per il quale questi impianti debbano essere accettati dalla collettività e dagli enti pubblici che la rappresentano. Anche se dai camini degli impianti uscisse aria fresca di montagna, e tutti sanno che non è così, perché autorizzare operazioni dalla dubbia utilità e che attirerebbero una quantità di rifiuti da fuori, stimata dall’Assessore Fanton in circa un treno al giorno ?

Il Consiglio Provinciale si è già espresso una prima volta sul tema il 29 gennaio 2007, su un ordine del giorno proposto dal centrosinistra (primo firmatario Dall’Agata) approvato all’unanimità. In questo documento si chiedeva che la Regione non procedesse ad autorizzare alcun impianto prima di aver elaborato un piano regionale per lo smaltimento dei rifiuti speciali nei quali fissare la quantità esatta di rifiuti speciali prodotti, le metodologie migliori e gli obiettivi per arrivare ad una riduzione degli stessi, la sinergia tra le province del Veneto per ridurre al minimo il numero degli impianti.

Dopo che sembrava la questione fosse chiusa, Unindustria è ripartita alla carica all’inizio di quest’anno ripresentando il progetto. A marzo il centrosinistra ha presentato un nuovo ordine del giorno (primo firmatario Biagi) nel quale si chiedeva al Consiglio di esprimere la propria contrarietà al progetto di Unidustria, per una serie di ragioni che in buona parte coincidono con quelle esposte da Fanton in commissione. Nel Consiglio Provinciale del 1 aprile non fu però possibile discutere né approvare il documento, poiché su proposta del capogruppo dell’UDC Fiorenzo Silvestri la maggioranza votò per non metterlo in discussione. La stessa operazione va in scena nel Consiglio Provinciale del 29 aprile. Su un ordine del giorno del centrosinistra e PNE (primo firmatario Dall’Agata) nel quale si chiedeva che la Provincia di sostenere politicamente e anche finanziariamente i comuni che, come Silea, si fossero attivati per reperire professionalità adatte alla valutazione del progetto degli inceneritori, la maggioranza, su proposta del consigliere di Forza Italia Alessio Dimitri, vota per il ritiro dell’ordine del giorno: niente discussione, niente votazione.

Nella commissione di venerdì scorso tutti i presenti hanno concordato di predisporre un documento contro il progetto degli inceneritori da approvare al prossimo Consiglio Provinciale. Un totale cambio di rotta da parte della maggioranza, se sarà coerente con le intenzioni dichiarate, del quale non possiamo che essere compiaciuti.

 

Luca De Marco

consigliere provinciale Sinistra Democratica-Sinistra e Libertà

inceneritori: cui prodest ?ultima modifica: 2009-11-29T16:05:00+01:00da admin
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