Assemblea provinciale di Sinistra e Libertà

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Sinistra e Libertà in provincia di Treviso: si parte

 

L’Assemblea provinciale di Sinistra e Libertà, riunitasi domenica 15 novembre nella sede del Circolo “Steno Zanin” a Fiera di Treviso, ha eletto il proprio coordinamento provinciale, composto da:

Bruno Schiavon, Renato Zanivan, Sergio Carlucci, Adriana Costantini, Marco Baldo, Mario Bertolo,  Pia Colleoni, Anna Maria Da Re, Stefano Dall’Agata, Michela Fedeli, Barbara Ferrazzo, Carlo Fontana, Stefano Fumarola, Piero Gobbato, Alessia Grassigli, Emilio Natale, Ottavio Pasquotti, Francesco Secchieri, Antonio Zandonadi.

Il coordinamento provinciale seguirà la campagna di adesione, che continuerà fino al 7 dicembre, e organizzerà la presenza nel territorio con la costituzione di circoli territoriali.

A Sinistra e Libertà hanno aderito i due consiglieri provinciali di Sinistra Democratica, Stefano Dall’Agata e Luca De Marco.

I temi immediati su cui Sinistra e Libertà intende incentrare la propria iniziativa sono:

difesa dell’occupazione a fine anno la provincia di Treviso dovrebbe registrare un tasso di disoccupazione tra il 5 e il 6%, rispetto al 3,4 % del 2008. Livello mai raggiunto dopo il 1992. Al primo semestre 2009 le assunzioni sono state 49.020, le cessazioni 61.737, con un saldo negativo di -12.717. Il 60% delle assunzioni è di tipo precario: non diminuisce solo la quota di contratti a tempo indeterminato, ma anche quella a tempo determinato, mentre cresce la quota di contratti ancora più instabili come lavoro intermittente o occasionale. Migliaia sono i lavoratori per i quali la cassa integrazione speciale sta per scadere, e scivoleranno nella mobilità. Si pone la necessità di prolungare gli ammortizzatori per chi ne ha diritto e di estenderli per chi ne è sprovvisto. Ma anche di rilanciare politiche attive del lavoro,  per le quali il taglio del governo ha tolto i 600.000 euro disponibili lo scorso anno per le politiche della Provincia. E di imbastire una politica industriale all’altezza della crisi drammatica che stiamo vivendo.

aumento dei redditi: dentro un contesto nazionale che rispetto ai 30 paesi dell’area OCSE vede i salari italiani al 23esimo posto, inferiori del 17% alla media, i lavoratori e i pensionati della provincia di Treviso hanno un livello di retribuzione inferiore alla media nazionale, alla media del nordest e alla media del nordovest. Servono politiche per aumentare il potere d’acquisto degli italiani e dei trevigiani. La misura del governo che differisce il pagamento di una parte dell’acconto IRPEF al prossimo anno va nella direzione sbagliata, esclude quasi totalmente i dipendenti e i pensionati e non da nessun impulso all’economia. La detassazione immediata delle tredicesime per i redditi più bassi, la redistribuzione del carico fiscale attraverso la tassazione delle rendite a livello europeo, l’aumento della tassazione per i redditi altissimi, la tassazione dei grandi patrimoni, e la detassazione di salari e stipendi sono misure che rilanciano la domanda e aiutano le famiglie in difficoltà. Politiche specifiche devono essere messe in campo per aiutare le piccole imprese e gli artigiani, elementi essenziali per la tenuta del tessuto economico e sociale della nostra provincia

difesa del territorio e dell’ambiente

consumo del territorio: è oramai acquisito come il Veneto abbia sacrificato ad un certo sviluppo (campanili, capannoni e camion) e ad una certa idea dei autorealizzazione privata (il popolo dei tavernicoli) il mantenimento di un tessuto connettivo consolidato umano e naturale. La disseminazione abitativa, l’utilizzo del territorio come merce da sfruttare, l’industrializzazione spontaneista e sregolata hanno segnato il territorio in maniera profonda.

La fase attuale di programmazione urbanistica dei comuni, impegnati nella redazione di PAT, PATI e PI, deve avvenire in piena consapevolezza di questa emergenza, all’insegna della sobrietà edificatoria e della valorizzazione degli spazi liberi.

cave: revisione radicale della proposta di Piano Cave della Giunta Regionale, che pone a carico del territorio provinciale il soddisfacimento di metà di tutto il fabbisogno regionale. Fino al nuovo piano, no all’autorizzazione di nuove cave in provincia, sì al passaggio del potere di autorizzare le cave alle province, come previsto dalla legge del 1982 e mai realizzato dalla Regione.

inceneritori: no agli inceneritori di Unindustria Gli impianti che Unindustria vuole imporre a Bonisiolo di Mogliano e a San Biagio-Silea, dal costo di 250 milioni di euro cadauno, avrebbero un potenziale di incenerimento di 250.000 tonnellate all’anno, ufficialmente per il trattamento dei rifiuti speciali delle aziende delle tre province di Treviso, Venezia e Belluno. Ma il totale dei rifiuti prodotti dalle aziende delle tre province che attualmente vengono già recuperati e sono destinati a discarica è, secondo uno studio Arpav sui dati ufficiali 2004, di 50.000 ton/anno, dunque un decimo del potenziale degli impianti che si vogliono costruire. Allora è chiaro che i progetti di Unindustria non sono finalizzati a risolvere il problema dei rifiuti ma a realizzare un business a fini privati , con importazione massiccia di rifiuti, e senza benefici pubblici.

gestione acqua e rifiuti: va salvaguardata la natura di bene comune dell’acqua, elemento non disponibile a mercificazione e attività profit. Va sostenuta la campagna per la pubblicizzazione dell’acqua, contro l’ingresso obbligatorio dei privati nella gestione che il Parlamento sta deliberando. La gestione dei rifiuti, che in questi anni grazie ai comuni e ai loro consorzi ha portato la provincia ai vertici in Italia per la raccolta differenziata, non deve essere centralizzata dalla Provincia per mera voracità di potere, ma deve essere salvaguardato il protagonismo dei territori. Lo stesso principio vale per gli ATO acqua.

autonomia della scuola pubblica è in corso una operazione ideologica della Lega , da contrastare fortemente, basata sull’uso politico della religione. Una religione svilita, banalizzata, mutilata del suo carattere universalistico e svuotata di valori e contenuti, ridotta a tradizione etnica, a consuetudini e a simboli che non rimandano a principi universali ma ad appartenenze esclusive. Questa operazione si rivolge contro l’autonomia della scuola pubblica, invocando rimozioni dei dirigenti che rispettano le norme sulla distinzione tra servizio pubblico e cerimonie religiose, imponendo con ordinanze sindacali l’esposizione obbligatoria del crocefisso. Alla scuola pubblica si vorrebbe affidare il compito, del tutto privato, di tramandare le tradizioni di una presunta e immaginaria comunità orginaria alle quali dovrebbero conformarsi tutti gli studenti, indipendentemente dalle convinzioni e dalle provenienze degli allievi e delle loro famiglie. In pratica, la funzione della scuola viene concepita come di solito si fa in una dittatura: livellare le coscienze e le conoscenze in funzione del mantenimento di un certo assetto dei poteri.

Assemblea provinciale di Sinistra e Libertàultima modifica: 2009-11-16T12:23:43+01:00da admin
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