Sant’Artemio: le cose da fare

 Sant’Artemio: restituire e non rimuovere la storia dello psichiatrico, e progettare il completamento del recupero del complesso. Sui costi chiederemo ai revisori di fare chiarezza

19_image_31.jpgAlla vigilia dell’inaugurazione del Sant’Artemio, quello che ci sentiamo di esprimere, oltre al riconoscimento del buon lavoro fatto dalle maestranze e dai tecnici che vi hanno lavorato in questi anni, è la richiesta che si dia realizzazione concreta alle dichiarate intenzioni iniziali di fare del Sant’Artemio un luogo a servizio di tutta la comunità provinciale, ricco di animazione e di attrattività, con spazi per la cultura, per la memoria, per lo svago, per la fruizione pubblica di tutto il complesso. Il timore è infatti che l’operazione ad oggi si riduca invece ad un mero trasferimento degli uffici provinciali nella nuova sede unica.

Gli appelli alla progettazione partecipata e al coinvolgimento delle associazioni che abbiamo fatto in questi anni non hanno avuto ascolto. Ma continuiamo a ritenere che la realizzazione completa del Sant’Artemio abbia bisogno di una discussione più ampia di quella, inesistente, finora conosciuta. Ci riferiamo all’utilizzo degli stabili rimasti fuori dall’appalto, l’edificio destinato a sede dell’archivio fotografico e del museo della psichiatria, dove pare si sia invece collocata la stamperia, quello destinato a foresteria, quello dell’ex-teatro, oltre alle Case Stefani e a Villa Soliani.

Quello che da subito può essere fatto è destinare degli spazi alla memoria del Sant’Artemio. Il luogo dove oggi sorge la Provincia non è un luogo neutro, ma gronda di storia e di storie. Attualmente non c’è neppure una targa che ricordi che lì un tempo c’era un ospedale psichiatrico. I padiglioni sono stati ribattezzati in maniera asettica come “edificio 1”, “edificio 2” ecc. All’ingresso non vi è né una targa né un tabellone che ricordi la lunga storia di quegli edifici. Si provveda dunque da subito a “rimuovere la rimozione” che è stata operata e a restituire l’identità complessa e stratificata di quei luoghi. E si cominci a ragionare in concreto della realizzazione del museo della psichiatria, facendo anche tesoro dell’esperienza di San Servolo a Venezia.

E si apra da subito una discussione, anche in consiglio provinciale, sui fondi da reperire e sulle modalità di utilizzo dei fabbricati esclusi dall’intervento.

Queste sono le cose che ci aspettiamo di ascoltare domani alla inaugurazione.

 Per quanto riguarda i costi del  Sant’Artemio (vedi articolo.pdf), abbiamo letto con divertimento la ricostruzione fattane dal Presidente Muraro. A noi pare di essere di fronte ad una grande dimostrazione di creatività contabile, che conosce pochi precedenti, forse nessuno.

Ricordiamo che già nell’ottobre 2006, in un consiglio straordinario chiesto dalle minoranze, l’Assessore Fanton riferiva di un costo dell’opera arrivato a 75 milioni. Non parlò certo di guadagni da realizzare. Non capiamo perché ora Muraro tenti di dimostrare l’indimostrabile manipolando i numeri a suo piacimento, anziché difendere, o spiegare, le ragioni che hanno portato la sua Amministrazione a utilizzare in questo modo le risorse e il patrimonio a disposizione.

Chiederemo ai revisori dei conti della Provincia di Treviso se è possibile, in base alla normativa sulla finanza degli enti locali, diffondere da parte dell’Ente pubblico ricostruzioni così palesemente manipolate a fini propagandistici di un’opera realizzata con soldi di tutti i cittadini e non di Muraro o della Lega.

Luca De Marco

consigliere provinciale Sinistra Democratica-Sinistra e Libertà

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sa.jpgRetrospettiva

Oggi su La Tribuna di Treviso ( vedi articolo.pdf)  il Presidente Muraro ricorda i nomi dei consiglieri che nel 2004 non votarono a favore del Sant’Artemio: De Marco e Fazzello (l’allora gruppo DS), Giacomin (Forza Italia), Milani (UDC) e Olivato (Italia dei Valori). In realtà il voto fu più complesso. Ci fu la votazione sul protocollo di intenti, cioè l’accordo per l’acquisto del Sant’Artemio, e poi la votazione sul quadro economico dell’operazione. Il nostro voto fu favorevole sull’acquisto e di astensione sul piano finanziario. A posteriori, ci è facile dire che non avevamo torto ad essere sospettosi sulle magie contabili che trasformano un’immensa spesa in un’operazione a costo zero. Non è così, e oggi fa tenerezza vedere come Muraro si arrampichi sugli specchi per dimostrare che in realtà gli 80 milioni spesi sono invece un guadagno.

Per chiarire la nostra posizione di allora sull’operazione Sant’Artemio riportiamo un nostro comunicato del 13 febbraio 2004: comunicato febbraio 2004.pdf

Sant’Artemio: le cose da fareultima modifica: 2009-10-23T12:27:00+02:00da admin
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