Consiglio Provinciale: un’aula sorda e verde

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Il voto di mercoledì scorso del Consiglio Provinciale, con il quale la maggioranza e il gruppo PNE hanno rifiutato di prendere le distanze dalle parole del Presidente Muraro che aveva bollato tutti i meridionali come “sanguisughe”, ci porta a due considerazioni.
La prima è che siamo di fronte alla ennesima conferma dell’atteggiamento di totale sottomissione di PDL e UDC alla Lega. Ne abbiamo avuto più volte dimostrazione: gli alleati della Lega non tentano neppure di ritagliarsi un profilo autonomo, sottostanno a qualsiasi atto e decisione dei leghisti con totale acquiescenza. Salvo poi lamentarsi sulla stampa, come ha fatto il capogruppo di An Piergiorgio Davì, del fatto che il PDL lascia troppo spazio alla Lega. E che dire dell’UDC, che a livello nazionale è il primo a tuonare contro l’ideologia leghista, intende fondare un partito della Nazione, e in Consiglio Provinciale non si azzarda neppure a prendere la parola per distinguersi dal razzismo geografico del presidente Muraro ? c’è una cappa pesante di conformismo che impedisce una libera dialettica nel Consiglio provinciale di Treviso. La deriva autoritaria che avvolge il paese si avverte con forza anche in Provincia. Certo la Lega ha un forte consenso nel nostro territorio, ma è ancora lontana dal 100%, eppure riesce ad esercitare una supremazia anche culturale sull’intera maggioranza, e non solo, che lascia stupiti.
La seconda considerazione riguarda il tasso ideologico altissimo al quale si è arrivati nella discussione. E’ l’ideologia leghista, che si fonda sulla contrapposizione tra nord e sud (nord e sud del pianeta, nord e sud del paese) e sulla esaltazione del territorio inteso come comunità originaria, immutabile ed escludente. Si tratta di una ideologia del tutto accecante, ma che funziona bene come motore politico, alimentando contrapposizioni irriducibili tra amico-nemico fortemente mobilitanti. Rispetto a questo meccanismo ideologico, il PDL ha poco da contrapporre in termini politici: l’adesione fideistica al verbo di Silvio, sulla quale si fondano le fortune del PDL, è uno meccanismo puramente propagandistico-elettorale, che non funziona come motore di politiche sul territorio. Accade così che il PDL sia del tutto subalterno all’ideologia leghista, e oscilla tra il tentativo di rappresentare una versione moderata e smussata del leghismo, e la protesta per l’egemonia leghista all’insegna di nient’altro che i numeri elettorali.
In definitiva, nel Consiglio Provinciale la dialettica democratica all’interno della maggioranza è totalmente soffocata da due fattori: l’atteggiamento autoritario dei leghisti, che non tollerano distinguo e articolazioni interne alla coalizione, e la subalternità politico culturale del PDL che impedisce un reale confronto di prospettive politiche.
Il problema è che a risentire di questa situazione della maggioranza è la funzione istituzionale del Consiglio e la qualità del dibattito politico provinciale. Lo scadimento della politica è scadimento di democrazia. E in questo contesto il leghismo , e i leghisti, ci sguazzano allegramente.

Luca De Marco

Consiglio Provinciale: un’aula sorda e verdeultima modifica: 2009-10-06T15:59:00+02:00da admin
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