Comunità Montane e uragano Vallà

In commissione statuto il pasticcio della Regione sulle comunità montane e la mancanza di risposte del Governo su Vallà

 

Oggi si è riunita la commissione per i regolamenti e lo statuto del consiglio provinciale, e ha affrontato due importanti questioni:

– la situazione delle comunità montane alla luce degli ultimi sviluppi giuridici

– lo stato dell’intervento pubblico a favore della popolazione di Vallà colpita dalla tromba d’aria – del 6 giugno scorso.

Comunità montane

La finanziaria per il 2008, l’ultima del governo Prodi, prevedeva che le Regioni provvedessero a ridurre il costo delle comunità montane, oggetto di pubblico scandalo dopo che il libro La Casta aveva denunciato con enfasi casi eclatanti di comunità montane molto poco montane. In particolare, le Regioni dovevano entro il 30 ottobre legiferare per riordinare le proprie comunità montane, diminuendone il numero e diminuendo la spesa per gli amministratori. In caso di inadempienza, la legge fissava alcuni criteri minimi per l’esistenza delle comunità montane. Le comunità che non rispettassero quei criteri, di altimetria del territorio e di numero di abitanti, dovevano essere soppresse e la Regione doveva provvedere alla loro chiusura nominando un apposito commissario. Contro questa norma della finanziaria la Regione Veneto e la Toscana sollevavano un conflitto di competenze presso la Corte Costituzionale, sostenendo che il Parlamento non poteva entrare in una materia di competenza regionale come l’ordinamento delle comunità montane.

Tutte le regioni provvedevano a legiferare entro i termini, tranne il Lazio che arrivava con qualche settimana di ritardo, la Puglia che accettava i criteri fissati dalla Finanziaria, e il Veneto, dove il consiglio non riusciva a mettersi d’accordo a causa dello scontro tra Lega e Forza Italia. Di conseguenza, alla scadenza del termine scattavano i criteri previsti dalla Finanziaria: applicando questi, né l’una né l’altra delle due comunità montane trevigiane (quella delle Prealpi Trevigiane e quella del Grappa) potevano più sopravvivere. La Regione provvedeva dunque a porle in liquidazione attraverso la nomina di commissari e lo scioglimento di Giunta e Consiglio delle due comunità. Nel frattempo la Regione insisteva con il suo ricorso, producendo in gennaio una ulteriore memoria a rinforzo delle proprie posizioni presso la Corte Costituzionale.

Accade che la Corte Costituzionale si pronuncia con sentenza del 24 luglio e accoglie parzialmente il ricorso della Regione Veneto: dichiara legittima la parte della Finanziaria che obbliga le Regioni a ridurre il numero delle comunità montane, il numero e le indennità dei loro amministratori, e dichiara illegittima la parte che fissa i criteri da applicare dove non si sia legiferato e la procedura di commissariamento e liquidazione delle comunità che vengano soppresse a seguito dell’applicazione di quei criteri.

A questo punto, la soppressione delle due comunità trevigiane è revocata. La Regione interviene con una delibera di Giunta del 4 agosto dove prende atto della sentenza e cambia l’incarico dei commissari, che non è più la ricognizione del patrimonio degli Enti ai fini del loro scioglimento ma al contrario la continuazione dell’attività dell’Ente e l’organizzazione della loro piena ricostituzione, attraverso la nomina da parte dei consigli comunali dei nuovi rappresentanti in seno al Consiglio della Comunità Montana, considerato che nel frattempo la più parte dei comuni ha rinnovato le proprie amministrazioni nella tornata amministrativa di giugno.

I ricostituiti enti si troveranno però di fronte ad una situazione economica disastrosa, avendo nel frattempo il Governo ridotto il loro finanziamento alla soglia minima di sopravvivenza. Si dovrebbe dunque procedere a ricostituire pari pari come erano prima le due comunità montane, che però si troverebbero prive dei mezzi per intervenire a favore del territorio.

Il risultato di questa situazione schizofrenica, dove la Regione non legifera e dunque accetta l’applicazione dei criteri della Finanziaria, e insieme ricorre contro quella stessa disposizione della Finanziaria fino a provocarne la decadenza, produce la situazione assurda per la quale ora nel Veneto andrebbero ricostruite le comunità montane tali e quali come erano prima della finanziaria, laddove nel resto d’Italia si è provveduto ad un loro riordino all’insegna del risparmio e della razionalizzazione. L’ennesimo pasticcio frutto di una maggioranza di destra che governa la Regione litigiosa e inconcludente.

Abbiamo chiesto che come consiglio provinciale si riprenda il lavoro fatto un anno fa, che portò alla definizione di un ordine del giorno comune del Consiglio Provinciale nel quale si chiedeva alla Regione di legiferare in tempo e di garantire le risorse per il funzionamento di comunità montane più snelle ed efficienti. La stessa richiesta è stata fatta dai consiglieri Gianpietro Favaro e Sebastiano Sartoretto, e il presidente della Commissione Oscar Bordignon, ha preso l’impegno di riconvocare a breve la commissione per affrontare la tematica.

Tromba d’aria di Vallà

A distanza di 3 mesi dalla tromba d’aria che il 6 giugno a devastato la frazione di Vallà di Riese e i territori limitrofi, la relazione svolta alla commissione dal presidente Muraro conferma che dal Governo non è ancora stato stanziato un solo euro. La Regione ha impegnato 1 milione di euro per le spese di protezione civile, sul cui impiego non si hanno ancora notizie. La Provincia è intervenuta tempestivamente e ha messo a disposizione della popolazione colpita competenze tecniche e amministrative, fornendo tra l’altro una ulteriore dimostrazione dell’utilità dell’esistenza delle Provincie. Secondo le dichiarazioni raccolta dai cittadini attraverso le schede predisposte dai tecnici della Provincia, i danni dichiarati da privati e ditte ammontano a 31 milioni di euro, molto meno di quanto era stato stimato subito dopo l’evento calamitoso. La Provincia ha stipulato una convenzione con gli istituti bancari per la concessione di mutui a condizioni favorevoli per la ricostruzione delle case colpite. A sostegno di questa convenzione la Provincia ha stanziato un milione di euro, volto a ridurre gli interessi sui prestiti erogati, che saranno applicati solo a partire dal prossimo anno. Finora però i cittadini che hanno chiesto finanziamenti alle condizioni della convezione sono molto meno del previsto, 64 richiedenti sui 600 colpiti, che hanno richiesto un totale di circa 1.500.000,00 euro. Ne deriva che tantissima parte del milione di euro stanziato dalla Provincia potrà essere destinato a interventi di sostegno di tipo diverso, soprattutto nel caso continuasse la latitanza degli enti superiori, Regione e Stato.

Alla convenzione per mutui riservati alle aziende colpite, dove la Provincia non interviene con risorse proprie, hanno invece aderito 21 ditte, che hanno fatto richieste per 1.166.541,00 euro.

Nel nostro intervento abbiamo ricordato come sul disastro di Vallà la politica abbia dato il peggio di sé, dando vita ad una passerella continua di politici in cerca di visibilità che facevano a gara a chi prometteva di più. Si precipitò il ministro Zaia assicurando la imminente venuta del capo della protezione civile che avrebbe provveduto a quantificare i danni. Sono passati 3 mesi e Bertolaso non si è visto. Sempre Zaia aveva assicurato che avrebbe portato immediatamente la faccenda al Consiglio dei Ministri e si sarebbe provveduto a stanziare risorse. L’unico risultato è aver inserito Vallà, settimane dopo, in un elenco di comuni, veneti e friulani, in stato di emergenza. Arrivò poi il gran capo Bossi, che prese il telefonino e telefonò a Roma, per dire che Muraro e Galan sarebbero stati convocati al consiglio dei Ministri per relazionare sui danni. Il presidente Muraro sta ancora aspettando la convocazione. A conclusione di quel balletto di dichiarazioni e promesse, la realtà è che i cittadini colpiti sono stati lasciati soli, ad arrangiarsi con le proprie forze e con le assicurazioni, per chi ce l’aveva.

Abbiamo quindi chiesto che la Provincia sollevi con forza la questione e chieda al Governo di fare la sua parte, e che valuti come destinare in maniera migliore il milione di euro stanziato dalle proprie casse.

Anche altri consiglieri: Gianpietro Favaro, Sebastiano Sartoretto, Dina Baggio, hanno lamentato la mancanza di attenzione del Governo.

 

Luca De Marco

Consigliere provinciale Sinistra Democratica- Sinistra e Libertà

 

vedi in proposito gli articoli su Il Gazzettino.doc del 4 settembre

Comunità Montane e uragano Vallàultima modifica: 2009-09-02T23:07:00+02:00da admin
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