Sicurezza o razzismo?

 

La Tribuna di Treviso, LUNEDÌ 27 LUGLIO 2009

 

Clandestini, preti contro la legge
Don Toso: «Obiezione». Gentilini: «Scrivo in Vaticano»


 

Obiezione di coscienza dei preti trevigiani contro la legge sulla sicurezza e il reato di clandestinità. Lo annuncia don Canuto Toso, fondatore dei «Trevisani nel mondo», ieri in Cansiglio, che si associa ai 100 preti veneti che hanno deciso di non rispettare la norma. «Li deferirò alle autorità vaticane», reagisce Gentilini.
Sono più di 100 i sacerdoti del Veneto che non denunceranno i clandestini, opponendosi in questo modo alla nuova legge sulla sicurezza. Hanno preannunciato obiezione di coscienza. E ieri, a margine del raduno dei «Trevisani nel mondo» sull’altopiano del Cansiglio, con oltre 3 mila presenze, anche don Canuto Toso, una vita spesa per emigranti ed immigrati, ha deciso di aderire. «Me lo impone la mia coscienza di uomo e di prete – spiega -. Non posso tradire il Vangelo». Di più, don Toso trova che tutti i cristiani, se coerenti, dovrebbero fare altrettanto. Tra i 100 dell’appello ci sono mons. Giovanni Nervo, primo direttore della Caritas italiana, don Albino Bazzotto, dei «Beati i costruttori di pace», il missionario padre Alex Zanotelli. Per don Canuto non ci sono dubbi sulla necessità di rispettare la legalità, ma denunciare i clandestini sarebbe come tradire anche la storia di tanti, tantissimi emigranti trevisani. «Dalla Francia agli Usa, chi non ricorda i nostri clandestini?», si chiede. Il fondatore dell’associazione «Atm» trova conforto anche nelle parole di un altro tgrevigiano, mons. Piergiorgio Saviola, oggi direttore nazionale della Fondazione Migrantes. E’ stato lui a presiedere la concelebrazione in Consiglio davanti al popolo dell’emigrazione trevigiana e a non meno di 60 sindaci, dell’europarlamentare Giancarlo Scottà e, per la Provincia, dell’assessore Barbara Trentin che, intervenendo, ha fatto un discorso tutto orientato all’accoglienza. «Chi promuoverà qualche esclusione, sappia – ha ammonito mons. Saviola – che sarà escluso a suo volta da nostro Signore, il quale, tra l’altro, non consente di trattare gli uomini con due misure». Sono 80 mila i Trevisani oggi nel mondo. Gran parte di loro hanno sofferto le condizioni che oggi subiscono gli immigrati. «Non si dimenticano che sono stati stranieri e continuano ad esserlo. Quindi – per mons. Saviola -, i nostri emigrati sentono più di ogni altro la voce di Cristo che si lamenta: ero straniero e non mi avete accolto. Le sue parole quanto ci rimordono la coscienza?» chiede il direttore di Migrantes, guardando in faccia i pubblici amministratori. Saviola non manca peraltro di sottolineare come accoglienza significhi anche legalità, sicurezza, gestione dei flussi. Ma, appunto, senza dimenticare l’umanità. «D’accordissimo», chiosa Giacomo De Luca, sindaco di Fregona. «Invece no – ribatte Giancarlo Gentilini che gli è a fianco -. Le leggi dello Stato vanno rispettate, quindi se i preti fanno obiezione di coscienza, io li denuncio al Vaticano, dove ho qualcuno che mi ascolta. Non sia mai che noi accogliamo spacciatori di droga e procacciatori di prostituzione. Basta con il buonismo». A margine, una piccola polemica: il ministro Zaia in un caloroso messaggio di saluto ai Trevisani nel Mondo radunati in cansiglio ha lamentato di non aver potuto presenziare perché non invitato. Senza dubbio un equivoco.
(Francesco Dal Mas)

 

Sicurezza o razzismo?ultima modifica: 2009-07-27T13:34:46+02:00da admin
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