su Vallà una tempesta di propaganda

Sul disastro di Vallà si sta giocando in maniera irresponsabile una partita esclusivamente politica, o meglio propagandistica, da parte soprattutto della Lega, che non ha avuto scrupoli nel considerare le macerie di Riese come un palcoscenico utile per farci la passerella e dispensare promesse a buon mercato. E’ come se, sul malcapitato territorio di Vallà, si fosse abbattuta, dopo quella metereologica, una seconda calamità: la tempesta propagandistica della Lega. Ricapitoliamo gli avvenimenti.

L’uragano colpisce Vallà il sabato 6 giugno. Il martedì successivo si reca sul posto il ministro dell’Agricoltura Zaia, con la consueta evidenza mediatica. Non si limita alle questioni di sua competenza, cioè i danni alle produzioni agricole, ma promette un provvedimento del Consiglio dei Ministri per il venerdì successivo riguardante lo stato di calamità e il ristorno dei danni subiti dai cittadini (“ho fatto inserire nell’ordine del giorno del consiglio dei ministri di venerdì mattina la discussione di questa emergenza”). Chiede inoltre al Sindaco di fargli avere una relazione sui danni. Il consiglio dei ministri non se ne occupa: Zaia attribuisce la responsabilità a ritardi delle Regione nell’invio della documentazione, sostiene che il Consiglio se ne occuperà dopo una settimana. Segue polemica tra Galan e Zaia. Il Presidente della Regione  se la prende con “quel Luca Zaia che pur di occuparsi di tutto, di più e di altro ancora, quasi solo però all’interno della Marca trevigiana, corre il rischio di inciampare malamente. E il malo inciampo c’è stato”. Il Consiglio dei  Ministri non se ne occuperà, di Vallà, neanche nella settimana successiva, a differenza di quanto promesso dal ministro.

Il ministro Zaia annuncia inoltre l’arrivo del sottosegretario Bertolaso, dichiarando che a lui, ministro dell’Agricoltura, è affidato il compito di prepararne l’arrivo. Dopo qualche giorno, l’Assessore regionale alla Protezione Civile, Donazzan, dichiara che non è vero e che Bertolaso è troppo impegnato con il G8, e dunque non verrà. Segue polemica tra Zaia e Donazzan, con alcune dichiarazioni curiose, come quella di Zaia per la quale la visita di Bertolaso era “sicura” fino ad un certo punto, poi non lo era più, e accuse pesanti contro la Regione: “Donazzan forse soffre di ansia da prestazione. E le bugie sono di casa tra gli amministratori del Veneto”.

A Riese arriva quindi il ministro delle Riforme, Bossi, che per far vedere che ci pensa lui, prende il telefonino e di fronte a tutti chiama il sottosegretario Gianni Letta, e gli chiede di far venire al Consiglio dei Ministri il sindaco di Riese, il presidente della Provincia e il Presidente Muraro. Sostiene inoltre, il ministro e capo della Lega, che a Riese i soldi non possono non arrivare, perché la Lega conta dentro il Governo, e a Riese gli elettori hanno dato un buon contributo al successo elettorale della Lega. Praticamente, lo stato di calamità andrebbe dichiarato per ragioni elettorali.

Giovedì scorso il Presidente della Regione Galan annuncia che il consiglio dei Ministri del giorno dopo avrebbe approvato lo stato di calamità e si felicita della decisione. Il sindaco di Riese e il Presidente Muraro, che non hanno ricevuto alcuna convocazione a Roma, sostengono che Galan vuole giocare d’anticipo e che a loro non risulta. “Non avrebbe senso approvare prima lo stato di calamità e poi sentirci” afferma Muraro. Il Consiglio dei Ministri approva lo stato di calamità, prima e senza sentire i leghisti. L’assessore Donazzan, nel ringraziare Berlusconi e Bertolaso, sostiene che il Governo individua la Regione come interlocutore responsabile per tutti gli atti conseguenti. Muraro, che invece ringrazia Bossi e Zaia, afferma invece: “Bossi ha detto che il coordinatore dell’emergenza è il Presidente della Provincia, e non dubito che sia così”. Aspettiamoci, purtroppo, altre puntate di questa squallida sceneggiata.

Luca De Marco

su Vallà una tempesta di propagandaultima modifica: 2009-06-27T23:33:00+02:00da admin
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