Lettera aperta alla Città di Treviso

 

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di Lisa Clark*

Il momento che stiamo vivendo è difficile, non occorre dirlo. Sempre di più, governi, comunità, famiglie, fanno scelte guidate dalla paura. C’è la ricerca di risposte che semplicizzino, e chi le dà sono i nazionalismi e i fondamentalismi, la violenza, il militarismo, l’omofobia, la misogina, il razzismo.

Treviso non è differente. Il suo ex primo cittadino e diversi suoi epigoni sembrano essersi fatti un punto d’onore nel perseguire la cancellazione di tutto quello che crea loro sconforto, fastidio, o conflitto. Perciò, che si tratti di panchine, di alberi, di cani, di cigni, di colombi, e persino di migranti, chi governa Treviso ne desidera l’eliminazione. Ma come dimostrano tutti i conflitti armati, la cancellazione del “nemico” non risolve mai le istanze alla base del conflitto, semplicemente le esaspera, dando il via all’escalation delle violenze, al ciclo delle vendette, a disastri e rancori che durano generazioni. La trasformazione del conflitto è responsabilità di tutti, e spesso le persone comuni ed ordinarie sanno fare grandi cose in questo campo.

So che Treviso è migliore di chi la governa, e che i cittadini e le cittadine del luogo hanno spesso mostrato di poter vivere in pace con chi viene “da fuori”, che si tratti di cigni o di altri esseri umani.

Così, se le negoziazioni formali fra belligeranti possono stabilire trattati di pace, la pace vera va poi sempre costruita fra le persone, e le comunità di persone, che hanno sperimentato il conflitto.

In molte e molti, in Italia, siamo stanchi, esauriti, depressi ed arrabbiati, perché le crisi non sono mai solo economiche o solo politiche, ma sono sempre caratterizzate da rotture nelle relazioni, da tradimenti della fiducia, da amarezza e profonda sofferenza umana. Sono, sempre, crisi di senso.

Ma che si tratti di guerre, di violazioni dei diritti umani, di abusi od omissioni, tutto concerne il potere. E scelte vengono fatte ogni giorno nei luoghi del potere politico ed economico: chi sostenere, chi legare, che tipo di energie usare, che tipo di case costruire, che scuole creare, chi deve lavorare e come deve farlo, chi può restare e chi se ne deve andare.

Questo tipo di potere non è il solo esistente. Ogni singolo individuo umano ha del potere. E può usarlo per alzarsi e cercare di raddrizzare i torti. Può usarlo per costruire un mondo nonviolento, libero, solidale, che ripudia la guerra. È un mondo che possiamo costruire se sappiamo riconoscere gli altri come persone degne di rispetto, portatrici di diritti, capaci di restituzione solidale, valori che sono alla base dell’idea di Europa unita nata alla fine della seconda guerra mondiale come speranza di pace.

Questa è la vera sicurezza: essere ognuno lo scudo e il riparo dell’altro. La sicurezza dei corpi, dei cuori, delle menti, di tutte e tutti, è interconnessa. Possiamo imparare a piacerci l’un l’altro, e a cercare conforto l’uno nell’altro, a rispettarci l’un l’altro, e cosa più importante di tutte, possiamo imparare a provare una grande gioia nel farlo.

Una città che abbia quest’anima, non ha bisogno ne’ motivo di cacciare nessuno.

 

*Candidata Capolista al Parlamento Europeo nella Circoscrizione Nord-Est per Sinistra e Libertà

Lettera aperta alla Città di Trevisoultima modifica: 2009-06-02T13:59:00+02:00da admin
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