Il regime della disinformazione

Siamo in pieno regime. Non è il fascismo vecchia maniera, ma la forma di corruzione odierna del sistema democratico: la manipolazione della volontà popolare, e dunque anche del voto, attraverso il controllo del sistema dell’informazione. Non servono squadracce vestite di nero e violente, bastano giornalisti compiacenti e una  miriade di specialisti in manipolazione, disinformazione, suggestioni di massa al servizio dei potenti. Il congresso a reti unificate del PDL, l’evento politico raccontato con più enfasi e più entusiasmo della storia della Repubblica, ha fatto rabbrividire chi ancora coltiva il gusto dell’autonomia di pensiero e spera in un libera informazione in libero stato. L’informazione è anche un ottimo veicolo di trasmissione dei peggiori virus razzisti, autoritari, discriminatori che la destra propaga da anni e annni a piene mani nel nostro paese. Dal sito www.giornalettismo, dove si può leggere anche una gustosa Padania history dedicata alle farneticazioni razziste di Gentilini, riportiamo alcuni esempi di mala informazione descritti dentro un bell’articolo di Stefano Marciano, che dimostrano come il problema non sia limitato all’informazione politica ma anche alla cronaca..com

LDM

di Stefano Morciano (Aioros) dal sito www.giornalettismo.com

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COME NON DETTO – “Il superchef assumerà Racz – «Anch’io in cella per un errore»”: un titolo che lasciava poco spazio all’incertezza. La versione dello chef su Dissapore.com: “vedendo Ratz in televisione e prendendo a cuore la sua storia che è anche stata un pò la mia, ho mandato un sms a Porta a Porta dove dicevo: MI PIACEREBBE AIUTARE QUESTA PERSONA, POTETE METTERMI IN CONTATTO CON QUALCUNO CHE GLI STA ACCANTO? ore 23,45. Solamente l’indomani pomeriggio, ore 19,00, ho iniziato a ricevere telefonate da giornalisti perchè era uscita un ANSA che diceva che Io ero disponibile ad assumere la persona interessata. Da quel momento è iniziato il mio calvario, anche perchè, cari amici, per assumere una persona in regola ci sono tutta una serie di prassi burocratiche, tipo sanitarie, fedina penale, etc da valutare e quindi IO NON POSSO AVERE DETTO HO ASSUNTO RATZ….è chiaro?”. E alla fine, naturalmente, non se n’è fatto nulla.

UNA VERSIONE – Su Repubblica, qualche giorno fa, c’era un articolo intitolato “Verona, sesso e ricatti – Spari contro due romeni”. Il fatto nudo e crudo – ristoratore spara a giovane coppia rumena – è accompagnato, in questo pezzo, da una versione dei fatti leggermente sospetta: dietro ci sarebbe “una storia di sesso e ricatti”. Il ristoratore, che aveva assunto la ragazza come cameriera, “avrebbe rivolto attenzioni particolari alla donna la quale si sarebbe sottratta lasciando però intendere che qualche possibilità, il suo datore di lavoro, avrebbe potuto averla. Dopo qualche tempo e senza che nulla accadesse, la cameriera, supportata dal marito, avrebbe cominciato a ricattare l’uomo, minacciando una denuncia per molestie sessuali”. Dopodiché avrebbero organizzato l’incontro per intascare mille euro dal ristoratore, incontro finito in tragedia. Tra parentesi, in tutto l’articolo non c’è traccia di informazioni sulle condizioni dei due ragazzi, tranne nell’ultima riga, dove si fa notare che l’accusa di tentato omicidio potrebbe aggravarsi in omicidio se “uno dei due romeni – la donna è in pericolo di vita – dovesse morire”. Eh, sarebbe una bella sfiga.

L’ALTRA CAMPANA – Quello che l’articolo non dice esplicitamente (e che in teoria è segnalato dall’uso del condizionale: quando si dice lo sforzo comunicativo), è che questa è ovviamente la versione dell’omicida (omicida perché la ragazza, Andrea Sutik, 25 anni, è morta il giorno dopo). In un inutile tentativo di ristabilire un minimo di equilibrio, riportiamo la versione del ragazzo: “lei aveva cominciato a lavorare da Attolini, nella pizzeria. La settimana scorsa lui ha trascinato mia moglie in una stanza che sta sotto il locale e l’ha scaraventata sul letto che c’è in quella stanza. Voleva abusare di lei, l’ha colpita anche con una pala tenendole un ginocchio in mezzo alle gambe. Ma lei si è ribellata. Poi il pizzaiolo l’ha rinchiusa in un’altra stanza, non voleva farla andare via perchè temeva che raccontasse quello che era accaduto, voleva farsi promettere che sarebbe stata zitta e che non avrebbe raccontato niente”. I due hanno sporto denuncia ai carabinieri. L’incontro sarebbe stato chiesto insistentemente dallo stesso Attolini, che avrebbe cercato di mettere i due a tacere con i mille euro, e non riuscendoci ha estratto la pistola. Decidete voi a chi credere: se alla versione in cui il capo dedica alla ragazza “attenzioni particolari” e lei dice di no ma forse un po’ dice anche sì e alla fine era una trappola, o a quella in cui il capo prova a fare quello che fanno tanti capi, non ci riesce, si mette nei casini e ha un buon motivo per portare all’incontro una pistola. Di sicuro la seconda versione, su Repubblica, non ci è mai nemmeno arrivata.
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Sullo stato dell’informazione giornalistica in Italia L’Unità ha pubblicato una bella intervista di Rinaldo Gianola a Giorgio Bocca. Leggi qui il testo: giorgio bocca.doc

Il regime della disinformazioneultima modifica: 2009-04-03T01:24:00+02:00da admin
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