Il PD esca dalla crisi più umile

Guardiamo con rispetto alla crisi che si è aperta nel Partito Democratico, nella consapevolezza che dalla soluzione che si darà questa crisi dipenderà la possibilità di costruzione di una opposizione credibile e forte all’attuale Governo e alla cultura dominante delle destre. D’altra parte l’esito alla quale è pervenuta la vicenda del primo Segretario del nuovo partito ci conferma tutte le forti perplessità sul progetto del partito unico che ci spinsero a non aderire al nuovo partito, una volta sciolti i Democratici di Sinistra. E a tentare la via di una riaggregazione delle forze di sinistra disposte a rinnovarsi e a lavorare per costruire l’alternativa di governo a Berlusconi e soci.

L’idea veltroniana del partito del “ma anche” è diventata in realtà un partito “né di quà né di là”: né di sinistra né di centro, né laico né confessionale, né dalla parte del lavoro né dalla parte del capitale, né berlusconiano né antiberlusconiano, in Europa né socialista né popolare. La scelta di allearsi alle politiche solo con Di Pietro, i Radicali e i Repubblicani Europei si è dimostrata fallimentare e ha privato il Parlamento della presenza di voci forti a favore del lavoro e della laicità, in favore di deputati nominati solo per il gusto di stupire, come il già capo degli industriali metalmeccanici Calearo o tanti bei giovani spesi in campagna elettorale, ma del cui lavoro parlamentare non vi è traccia. Ma scaricare tutte le colpe su Veltroni sarebbe profondamente ingiusto, se non altro perché va ricordato che il Sindaco di Roma fu chiamato a salvare il partito nascente, che nelle mani di Fassino e Rutelli stava facendo scappare militanti e dirigenti dei due partiti fondatori sia verso il centro che verso sinistra. Si è cercato di riempire con il leaderismo la totale mancanza di respiro politico del nuovo soggetto. Non è che l’idea è buona e i dirigenti cattivi: quell’idea produce cattivi dirigenti, perché l’idea non sta in piedi. Nella conferenza stampa di “addio” Veltroni si è paragonato a Obama, e a Berlinguer. In questi riferimenti, considerati alla pari, sta tutta la confusione e la velleità non solo veltroniana ma del progetto PD. Noi non siamo in America, e non sarà un caso se nessun altro paese in Europa abbia pensato di scimmiottare il Partito Democratico americano. Il Pd è un esperimento politico da laboratorio solo italiano, che non interessa fuori dai confini nazionali.

Auspichiamo dunque che il PD, anche quello di Treviso, abbandoni l’autosufficienza e la sufficienza di chi ritiene di aver una missione storica da compiere e si riconosca come una parte, certo fondamentale, del più ampio mondo della sinistra e dei democratici che sperano in una alternativa possibile e veloce al governo populista e inconcludente delle destre. E che si riapra dunque la via di una collaborazione ampia all’insegna del rispetto reciproco. Si faccia insomma un salutare bagno di umiltà.

Noi da parte nostra continueremo,in questa cornice, l’impegno per una sinistra unita, moderna e di governo, convinti che la chiarezza e la coerenza dei valori e dei programmi sia una virtù da perseguire, al di là e delle mode e delle convenienze del momento.

Luca De Marco

Il PD esca dalla crisi più umileultima modifica: 2009-02-18T16:56:00+01:00da admin
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