Veltroni va, niente da rimpiangere

C_0_articolo_413831_immagine.jpgSe questa è l’uscita di scena definitiva di Walter Veltroni, e non un espediente tattico per riprendere poi meglio la battaglia politica interna, sarà molto difficile trovare ragioni per rimpiangerlo.

La quantità di catastrofi di cui è stato capace in breve tempo il leader del PD ha dell’impressionante.A cominciare dalla caduta del governo Prodi, per la quale il PD ha una grande responsabilità, e poi la scelta della rottura dell’alleanza con la sinistra, che la condannerà al disastro, in favore dell’alleanza con Di Pietro, i Radicali, la SVP e i Repubblicani Europei. Con il risultato di far trionfare la destra alle elezioni politiche, con un distacco mai visto prima. Poi, subito dopo, la disfatta delle comunali di Roma, difficile da non imputare, almeno in parte, al sindaco uscente. E quindi le regionali in Sicilia, dove Anna Finocchiaro viene stracciata da Lombardo, e viene poi ricompensata con la nomina  a capogruppo al Senato del PD. E poi le elezioni provinciali di Trento, dove il PD ha un pessimo risultato, la coalizione di Dellai vince solo grazie alla lista centrista del Presidente, e Dellai stesso afferma che bisogna tornare ad un partito di centro e uno di sinistra. E poi la vicenda abruzzese, dove alle Regionali il PD è talmente squalificato da lasciar spazio ad un candidato di Di Pietro, che fa volare Italia dei Valori e massacra il PD. Ovviamente la Regione va alla destra. Adesso il risultato della Sardegna, che avviene dopo una vicenda che ha visto Soru concorrere per la carica di segretario regionale del PD, e perdere, e poi  ingaggiare una battaglia contro la sua maggioranza, il PD in particolare, fino ad arrivare alle dimissioni e ad andare ad elezioni anticipate. Questo per fermarsi ai dati elettorali e alle quote di potere che la leadership veltroniana ha consentito alla destra di conquistare.

Dal punto di vista politico, la stagione di capo del PD di Veltroni comincia con l’accusa al Governo Prodi di fare poco sulla sicurezza e di imporre al Governo di emanare un decreto sulla sicurezza dopo l’omicidio Reggiani. Comincia lì l’azione tellurica del PD nei confronti della fragile alleanza che reggeva il governo. Poi la riscoperta del Berlusconi “costituente”: Veltroni a fine 2007 incontra Berlusconi per fare la riforma elettorale, mentre Prodi è ancora al governo, e annuncia che si andrà al voto al massimo nel 2009. Anche senza Mastella, il governo ormai aveva il destino segnato. La sbandierata scelta di “correre da soli” alle politiche è una balla: in realtà Veltroni rifiuta l’alleanza con socialisti, rifondazione, comunisti italiani, sinistra democratica e verdi, per marcare il distacco del nuovo partito dalla sinistra e la svolta moderata, si allea con Di Pietro che fino ad allora aveva fatto l’ala destra de L’Unione flirtando con AN. La campagna elettorale viene condotta sulla base della menzogna che attribuisce le difficoltà e il crollo del governo Prodi alla povera sinistra. Una vera e propria campagna di odio a sinistra che ha il doppio scopo di fare il pieno del voto utile e di screditare definitivamente le forze che non hanno scelto il moderatismo. Dopo la batosta elettorale Veltroni fa l’inglese e annuncia la costruzione di un governo ombra, senza Di Pietro né altri ma solo del PD. Questo governo non avrà nessuna funzione significativa, ma via via aumenteranno i suoi membri fino a superare di molto il numero dei membri del governo “vero”. L’opposizione del PD di Veltroni fatica ad esistere. Sul referendum contro il lodo Alfano Veltroni decide il disimpegno totale del PD, sulle questioni del lavoro Veltroni non scieglie né una cosa né l’altra, di fronte alla divisione sindacale arriva a delirare di una manifestazione comune di tutti i sindacati e di tutte le rappresentanze datoriali. Sui temi etici l’impasse è totale, nessuna autonomia ma subordinazione alle gerarchie e mediazioni infinite e inconcludenti su tutte.Sulla collocazione europea del PD Veltroni non sceglie niente, ma sul fatto di fregare i piccoli partiti e beccarsi la loro quota di parlamentari e di rimborsi elettorali Veltroni implora disperatamente Berlusconi di concederli lo sbarramento al 4% alle prossime elezioni europee.

Resta ora sul terreno un partito disfatto, privo di alcuna indentità, senza autorevolezza e senza un chiaro profilo programmatico. L’unica cosa che tiene assieme le membra sparse del PD è il tormentone ideologico sull’importanza fondamentale del progetto del PD. Veltroni si dimette “per salvare il PD”, i capoccia si affrettano a dire che non è in discussione il progetto del nuovo partito, “indietro non si torna”. Ma perché mai ? cosa c’è di così meraviglioso nella fissazione ostinata di fondere assieme culture politiche, storie, appartenenze, riferimenti sociali e culturali evidentemente non riducibili ad uno ? Mistero ! l’importante è dichiarare fedeltà eterna e abnegazione assoluta al dogma del partito unico. E intanto la destra vince, vince, vince…

Luca De Marco

Veltroni va, niente da rimpiangereultima modifica: 2009-02-17T22:09:00+01:00da admin
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