stiamo con l’Upi, non con Muraro

Il documento dell’Upi difende bene le Province, non altrettanto Muraro

Il consiglio provinciale di venerdì sera al teatro Eden era chiamato a discutere e approvare un documento elaborato dall’Unione delle Provincie Italiane per difendere la dignità di questi enti e fare un po’ di chiarezza attorno ad una campagna forsennata che ne chiede l’abolizione.

Abbiamo aderito al documento dell’Upi, perché non è una difesa arroccata e scontata della situazione esistente ma colloca la questione nei suoi veri termini: chiede infatti che si definiscano con precisione il ruolo e le funzioni dei vari livelli di governo, in modo che sia chiaro chi deve fare cosa, e non vi siano duplicazioni e sprechi; auspica che si fissino dei limiti territoriali e demografici, in modo che si possa procedere all’accorpamento delle province piccole, a volte minuscole, sparse nel paese; chiede che si valorizzi il ruolo delle istituzioni democratiche, rafforzando il ruolo delle assemblee elettive. Per questo, al di là di alcuni aspetti sui quali ci sarebbe da fare qualche approfondimento, nel complesso il documento dell’Upi ci è parso dunque valido e capace di fornire una risposta seria alla campagna piuttosto approssimativa e sempliciona che si sta conducendo contro l’esistenza delle Province.

Da parte nostra abbiamo sempre sostenuto che l’ente Provincia può svolgere un ruolo fondamentale nella programmazione di area vasta, nel coordinamento dei comuni, nella gestione di servizi di carattere provinciale, e che dietro la richiesta di abolizione delle province ci sta anche la furbizia di chi intende spostare l’attenzione sull’anello più debole e povero della catena amministrativa per occultare la mole di sprechi e privilegi che si annida invece altrove, dal Parlamento ai Consigli Regionali alle società controllate.

Suscita inoltre qualche perplessità l’interesse insistente per questo tema da parte degli industriali. Non vorremmo che, dietro questa battaglia, ci fosse in realtà un qualche fastidio per il ruolo che le Province vanno assumendo nelle vertenze aziendali, allorché si tratta a fronte di processi di ristrutturazione aziendale di difendere i livelli occupazionali e gli interessi del territorio. O per il ruolo che le Province vanno assumendo nel governo del territorio con strumenti programmatori che spesso restringono l’espansionismo incontrollato delle aree produttive.

La difesa del ruolo delle Province non è una certo una prerogativa di Muraro. Anzi, le motivazioni della Lega Nord sono come sempre poco nobili e fanno riferimento ai loro interessi di partito.  Proprio la Lega si è infatti battuta perché la Provincia di Milano si dividesse in due e nascesse la Provincia di Monza e della Brianza, istituita nel 2004 e che quest’anno andrà per la prima volta al voto. Puntano a vincere lì e a salvaguardare se stessi nelle province che hanno già in mano e che concepiscono come centri di potere a proprio uso e consumo.

E non siamo neppure convinti che l’Amministrazione provinciale di Treviso con il suo comportamento fornisca elementi convincenti per il mantenimento in vita delle province. Se infatti la Provincia utilizza le proprie risorse in una continua propaganda di sé stessa, allora forse è meglio attribuirne i compiti a qualcuno che non abbia questa ansia esasperata della continua ricerca del consenso. Il nostro territorio è tappezzato di insegne, cartelli e striscioni della Provincia che non servono ad altro che a propagandare la Provincia stessa. Basta girare un po’ l’Italia per vedere che nessun altro ente pubblico riempie le aiuole delle rotonde di immensi cartelli con il proprio logo, né affigge striscioni per vantarsi di avere realizzato un’opera pubblica. E che dire poi di campagne pubblicitarie, come quella per sponsorizzare la scelta di una scuola tecnica, nelle quali si buttano 37.000,00 euro ? o del contributo di 80.000,00 dato agli organizzatori della Treviso Marathon, ma solo a condizione che il Presidente Muraro sia presente a tutte le manifestazioni, che il logo della Provincia sia il più grande e il più evidente, che ci siano 24 inviti agli amministratori provinciali per la cena di gala, e via elencando per due pagine di protocollo ?

E ancora, la Provincia per legittimare sé stessa dovrebbe perseguire l’imparzialità istituzionale di un ente al servizio dei Comuni e che non discrimina tra comuni amici e comuni nemici. E’ invece noto come spesso non sia così, e ci siano comuni di serie A e di serie B. Accade così che lo scorso anno la Provincia destinò tutti i 266.000,00 stanziati per il bando per progetti di riqualificazione ambientale solo ai comuni amministrati dal centrodestra ed escludendo tutti gli altri, nonostante i progetti presentati fossero in pari numero. Per non parlare delle svariate nomine in vari enti ed istituzioni che competono alla Provincia, dove l’unico criterio applicato è la fedeltà alla Lega. Si vuol fare della Provincia un vero  e proprio centro di potere in mano al partito padano. Con la stessa logica predatoria sono state gestite le nomine di spettanza del Consiglio. Nelle commissioni permanenti non solo tutti i presidenti, ma anche tutti i vicepresidenti, sono stati rigorosamente spartiti solo all’interno della maggioranza. E per quanto riguarda il Consiglio, quella di Treviso è l’unica provincia veneta, e probabilmente una delle poche, se non l’unica, in Italia, ad essere priva di un vicepresidente, in modo da evitare di concedere anche questo minimo spazio alle opposizioni.

Per questo chiediamo a Muraro di dimostrare nei fatti l’utilità e la funzione della Provincia, e non con i diktat alla sua maggioranza e le dichiarazioni roboanti. Noi stiamo dalla parte dell’Upi e condividiamo in linea generale i contenuti del documento proposto. Non stiamo con Muraro e con il suo modo di intendere la funzione della Provincia come diretta emanazione della Lega Nord-Padania.

Riteniamo che si possa intervenire sull’attuale assetto e sul funzionamento delle province in modo ponderato ed efficace e non con il martello pneumatico tanto per fare un po’ di rumore e polvere, e lasciare poi solo macerie. Le piccole province vanno accorpate, le province delle aree metropolitane vanno trasformate dentro le città metropolitane, le funzioni svolte devono essere chiare e definite e omogenee tra provincia e provincia. Attualmente vi è una totale disomogeneità tra quello che fa una provincia del Veneto o una dell’Emilia o dell’Abruzzo: quelle venete sono quelle che hanno meno compiti, perché la Regione Veneto ha delegato il minimo possibile quelle funzioni amministrative che secondo la riforma delle leggi Bassanini dovevano via via passare a Provincie e Comuni, per lasciare alle Regioni il compito particolare di fare le leggi, le regole e i piani di larga scala. Due esempi lampanti: la legge regionale sull’attività di cava, del 1982, prevedeva che siano le province ad autorizzare le cave, ma una norma transitoria fissava l’entrata in vigore di questo passaggio di competenze al momento dell’approvazione del Piano Cave Regionale. E così dal 1982 ad oggi la Regione non ha mai approvato un Piano Cave, in modo da poter continuare a gestire la procedura di autorizzare o meno le richieste dei cavatori (con quali modi abbia svolto questa attività, forse ce lo dirà la vicenda giudiziaria in corso contro alcuni noti cavatori accusati di corruzione del funzionario regionale preposto alle autorizzazioni). La legge regionale sull’urbanistica del 1985 prevedeva che fosse la Provincia ad approvare i piani regolatori dei Comuni, dunque un ruolo fondamentale nel governo del territorio, sennonché il passaggio necessario per attivare questa funzione era l’approvazione del piano territoriale provinciale da parte della Regione. Ovviamente, la Regione si è ben guardata dal procedere all’approvazione. E si potrebbe continuare, con la gestione e l’assegnazione dei fondi comunitari, esclusiva della Regione in Veneto ma altrove delegate alle province, o con le pratiche amministrative in agricoltura (la domanda per il gasolio agricolo in Veneto va fatta in un ufficio provinciale della Regione, in Emilia e altrove se ne occupa la provincia), o con molto altro. Il punto è chiaro, la Regione Veneto è particolarmente inefficiente nello svolgere il proprio ruolo legislativo (vedi la paralisi sullo Statuto, il pasticcio sulle comunità montane unico in Italia, l’intrigo sul PRAC etc.), che è quello che  tra l’altro dovrebbe giustificare il trattamento privilegiato dei suoi consiglieri, mentre è efficientissima nel trattenere a sé tutte le funzioni possibili, anche quelle meramente amministrative, al solo scopo di rafforzare la propria funzione di centro di potere e di distribuzione di prebende. Vittime di ciò le province venete, che potrebbero fare più cose di quante ne fanno ora e che difficilmente le farebbero in maniera peggiore di quanto riesce a fare la Regione.

Un’ultima riflessione ci sentiamo di avanzarla sulla necessità che il Presidente di un ente come la Provincia sia eletto direttamente. In Italia si è avuto negli anni ’90 un rapido processo legislativo che ha introdotto l’elezione diretta per sindaci e presidenti di Provincia e Regione. Questo processo si è accompagnato con una progressiva personalizzazione della politica (il vezzo dei presidenti di Regione chiamati “Governatori” come in Texas, il protagonismo assoluto della figura del sindaco) spostando tutto il potere decisionale su queste figure monocratiche e svuotando di fatto il ruolo delle assemblee elettive. Questo modo di interpretare il confronto politico porta all’aumento delle spese di propaganda e pubblicità elettoralistica a spese del contribuente l’ente amministrato diventa anche il miglior strumento per costruire e alimentare il culto della personalità del capo dell’amministrazione. Tanto poi c’è la fumosa categoria della comunicazione pubblica con la quale cercare di coprire legalmente qualsiasi furbata propagandistica con soldi altrui. E allora si abbia il coraggio di guardare dentro i meccanismi che producono cattiva politica e spreco di risorse, e si cominci a ragionare se proprio dalle Province non si possa ricominciare a pensare ad un rapporto diverso tra eletti ed elettori, ad una ritrovata dignità e funzione delle assemblee elettive e ad una nuova sobrietà e serietà nella vita amministrativa. Si metta, quindi, in discussione l’elezione diretta del Presidente della Provincia.

Luca De Marco

stiamo con l’Upi, non con Muraroultima modifica: 2009-01-31T22:54:00+01:00da admin
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