Immigrazione, il blocco dei flussi falso problema

IMMIGRATO, CAPRO ESPIATORIO DELLA CRISI

di Maurizio Ambrosini 31.12.2008 dal sito lavoce.info

immigrati.jpgIn tempi di recessione, fermiamo i nuovi ingressi di lavoratori immigrati: è una proposta illusoria e dannosa. In primo luogo perché i decreti flussi non consentono l’arrivo di nuovi migranti, ma danno la possibilità di regolarizzare la propria posizione a chi è già in Italia e ha un lavoro. E una simile norma nulla potrebbe verso i lavoratori neo-comunitari. Quanto alle badanti, servono di continuo nuove forze per rispondere alla domanda. Si tratta però di una discussione utile alla propaganda politica perché individua un capro espiatorio delle difficoltà che si annunciano.

La proposta di bloccare i nuovi ingressi di lavoratori stranieri non è stata accolta, ma se ne è discusso e ha assunto un netto rilievo politico. Alla fine, si è comunque arrivati a una riduzione di 20mila unità negli ingressi programmati.

BRACCIA PER AGRICOLTURA E INDUSTRIA

È necessaria un’osservazione preliminare: l’Italia è uno dei pochi Stati europei ad ammettere esplicitamente e a programmare annualmente l’ingresso per ragioni di lavoro di immigrati che non siano altamente qualificati o destinati a ricoprire posti di lavoro stagionali. Rispetto ai contesti europei centro-settentrionali, il nostro mercato del lavoro, come quello di altri paesi dell’Europa meridionale, si è mostrato molto più bisognoso di manodopera per una serie di occupazioni, generalmente manuali, che non hanno più trovato una risposta adeguata nell’offerta di lavoro nazionale. Il nostro mercato del lavoro, in altri termini, richiede braccia in misura maggiore dei nostri partner continentali.

Con una recessione in atto, ci si può però domandare se non sia il caso di voltare pagina: i posti di lavoro disponibili, benché di mediocre qualità, dovrebbero essere lasciati agli italiani o eventualmente agli immigrati già regolarmente residenti che dovessero averne bisogno? Benché l’idea possa apparire ragionevole ed economicamente fondata, la sua applicazione sarebbe foriera di effetti perversi e risulterebbe di fatto irrealizzabile. Vediamo perché.

L’IPOCRISIA DEI FLUSSI

Primo e fondamentale problema. I decreti flussi, in realtà, non fanno entrare nuovi lavoratori, ma servono a regolarizzare lavoratori di fatto già entrati e inseriti nel mercato del lavoro italiano, presso imprese e famiglie. Lo hanno ammesso candidamente in Tv, vantandosene, gli ultimi due presidenti del Consiglio. Un anno fa sono state presentate domande di autorizzazione all’ingresso per circa 740mila persone, mentre soltanto 170mila hanno potuto regolarizzare la propria posizione. La sospensione del decreto avrebbe significato non arrestare gli ingressi, bensì annullare la possibilità di emergere e di entrare a far parte del mercato del lavoro legale. Il taglio di 20mila autorizzazioni non riduce i nuovi ingressi, bensì impedisce a 20mila persone già presenti e occupate in Italia di mettersi in regola. I lavoratori immigrati oggi irregolari, ma occupati, continuano a esserlo. E le imprese che li impiegano continuano a fare concorrenza sleale a quelle con lavoratori in regola. Contribuisce a questo esisto l’indebolimento delle ispezioni sui luoghi di lavoro, disposto dall’attuale governo,. Anche nelle famiglie, quanti non riescono a rientrare nei decreti flussi continuano a lavorare senza diritti, con sofferenza per loro e con riflessi negativi per salari e condizioni di impiego di altri.
Un freno alla possibilità di regolarizzarsi potrebbe avrebbe come effetto il rientro in patria? L’esperienza degli altri paesi riceventi, e dell’Italia di precedenti periodi difficili, come quello dei primi anni Novanta, non conforta questa previsione. È assai improbabile che l’immigrato che perde il lavoro per effetto della crisi, rientri in patria. L’emigrazione è un grande investimento, personale e familiare, ed è difficile che un migrante accetti di ritornare indietro sconfitto. La crisi inoltre colpisce anche le economie dei paesi d’origine, compromettendo la possibilità di aprire un’attività in patria o anche di trovare un lavoro.
Secondo problema. Ogni anno l’emanazione del cosiddetto “decreto flussi” sugli ingressi autorizzati è sollecitata dal ministero degli Esteri, perché serve come moneta di scambio con i paesi con cui abbiamo sottoscritto accordi per il rimpatrio degli immigrati espulsi, un’operazione già di per sé difficile e costosa, che in caso di mancata collaborazione diventerebbe pressoché impossibile. Alle ragioni economiche per l’apertura, si accompagnano dunque forti ragioni politiche, che toccano per di più uno dei punti più sentiti dall’opinione pubblica e più enfatizzati dall’attuale coalizione di governo.
Terzo problema. I decreti flussi autorizzano l’ingresso di lavoratori giuridicamenteextracomunitari. Una sospensione toccherebbe solo loro, non i lavoratori che provengono da paesi neo-comunitari, come Romania, Polonia, Bulgaria. Ci sono poi i ricongiungimenti familiari degli immigrati regolarmente residenti, che comportano l’arrivo di coniugi in età da lavoro: non va dimenticato che il 50,4 per cento degli immigrati sono donne. In un paese democratico, rispettoso dei diritti umani, difficilmente i ricongiungimenti possono essere fermati. È quindi abbastanza illusorio credere, o far credere, che con la sospensione del decreto flussi, si fermerebbe l’immigrazione. Più probabilmente, si sostituirebbe un tipo di immigrazione con un altro.
Quarto problema. Buona parte dei posti di lavoro che gli immigrati occupano non solo sono di modesta qualità, ma sono destinati essenzialmente a immigrati neo arrivati, senza famiglia, senza legami sociali, senza conoscenze del nostro paese. L’esempio tipico sono le assistenti domiciliari. Quelle che con un termine molto riduttivo delle effettive responsabilità loro affidate chiamiamo “badanti”. Queste lavoratrici, una volta ottenuto il sospirato permesso di soggiorno, di norma tendono a uscire da un ambito così costrittivo, pesante psicologicamente e inconciliabile con una vita privata normale. Appena possono, passano a lavorare in residenze per anziani, a impiegarsi come colf a ore e altro ancora. Servono quindi di continuo nuove forze per rispondere alla domanda. Per bloccare sul serio le assunzioni di nuove assistenti domiciliari dall’estero, bisognerebbe cambiare il modello di assistenza agli anziani, ma i costi sarebbero molto maggiori. Che siano sopportati dalle casse pubbliche o da quelle private, in tempi di crisi non sembra una soluzione destinata a fare molta strada. Non a caso, la quota di ingressi relativa alle assistenti domiciliari non è stata intaccata.
Quinto problema. Sappiamo che gli stili di vita non si adeguano subito e neppure automaticamente alle minori disponibilità di reddito. Per le idee relative ai lavori desiderabili, la vischiosità è ancora maggiore. Il lavoro, infatti, non è solo un modo per guadagnarsi da vivere, ma anche posizione sociale, immagine di se stessi di fronte agli altri. Non è affatto detto che gli italiani rimasti senza lavoro farebbero la coda per occupare i posti degli immigrati nei cantieri edili, nelle fonderie, negli allevamenti, nelle famiglie. In ogni caso, occorrerebbe parecchio tempo, mentre la manodopera, quando serve, come per esempio nelle attività stagionali legate all’agricoltura o al turismo, serve subito.
Per tutte queste ragioni, la proposta di chiusura delle frontiere era non solo ingannevole, ma dannosa. Ed è stata recepita solo parzialmente, in un gioco di mediazione puramente politica. Può però servire alla propaganda di partito, in questi tempi di crisi, perché individua i capri espiatori delle difficoltà che si annunciano. Non aiuta invece a perseguire gli interessi effettivi del paese.

Immigrazione, il blocco dei flussi falso problemaultima modifica: 2009-01-02T14:43:00+01:00da sdtv
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