Sinistra unita: l’attesa, e il lavoro, continua

Una grande assemblea che non ha sciolto il grande nodo

P1020112.JPGL’assemblea per le primarie delle idee di sabato scorso al teatro Ambra Jovinelli ha avto una modalità di svolgimento davvero innovativa. All’arrivo ognuno dei partecipanti riceveva un questionario da compilare, nel quale esprimere tra un ventaglio di 25 possibili definizioni di cosa è e cosa deve fare la sinistra la propria graduatoria di preferenza, e un modulo per la richiesta di intervento nell’assemblea. Tra i richiedenti sono stati estratti a sorte dei compagni e delle compagne che, alternandosi tra uomo e donna, hanno avuto tre minuti a disposizione per dire la propria. A dirigere l’assemblea e a segnare rigorosamente i tempi degli interventi il poliedrico Moni Ovaia. Pochi gli interventi programmati, nessun intervento dei dirigenti politici dei tre movimenti promotori dell’associazione per la sinistra.
L’intervento di Jorgen Klute in rappresentanza della tedesca “Die Linke”, che ha ricostruito il percorso di formazione del nuovo partito, (nato dalla fusione del movimento di Oskar Lafontaine, Lavoro e Giustizia sociale – Alternativa elettorale(WASG), fondato dopo la fuoriuscita dalla SPD in seguito alla rottura rispetto all’impostazione moderata del “Nuovo Centro” dell’allora capo del governo Schröder, con la PDS, erede del Partito Socialista della Repubblica Democratica Tedesca), ha indicato la probabile direzione di marcia verso la quale intende muoversi la neonata associazione per la Sinistra.
Il primo intervento è stato quello di Giuliano Giuliani, che ha con forza invocato la necessità di fare presto e se l’è presa con la teoria del partito leggero, una delle peggiori invenzioni della sinistra. Perché il partito leggero alla fine “è il partito dei banchieri, il partito dei cementificatori, il partito finanche della camorra”.
Dopo un avvio disturbato dal parziale funzionamento dell’impianto audio, nel pieno rispetto della tradizione di una certa sinistra irrimediabilmente scalcagnata e alle prese con il microfono come più infido e imprevedibile nemico di classe, l’assemblea si è via via riscaldata fino a raggiungere il climax allorché il compagno Maurizio Foglia di Ancona nel suo intervento ha “contestato” l’assemblea dando voce all’interrogativo di (quasi) tutti “perché questa non è già un’assemblea costituente ?”, arrivando fino alla provocazione di chiedere ai leader un atto irreparabile e chiamare a raccolta in un’altra stanza i presenti favorevoli alla nascita immediata del nuovo soggetto della sinistra. La platea è esplosa, scandendo in coro con entusiasmo “par-ti-to, par-ti-to”. Ma non c’era nessuno sul palco a poter raccogliere l’invocazione. Il solitario Moni Ovadia, autodefinitosi per l’occasione “Pippo Baudo della sinistra”, è stato ligio al compito affidatogli rispettando rigorosamente la scaletta stabilita.
L’urgenza del fare subito, la stanchezza e la sfiducia rispetto ai tatticismi dei dirigenti sono stati uno dei leit-motiv degli interventi, nei quali sono state ricordate anche le tante esperienze di percorsi di unità a sinistra, sia politici che concreti e materiali, come le case della sinistra, che vivono nel territorio, nonché la funzione vivificatrice del nuovo movimento degli studenti, al quale guardare con fiducia, senza pretese di rappresentanza ma con la massima apertura. Una compagna della FIOM di Brescia ha ricordato come proprio in quel territorio, così elettoralmente ostile alla sinistra, lo sciopero della CGIL abbia ottenuto la massima adesione nel paese. Una compagna della Brianza ha ricordato come lì sia urgente un osservatorio contro la mafia, perché alto è il livello di illegalità di origine interna ed esterna che lì si registra. Una psichiatra sottopagata in cooperativa ha ricordato la priorità della questione salute, e i guasti della tendenza all’aziendalizzazione del servizio sanitario, e ha invitato a guardare dentro le cooperative, primo che qualcun altro lo faccia, per vedere quali fenomeni di sfruttamento vi si nascondino.
Un giornalista de La7 ha riportato i termini della vertenza in atto nell’azienda, dove si intende procedere al licenziamento di un giornalista su tre, senza alcuna motivazione né trattativa e anzi puntando alla contrapposizione tra lavoratori precari e lavoratori “garantiti”; di fatto, dando il via alla dismissione definitiva della rete, che dopo altri due-tre anni di ridimensionamento chiuderà definitivamente, rafforzando con ciò il già potentissimo duopolio informativo.
L’intervento di Gianni Mattioli, storico leader dell’ambientalismo e dei primi verdi e ora coordinatore del Dipartimento Ricerca scientifica e Sostenibilità della Fondazione Di Vittorio, ha puntato sulle risposte alla crisi finanziaria e all’emergenza ambientale. La sinistra deve mettere al centro della propria prospettiva la costruzione di una società sostenibile. Dentro questa prospettiva trovano collocazione anche i valori storici della sinistra, quelli della solidarietà e dell’egualitarismo. La sinistra parte da subito in tutti i luoghi, e progettare il modello di vita alternativo.
In contrappunto, disallineato rispetto alla quasi totalità degli interventi, il direttore de Il Manifesto Gabriele Polo, che ha voluto rispondere al compagno Foglia, che aveva annoverato Il Manifesto tra quelli che “fanno finta di non capire” l’urgenza di costruzione del nuovo soggetto. Polo ha ricordato, piccato, che il Manifesto ha le ragioni della sua fondazione nella radiazione del gruppo fondatore da parte dell’allora grande partito della sinistra, il PCI, e ha affermato di avvertire ancora un certo fastidio per le idee non corrispondenti alle proprie. La questione dell’organizzazione, dunque del nuovo soggetto, secondo Polo viene solo dopo la discussione sulle finalità e sui programmi. E ha chiuso ricordando che la sinistra non può chiedere all’informazione di fare propaganda.
Alla fine del lungo e partecipato dibattito, il conduttore Ovadia ha annunciato le prossime tappe del progetto di costruzione dell’associazione per la sinistra. Qualcuno del pubblico ci ha provato a dire “allora decidiamo qualcosa ?”, ma era fuori scaletta. Il percorso stabilito prevede che a gennaio vengano redatti statuto e carta di intenti dell’associazione. Poi a febbraio una presenza su tutte le piazze e a fine febbraio l’atto fondativo dell’associazione. Se poi sarà di più di un’associazione, questo non si sa.

Alla fine della fiera, il meccanismo partecipativo dell’assemblea di sabato ha funzionato come esperimento di un nuovo, interessante modo di discutere e di costruire politica a sinistra, ma con dei limiti non da poco. L’assenza degli interventi dei leader politici ha fatto in modo che nessuno abbia preso impegni su nulla. Le posizioni di Fava le si doveva leggere su L’Unità, la risposta di chiusura e di dilazione all’infinito dell’ora x per il nuovo soggetto di Vendola è stata affidata ai giornalisti e non ai convenuti, il disinteresse di Grazia Francescato per un nuovo cartello elettorale delle sinistre lo si legge oggi su Il Manifesto. A cosa serva questa creatura ambigua che è l’associazione per la sinistra nessuno lo ha chiarito. Il percorso futuro della costruzione dell’associazione è stato stabilito al vertice prima dell’assemblea, il cui svolgimento non ha per nulla condizionato le conclusioni.
La consapevolezza che il tempo delle scelte era ieri certo non mancava, e anche la consapevolezza che davvero questa è l’ultima occasione. Come ha detto in chiusura Ovadia, se falliamo questa volta i nostri posteri sono autorizzati a sputare sulle nostre tombe. Ma il male oscuro della sinistra italiana, questa cupio dissolvi che merita una analisti psichiatrica prima che politica, neanche questa volta è stato vinto. L’interrogativo vero e ancora forte è allora: fino a quando si può continuare ad abusare della pazienza di tanta parte del residuo popolo della sinistra, prima che anch’esso rinunci per sempre all’esistenza in Italia di una sinistra decente ?

Luca De Marco

Sinistra unita: l’attesa, e il lavoro, continuaultima modifica: 2008-12-15T00:05:00+01:00da sdtv
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