DIRITTO AL CREDITO, LA BATTAGLIA DELLA BANCA ETICA

Francesco Tartini *

Quando parliamo di Diritti Umani il pensiero corre immediatamente alle grandi conquiste civili in difesa della vita e della dignità delle persone, che l’Europa ha raggiunto con l’abrogazione della pena di morte e della tortura, o al superamento delle discriminazioni razziali e religiose, alle libertà di pensiero e di azione, alle garanzie offerte da un sistema giudiziario indipendente e imparziale che, almeno sulla carta, distinguono le grandi dittature dai sistemi totalitari.  Non altrettanto spontanea è l?associazione tra Diritti Umani e accesso al Credito.  Eppure basta rifletterci un attimo per capire che l’affermazione in concreto dei diritti fondamentali sanciti dalla Dichiarazione Universale, come il diritto a non versare in situazione di schiavitù (art. 4), il diritto ad un effettivo ricorso al Tribunale (art. 8) il diritto a fondare una famiglia (art. 16) il diritto ad una proprietà privata (art. 17) il diritto alla sicurezza sociale (art. 22) il diritto alla salute, al benessere, all’alimentazione ed alla casa (art. 25) il diritto all’istruzione (art. 26) e così via richiede un livello minimo di disponibilità economica.  Senza tale disponibilità, come ci ricordano quasi quotidianamente le migliaia di disperati che mettono a repentaglio la propria vita lungo le piste del Sahara e nelle carette del mare che solcano il Mediterraneo, ancor oggi quei diritti fondamentali che sessant’anni fa venero solennemente affermati per rivendicare il primato della dignità dell’Uomo dopo le barbarie della prima e della seconda guerra mondiale, sono destinati a rimanere irrealizzati.  Ne consegue che anche l’accesso al credito è un Diritto Umano primario, e solo il suo effettivo esercizio consente in concreto la tutela e l’affermazione di ogni altro diritto fondamentale.  E’ questo il principio ispiratore della cosiddetta finanza etica, giunta finalmente all’attenzione dell’opinione pubblica internazionale dopo il Nobel per l’economia conferito nel 2006 a Muhammad Yunus, fondatore della bengalese Grameen Bank e del moderno microcredito e che nel nostro Veneto, affondando le radici nel movimento cooperativo di fine ottocento e in quello più recente del commercio equo e delle mutue autogestite, ha visto nascere a Padova l?8 marzo 1999 la prima Banca Etica Italiana.  L’art. 5 dello Statuto di Banca Etica afferma espressamente che il credito, in tutte le sue forme, è un diritto umano. Come tale deve essere reso accessibile a chiunque, a cominciare da quei soggetti che, in assenza di garanzie patrimoniali, sono comunemente considerati «non bancabili».  Tra le migliaia di finanziamenti erogati da Banca Etica nel rispetto di questo principio basterà ricordare le forme di microcredito per le fasce deboli della popolazione, attuate in convenzione con la Caritas Italiana, o il sostegno alle cooperative sociali che in Sicilia ed in Calabria stanno creando nuovi posti di lavoro nelle aziende agricole confiscate alla mafia. Al traguardo del primo decennio di attività oggi Banca Popolare Etica è una realtà finanziaria di assoluto rispetto, che conta quasi trentamila soci, 12 filiali e una rete di banchieri ambulanti che copre l?intero territorio nazionale, una capacità di raccolta del risparmio che ha da tempo superato i 500 milioni di euro.  Nel contesto dell’attuale crisi finanziaria, ove vengono al pettine i nodi di un sistema che per anni ha esaltato, con il mito di facili guadagni, una finanza d’azzardo del tutto scollegata dall?economia reale, Banca Popolare Etica è una realtà in controtendenza che gode di un altissimo tasso di fiducia da parte del risparmiatore.  Oggi Banca Etica è praticamente sommersa da richieste di accensione di nuovi depositi e di trasferimento mutui e, con la stessa lucida preveggenza che negli annì90 ha guidato i suoi soci fondatori a realizzare un obiettivo che veniva visto con sufficienza, se non anche con commiserazione, dal sistema economico italiano, si sta preparando ad una nuova sfida, quella di assumere dimensioni ed operatività a livello europeo.  Appena una settimana fa amministratori, soci e dipendenti si sono confrontati su questa prospettiva nel corso dell’annuale incontro nazionale di Montegrotto.  Dopo due anni di lavoro assieme alla cooperativa finanziaria francese la Nef (Nouvelle Economie Fraternelle) nata 30 anni fa dal movimento steineriano e che oggi raccoglie circa 20.000 soci, ed alla Fondazione spagnola Fiare (Fondazione Investimento e Risparmio Responsabile) nata nel 2001 a Bilbao, Banca Etica Europa è un progetto ormai avanzato, con gruppi di lavoro che hanno già completato il percorso di stesura dello statuto, di definizione della governance e di armonizzazione dei sistemi informatici, per approdare entro il 2010 a quella che sarà la prima Cooperativa transazionale dedicata all’esercizio dell’attività creditizia.  Il tutto nel quadro di una rete di rapporti tra una trentina di banche e società finanziarie ispirate alla finanza etica ed attive anche in Germania, regno Unito, Svizzera, Norvegia, Danimarca, Belgio, Olanda, che da un decennio si confrontano in Febea, la Federazione Europea delle Banche Etiche, e quindi con buone prospettive di sviluppo di Banca Etica Europa anche in altra paesi del vecchio continente.  Un segno di speranza per le organizzazioni del terzo settore e della coopeazione internazionale, per gli enti pubblici e per i cittadini europei responsabili che oggi festeggiano il sessantesimo compleanno della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo continuando a lavorare affinché questi diritti, grazie anche ad una sana e responsabile leva creditizia, possano finalmente trovare una piena attuazione.

(*Coordinatore Provinciale dei Soci di Banca Popolare Etica)

DIRITTO AL CREDITO, LA BATTAGLIA DELLA BANCA ETICAultima modifica: 2008-12-12T07:54:00+01:00da sdtv
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