legge elettorale e politica

Continua il braccio di ferro tra i partiti e interno ai partiti sul tema della legge elettorale. Quando si cambiano le regole del voto a pochi mesi dal voto, è evidente che l’unico criterio è quello della convenienza, non certo quello di scegliere il sistema in sè migliore. La questione fondamentale è quindi mettersi d’accordo su chi favorire e chi sfavorire con il sistema che si va a sciegliere. Finchè si tratta di penalizzare la sinistra, PD e PDL si mettono facilmente d’accordo. Ma poi vien fuori la questione dell’UDC, che il PD aspira ad avere come alleato,e i rapporti di forza interni al PDL tra FI e AN. Senza le preferenze, Silvio farebbe delle liste penalizzanti per il partito di Fini, secondo la proporzione depositata dal notaio (70% a FI, 30% a AN). Lo stesso accadrebbe dentro il PD, con Veltroni, o meglio Bettini, padroni assoluti delle liste, e quindi dei rapporti di forza tra le componenti interne. Ecco perchè la partita sulle europee è tutta politica. Berlusconi tenta orasi stanare Veltroni, e di tornare all’accordo di fondo stretto con il leader del PD, quello di farsi le regole su misura di un bipartitismo che li vedrebbe capi incontrastati e incontrastabili dell’intero sistema politico italiano. vediamo come raccontano queste trame i giornali di oggi

LA REPUBBLICA 

 

CLAUDIO TITO ROMA – «Veltroni ci dica cosa vuole. Esca allo scoperto. Perché fino ad ora non ha spiegato niente. E si assuma anche lui la responsabilità della riforma». Silvio Berlusconi insiste sul “prendere o lasciare”. Non vuole rinunciare ad una nuova legge elettorale con lo sbarramento e senza le preferenze. Però, vuole che metta la firma su quel progetto anche il Pd. «Loro me l`hanno chiesto – ripete ai fedelissimi il presidente del Consiglio -. E stato Veltroni a chiedermi a maggio scorso di fare questo tipo di riforma e mi ha pure chiesto di farlo in silenzio». La situazione, però, anche per il Cavaliere a questo punto è cambiata. In primo luogo per la posizione assunta dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, e dai “colonnelli” diAlleanza nazionale. Per il richiamo netto lanciato l`altro ieri dal capo dello Stato, Giorgio Napotitano. Ma soprattutto è peggiorato il contesto complessivo in cui opera il governo. Le prospettive economiche segnano il profondo rosso, i margini per agire a favore dei redditi e dei consumi si sono ridotti, le polemiche sulla riforma scolasticasi sono trasformate in un incendio sociale. «Quindi – è stato il ragionamento esposto ieri ai suoi e confermato ai vertici della Lega – non c’è alcuna necessità di affrontare da solo lo scontro anche sulla legge elettorale europea. O il Pd ci sta sulla mia proposta oppure niente». Piuttosto che inserire la riforma nel paniere dei potenziali fattori che tagliano la popolarità del centrodestra, preferisce dunque lasciare tutto invariato. «Perché mettersi tutti contro, compreso il presidente della Repubblica, con il pericolo che le polemiche raggiungano l’opinione pubblica così come la vicenda della scuola?». Senza contare che gli uomini che per lui stanno seguendo la vicenda (Elio Vito, Donato Bruno, Gaetano Quagliariello) hanno fatto notare che il “voto segreto” annunciato da Fini può trasformarsi davvero in una trappola. La “fronda” di An e dei “piccoli” potrebbe ingrossarsi e l’inquilino di Palazzo Chigi non intende presentarsi ad appuntamento al buio. Un passo falso, infatti, potrebbe rivelarsi “letale” per il governo proprio mentre si discutono in contemporanea la Finanziaria 2009 e le misure anti-crisi. «Tanto vale lasciare tutto così com`è», ripete. Il premier, infatti, è convinto che alle europee di maggio i rischi principali li correranno i democratici e gli uomini di Alleanza nazionale. Con l’attuale sistema, «io comunque vincerò». Ma riemergerà da una parte il ruolo di Rifondazione comunista e di tutta la sinistra radicale. Dall’altra quello della Destra di Storace…………….. Se i “colonnelli” di Via della Scrofa fanno sentire la loro voce sicuri che con le preferenze avranno la meglio sui candidati di Forza Italia, Berlusconi ha iniziato a far sapere che non solo si presenterà come capolista in tutte le circoscrizioni ma sarà lui personalmente ad avallare ogni singola candidatura. Magari introducendo qualche forma di “incompatibilità” che possa mettere i pesi ai “mietitori” di preferenze. Non vuole insomma ritrovarsi a Strasburgo un gruppo Pdl “aennizzato. …………………..

IL CORRIERE

Paola Di Caro: « È evidente che il progetto di legge per le elezioni europee, proprio per la sua rilevanza politica, necessita della convergenza più ampia possibile delle forze parlamentari. Auspichiamo perciò che il Parlamento continui a lavorare per ricercare ogni soluzione possibile. Ma è altrettanto evidente che in mancanza di una convergenza si voterà con la legge attuale». Una promessa o una minaccia? Un po` tutte e due, perché se il capogruppo del Pdl Fabrizio Cicchitto fa capire che un accordo è possibile solo mantenendo fermi i punti della legge e correggendo le virgole, il portavoce del premier Paolo Bonaiuti è diretto: «E adesso vedremo cosa vuole veramente Veltroni…». Sì perché nel centrodestra sono convinti che il leader del Pd sia quello che ha più da perdere dal mantenimento della vecchia legge, che non avendo soglia di esclusione permetterebbe a forze della sinistra antagonista oggi fuori dalle camere l`ingresso al Parlamento europeo (e la sottrazione di voti ai Democratici), e creerebbe l`impossibilità per il segretario di formare le liste in splendida solitudine. Ma dal Pd rispondono con fermezza: «Non cediamo ai ricatti», al tono «minaccioso» di una nota che vuol dire «prendere o lasciare», perché – assicurano dall`entourage di Veltroni anche se la frammentazione è un problema che andrebbe risolto, «noi non abbiamo paura» di votare con la vecchia legge. Chi certo non ce l`ha è l`Udc, che si è battuto con le unghie e con i denti contro un testo che – secondo molti nel centrodestra – Berlusconi voleva a tutti i costi anche per risolvere il suo conto aperto con il vecchio alleato, rendendogli quasi impossibile l`accesso a Strasburgo.In questo braccio di ferro, per conoscere il destino della legge bisognerà attendere la giornata di oggi, quando Berlusconi incontrerà Fini per fare il punto sui lavori parlamentari, per capire quale potrebbe essere il vero atteggiamento di An se si andasse al voto segreto, per verificare se esiste un`ipotesi di mediazione accettabile. Se non ci fosse la certezza della vittoria, la strada del testo sembra segnata: o il ritiro di fatto con il rinvio in commissione, o una calendarizzazione così avanti nel tempo da non permetterne l`approvazione in tempo utile per il voto del 2oo9.

LA STAMPA

AMEDEO LA MATTINA ROMA La riforma dei sistema elettorale Messo alle corde dalle divisioni della sua stessa maggioranza, Berlusconi batte in ritirata sulla legge elettorale per le Europee.

..Ormai è quasi certo che la proposta del Pdl finirà su un binario morto e la prossima primavera si voterà per l`Europarlamento con il sistema vigente che non prevede nessuna soglia di sbarramento e ha le preferenze.E` logica conseguenza, spiegano i collaboratori del Cavaliere, di una nota del presidente del Consiglio. «E evidente che il progetto di legge per le europee, proprio per la sua rilevanza politica, necessita della convergenza più ampia possibile delle forze parlamentari. Auspichiamo perciò – ha detto il premier – che il Parlamento continui a lavorare per ricercare ogni soluzione possibile. Ma è altrettanto evidente che in mancanza di una convergenza si voterà con la legge esistente». Berlusconi avrebbe voluto eliminare gli «anacronismi» di questa legge con uno sbarramento al 5% e nessuna preferenza. Ma una cinquantina di deputati della maggioranza (molti di An-Alemanno, di area ciellina-Formigoni, cattolici come il sottosegretario Giovanardi) non credono alle virtù dei loro leader. Anzi pensano che le «nomine» dall`alto servano solo a militarizzare i partiti: e andando verso il futuro Pdl è meglio creare cordate e correnti per meglio difendersi. Il più scatenato in questa direzione è il sindaco di Roma, insieme a tutti quei deputati rimasti senza cariche parlamentari e governativi. Ieri, per fare un esempio, una ventina di parlamentari di An hanno sottoscritto un emendamento che propone due preferenze. Ai «ribelli» del Pdl bisogna aggiungere tutti i parlamentari dell`Mpa del governatore siciliano Lombardo e la Lega , che preferirebbe uno sbarramento del 4% per mettersi al sicuro. Ieri pomeriggio anche Bossi, incontrando Berlusconi, ha detto che è meglio lasciar perdere. «Non facciamoci del male e lasciamo la legge elettorale così come è», spiega il berlusconiano Mario Valducci. Dunque, con questa fronda in casa, per Berlusconi affrontare il voto sulla legge europea a scrutinio segreto è una cabala. «E poi – ha detto il premier in un vertice a Palazzo Grazioli -In questo momento ho altro per la testa». La crisi economica, soprattutto, e le misure necessarie da prendere. «Se Veltroni si vuole suicidare faccia pure:il 30% per rimanere segretario del Pd se lo può scordare». All’incontro con Berlusconi c’erano il ministro Elio Vito, il capogruppo Cicchitto, il presidente della commissione Affari costituzionali Donato Bruno, il vicecapogruppo Pdl del Senato Quagliariello e il relatore del provvedimento Calderisi. Sono stati loro, conti alla mano, che hanno fatto presente al Cavaliere che la maggioranza rischia di andare sotto. E che in questa fase di scontro duro con il Pd, è difficile una compensazione con i voti dei veltroniani contrari (nel segreto dell’urna) alle preferenze e favorevoli ad uno sbarramento alto. Si sono anche valutate modifiche di compromesso: un mix di liste bloccate e le preferenze. Ma Berlusconi dì preferenze non vuol sentire parlare. Spera piuttosto che Fini, per il quale avrebbe usato parole dure durante l`incontro a Palazzo Grazioli, riesca a convincere i deputati di An a rientrare nei ranghi…

legge elettorale e politicaultima modifica: 2008-10-30T10:38:00+01:00da sdtv
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