la sola del Governo sulla sicurezza

Il Governo deve molta della sua popolarità al decisionismo dimostrato in materia di sicurezza. Ma, oltre ai tagli al bilancio che ridurranno le capacità operative delle forze dell’ordine, anche il pacchetto sicurezza si è rivelato una patacca. I provvedimenti del Governo, animati da spirito xenofobo e inutilmente autoritari, non hanno retto all’esame dell’Europa ed oggi ne resta ben poco. Per esserne informati, bisogna purtroppo rivolgersi alla stampa estera.
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Che fine fa il pacchetto sicurezza?

Il settimanale britannico The Economist scrive che Bruxelles ha bocciato le principali norme dei provvedimenti su cui Berlusconi ha basato la propria campagna elettorale. Resta in piedi solo lo spot dei militari per le strade delle principali città.

Le avanzate – o presunte tali – hanno sempre l’accompagnamento della fanfara; le ritirate sono sempre in silenzio. Per questo le bocciature europee collezionate dal governo Berlusconi e soprattutto dal ministro dell’interno Roberto Maroni passano sottotraccia.
Nel numero di venerdì 24, il settimanale britannico The Economist – costante critico di Berlusconi – riassume in un articolo la situazione del pacchetto sicurezza che il governo aveva iniziato a varare fin dalla prima riunione del consiglio dei ministri, a maggio di quest’anno. «Nei cinque mesi da quando Berlusconi ha promesso di ‘garantire il diritto degli italiani a non aver paura, il suo pacchetto sicurezza è stato ridimensionato dagli euroburocrati di Bruxelles e cancellato dal contatto con la realtà – scrive l’Economist – Anzi, è diventato il paradigma delle difficoltà che i governi europei si trovano di fronte se cercano di introdurre misure del tipo che piacciono agli elettori».
L’articolo esamina uno per uno i quattro punti principali del pacchetto e conclude che di essi solo l’impiego dei soldati in funzione di polizia è stato effettivamente introdotto. L’ultima a cadere, tra le roboanti sparate del governo, è stata quella che prevedeva la prigione – fino a quattro anni – per i migranti irregolari: «Il ministro dell’interno di Berlusconi, Roberto Maroni, ha detto a una commissione parlamentare lo scorso 15 ottobre che ci saranno multe, ma non la prigione. Maroni ha instito che l’obiettivo principale della legge, rendere illegale l’immigrazione irregolare, e quindi consentire ai giudici espulsioni più rapide, rimane». Il problema, fa notare l’Economist, riprendendo le critiche piovute sul pacchetto sicurezza da chiunque avesse a che fare con i problemi dei migranti, è che spesso gli irregolari arrivano senza documenti e dichiarano una diversa nazionalità, così quando le autorità di un determinato paese smentiscono, «le autorità italiane non hanno dove mandarli». Gli accordi per l’espulsione immediata, inoltre, «creano preoccupazione per i diritti dei richiedenti asilo».
Nella stessa audizione, Maroni ha annunciato anche un secondo «ridimensionamento», cioè la fine del provvedimento che prevedeva l’espulsione automatica per i cittadini dell’Ue che non possono provare di avere un reddito adeguato per rimanere in Italia. Di nuovo, le critiche erano giuste, questo provvedimento si scontra con le direttive europee sulla libera circolazione dei cittadini: «Il Commissario europeo alla giustizia, Jacques Barrot il mese scorso ha avvisato che ‘in pochissimo tempo’ sarebbe stata avviata una procedura d’infrazione contro l’Italia». Barrot, secondo l’Economist, sarebbe alquanto scontento della legislazione che l’Italia sta preparando e che secondo i funzionari di Bruxelles, le norme europee non prevedono né un reddito minimo, né l’espulsione di un cittadino da uno stato membro all’altro, se non in casi molto specifici. Il terzo elemento del pacchetto era la previsione dell’aggravante di «clandestinità» in caso di reati commessi da migranti. In origine doveva essere applicata anche ai cittadini Ue, ma il 19 settembre – scrive l’Economist – una delegazione del parlamento europeo «ha avuto assicurazioni da Maroni che questa norma non sarà applicata ai cittadini comunitari».
Il fallimento, insomma, difficilmente potrebbe essere più completo. Soprattutto, l’Economist segnala la questione culturale e politica – nel senso più alto del termine – che sta alla base della debacle dei provvedimenti del governo italiano: «Quello che molti nella maggioranza di Berlusconi sembrano non capire è che la direttiva sulla libertà di circolazione, entrata in vigore due anni fa, da ai cittadini europei [mendicanti e poveri inclusi] sostanzialmente gli stessi diritti dei locali. La politica del ‘noi’ e ‘loro’ nell’Ue non si applica più. Eccetto, ovviamente, in campagna elettorale».

la sola del Governo sulla sicurezzaultima modifica: 2008-10-27T00:47:08+01:00da sdtv
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