Crisi finanziaria

925845559.jpgCrisi finanziaria, Tremonti e Berlusconi socializzano le perdite e privatizzano i profitti

di Alfiero Grandi*

Non è in discussione l’esigenza di misure urgenti per garantire i risparmiatori ed evitare il tracollo dell’attività economica in conseguenza della crisi finanziaria. Anzi ce ne sarebbe bisogno, ma in realtà la sostanza delle misure adottate dal Governo con tanto sussiego sono in realtà un sostegno alle banche. In altre parole è lo stesso difetto delle misure di Bush, il centro del sostegno sono le banche.

E’ sbagliato e immorale che le risorse dello Stato, cioè di tutti, siano messe a disposizione delle banche arrivando addirittura a chiarire, come fosse ovvio, che l’intervento pubblico di salvataggio rinuncia in partenza a dire la sua sul futuro delle banche oggetto di intervento e perfino sui destini dei  manager che hanno sbagliato.

Se lo Stato italiano dovesse metterci 20 o più miliardi di euro dovrebbe pretendere di essere proprietario del corrispettivo che ci mette, almeno quanto gli altri paesi europei che infatti non temono di acquisire proprietà in cambio dei soldi spesi in soccorso e arrivano a dire la loro sui dirigenti che vengono ovviamente cambiati. Invece no, qui si finge che il mercato funziona e si garantisce in pratica che il soccorso (gratuito) durerà il minimo indispensabile.

Per di più questa era l’occasione per sbloccare parte delle riserve della Banca d’Italia in oro che potrebbero servire a finanziare la ripresa e anche a garantire un riassetto del sistema bancario. Invece no, della rivalutazione legata ai prezzi reali di mercato e della vendita graduale dell’oro in eccedenza della Banca d’Italia (perché non legato a vincoli europei con la BCE ) non si parla al solo fine di proseguire la politica restrittiva che ha dimostrato ampiamente di essere un vero e proprio cappio al collo dell’Italia e dell’Europa.

In sostanza se di soldi ci sarà bisogno ma non c’è alcun bisogno di prenderli dalle casse dello stato, cioè di tutti noi, perché le riserve in oro di Banca d’Italia sono maggiori di molti miliardi di euro di quanto occorre per i compiti di istituto legati alla BCE ed è ridicolo che vengano accampate le solite resistenze corporative. In realtà il rifiuto ad usare queste risorse si spiega solo con la pervicace volontà di mantenere una politica restrittiva ad ogni costo per giustificare i tagli.

Inoltre ogni euro alle banche deve avere un corrispettivo pubblico, cioè partecipazioni azionarie che pesano in tutti i sensi, inoltre la protezione deve essere verso i risparmiatori e non verso gli affaristi. Per di più che fine ha fatto la limitazione dei compensi ai manager decisa negli USA ?

La destra conferma sé stessa e regala sostegno a chi ha le responsabilità della situazione ma nega sgravi fiscali ai lavoratori e ai pensionati che sono indispensabili per rimettere in moto l’economia e salvaguardare redditi già fin troppo provati.

Infine il Governo parla di misure ma dimentica di cancellare quelle che ha già prese che hanno già consentito un maggiore intreccio tra banche e imprese, esattamente il contrario di quello che fu fatto dopo la crisi del 1929. Ve ricordato che dal 1992 è in vigore una legislazione che consente alle banche di occuparsi di tutto, anche qui esattamente il contrario dell e misure di garanzia ecise dopo la crisi del 1929. Occorre un concerto in Europa e a livello mondiale sulle misure da adottare per la crisi finanziaria ma questo non assolve il Governo italiano da misure che vanno nella direzione contraria.

* della Direzione di Sd

vedi il blog di alfiero grandi: www.alfierograndi.it

vedi precendente articolo di Grandi sulla crisi finanziaria: profondo rosso.doc

Crisi finanziariaultima modifica: 2008-10-10T10:13:00+02:00da sdtv
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