Federalismo: quanto ci costi ?

da aprileonline.info, 12 settembre

Dopo i proclami del governo e le fanfare lumbard, la riforma federale resta ancora “nuda”, nella totale incertezza sui costi e le coperture.  mentre si intravedono le prime insidie a carico dei cittadini. Ne parliamo con Marigia Maolucci, del coordinamento Settori produttivi Cgil nazionale

Il federalismo costa, non è un’operazione di risparmio, è un investimento. Questo costo qui è a carico di chi? È a carico dello Stato, è a carico delle regioni meridionali, è a carico delle regioni a statuto speciali (che in un’ipotesi federale diventano come tutte le altre)? Domande alle quali il governo continua a non rispondere mentre Bossi si auto proclama salvatore del Nord. Ne parliamo con Marigia Maolucci, del coordinamento Settori produttivi Cgil nazionale, già segretaria confederale con la responsabilità sul fisco e la politica economica.

Un tuo primo giudizio sul federalismo fiscale varato da palazzo Chigi…
Il problema vero, come anche molti giornali commentano già dicono, è che siamo di fronte ad un’intesa di carattere politico che serve a far fare una manifestazione alla Lega con il vantaggio del risultato ottenuto e, soprattutto, serve a rimuovere il dissenso realizzatosi intorno al Pdl su Ici, Service tax, tasse aggiuntive etc.
Mettono una finta parola fine sulla tassa degli immobili e sostanzialmente rimandano alla Finanziaria le cifre vere. Perché il federalismo è fondamentalmente una questione di numeri attraverso i quali riusciamo tutti a valutare se il fondo perequativo, la compartecipazione i diritti universali e la solidarietà del federalismo sono tradotti in scelte concrete. Qui di numeri non ce n’è neanche uno e quindi ci troviamo davanti a delle chiacchiere…2124867245.jpg

Chiacchiere che contengono però già le prime insidie per le tasche dei cittadini…
Sì, perché è vero che non c’è più nulla che somigli alla tassa sugli immobili o al ripristino dell’Ici o alla tassa sui servizi, però è anche vero che quand’anche cancelli l’Ici, ma al suo posto individui delle tasse di scopo o la possibilità – peraltro già prevista – di modificare le aliquote delle addizionali, è chiaro che fai ritornare quella tassa sugli immobili con un altro nome.
Insomma il governo deve farci capire come intende affrontare il problema del federalismo e dell’opportunità che il federalismo può rappresentare, mantenendo e riqualificando il livello dei servizi e non aumentando le tasse.
Questo nodo continua a non essere risolto. È inutile che ci dicono che le tasse non devono aumentare perché i casi sono due: o diminuisce la spesa – e non è detto che la diminuzione della spesa sia sempre e comunque un fatto positivo. Lo è nella dimensione in cui si tratta di una riduzione degli sprechi e delle spese inutili. Non lo è quando la riduzione della spesa significa che vengono sottostimate le prestazioni essenziali e la loro rispondenza ai diritti universali, stabiliti dalla Costituzione nei settori del welfare, della scuola e dell’assistenza.

L’attacco all’assistenza sanitaria, alla scuola pubblica, non sono segnali piuttosto chiari di dove si pensa di fondare la riduzione della spesa pubblica?
Certamente. Ma questi sono attacchi già presenti nell’impostazione della legge Finanziaria. Quello che si prefigura come un attacco organico a seguito del federalismo è che se si stabilisce che le prestazioni essenziali, quelle relative ai settori costituzionalmente garantiti , quelli per i quali tutti i cittadini devono essere uguali al di là delle regioni in cui vivono, quella spesa che si garantisce a tute le regioni o è sottostimata e quindi ti consente dei risparmi ma perché è sottostimata e quindi ridotta la prestazione del diritto oppure – che è una cosa che si può guardare solo a numeri presenti, oppure che questa ricerca della spesa standard invece della spesa storica (che è una cosa, questa sì condivisibile) bisogna cercare di capire come viene calcolata.
Uno dei nodi fondamentali di questa legge è come si calcola la spesa standard, vale a dire la spesa ottimale rispetto alla prestazione di un servizio (mentre la spesa storica può incorporare inefficienze e sprechi). Come si determinano i costi standard? Quanto tempo ci vuole di passaggio da una spesa storica ad un corso standard? Quanti sono gli interventi attivi perché le regioni con maggiori difficoltà, che sono poi come è evidente le regioni del Mezzogiorno, possano recuperare efficacia nella spesa? D’intervento attivo in questa direzione non ce n’è traccia e questo ci fa pensare, per tutte le ragioni che dicevo prima che, ovviamente, chi paga questo federalismo sono sostanzialmente i più deboli. Sia dal punto di vista geografico, e quindi le regioni meridionali, sia anche dal punto di vista sociale, perché anche nella regione più ricca la diminuzione nella prestazione dei diritti essenziali va a carico dei cittadini più deboli.

Federalismo: quanto ci costi ?ultima modifica: 2008-09-13T16:17:00+02:00da sdtv
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