C’È BISOGNO D’OPPOSIZIONE

 

1288674039.jpgEra prevedibile che la nomina di Giuliano Amato a Presidente della Commissione «bipartisan» voluta dal nuovo Sindaco di Roma Alemanno, riportasse al centro del dibattito il problema dell’opposizione e del dialogo fra le forze politiche. Penso che i tanti che considerano  questo dialogo, come il toccasana per i nostri problemi, abbiano dimenticato troppo presto l’atteggiamento rabbioso, violento, insultante, del centrodestra, istancabile nel rendere impossibile il lavoro del Senato, al tempo del governo Prodi. Si sono dimenticate troppo presto le scene da bassa osteria andate in onda nell’aula parlamentare, gli insulti a Rita Levi Montalcini e ai presidenti emeriti Scalfaro e Ciampi, rei soltanto di compiere scrupolosamente il loro dovere. In un Paese civile e democratico gli artefici di una tale opposizione sarebbero finiti male, fuori della politica che dovrebbe essere fatta da persone competenti e rispettose e invece li ritroviamo, nel nuovo governo Berlusconi, titolari di alte cariche dello Stato e di ministeri chiave Ritroviamo Schifani, presidente del Senato, che raccoglie solidarietà trasversali se subisce attacchi molto più miti di quelli che lanciava alla”rovinosa maggioranza di centrosinistra» che, secondo lui,”ha messo l’Italia in ginocchio» tanto che i suoi hanno già dimostrato che, nel tentativo di rialzarla l’hanno, invece, ridotta alla crescita zero. Ritroviamo Alemanno sindaco di Roma, uno con la croce celtica e che ha avuto il pieno sostegno di tutte le minoranze fasciste, uno che vuole intestare una Via di Roma ad Almirante, uno che i soldati li ammette solo nei quartieri poveri dove, evidentemente tutti so brutti, sporchi e cattivi, uno che voleva arrestare coloro che frugano nei cassonetti alla ricerca di qualcosa da mangiare. Ma, questo punto, è doveroso porsi una domanda. Perché alcuni personaggi del centrosinistra (mi riferisco a Giuliano Amato, a Franco Bassanini e a qualche altro che si sta agitando) si mettono in corsa verso le stanze di Alemanno o verso quelle del ministro Calderoli, membro influente della premiata ditta «I quattro saggi di Lorenzago» che già in passato ha tentato di regalare agli Italiani lo stravolgimento della Costituzione Repubblicana? Incombe la questione del dialogo, del fare un sacco di cose insieme, maggioranza e opposizione «per il bene dell’Italia». Come uscirne? Ce lo sta dicendo Enrico Letta, che, nelle primarie, si era candidato a segretario del partito democratico:»…l’antiberlusconismo è definitivamente archiviato. Tutti si stanno interrogando sul post-berlusconismo e noi dobbiamo essere tra quelli.«Beata incoscienza! Devo dar ragione a Furio Colombo che sull’Unità ribadisce che essere post-berlusconisti mentre Bellusconi comincia appena a governare è come proclamarsi post-fascisti negli anni trenta. Non vorrei ripetermi, ma il vero pericolo è quello di cadere nella nota sindrome del «cavallo di Troia» dimenticando che nelle cittadelle avversarie i cavalli sono sempre rimasti fuori. Il «bene dell’Italia», non sarebbe meglio garantito da una tenace, chiara, corretta ma implacabile opposizione che tenga alta e ben distinta l’identità diversa di chi si oppone? A questo punto credo sia necessario e urgente porsi il problema del rilancio del centrosinistra e dei relative partiti. L’intera architettura istituzionale, disegnata dalla Costituzione, fondata sulla divisione e il bilanciamento dei poteri, sulla partecipazione popolare tramite i partiti, sulle forme di democrazia diretta e sul controllo della pubblica opinione, sta diventando, giorno per giorno, un guscio vuoto. Più la realtà civile e sociale si fa complessa e frammentata, più il potere si verticalizza. Alla sfida della complessità che imporrebbe una democrazia all’altezza dei tempi si risponde, invece, con l’involuzione autoritaria consegnando lo scettro del comando a pochi. Il nuovo sistema oligarchico, che ha cancellato la possibilità delle preferenze nelle schede elettorali, replica in peggio quello della partitocrazia e della correntocrazia della prima repubblica. Quel che è peggio, per molti, la politica è diventata una affare. Un ceto di circa cinquecentomila persone ha trovato nella politica la scala di una ascensione sociale ed economica garantita, anche mediante l’occupazione e la lottizzazione dei gangli economici della vita sociale, dalla Rai agli ospedali, dalle società a partecipazione pubblica agli organismi economici o d’altro genere dipendenti dalle Regioni, dalle Province e dai Comuni. E’ ormai palese il malumore dei cittadini che non ne possono più e si allontanano, arrabbiati, dalla politica attiva. Non bisogna abbattersi. E’ necessario reagire, rialzare la testa. I nostri partiti devono urgentemente ritrovare la volontà di svolgere la sola funzione che loro affida la Costituzione. Devono ridiventare luoghi di partecipazione popolare e strumenti di elaborazione politica, in una parola ridiventare portatori di consenso. Non è vero che i cittadini non vogliono partecipare alla vita politica del Paese. Essi vogliono contare e l’hanno dimostrato ogniqualvolta sono stati chiamati a votare i referendum che li interessavano da vicino. Recentemente hanno respinto a grandissima maggioranza, il tentativo di stravolgere la Costituzione , sono accorsi numerosi nelle elezioni primarie per scegliere i candidati alla presidenza del Consiglio e alla Segreteria di un partito della sinistra. Per intercettare questa volontà di partecipazione, i nostri partiti devono aprire le porte al dibattito politico e dimenticare gli incarichi pagati, devono diventare gelosi della loro autonomia e per questo devono stabilire, a tutti i livelli, delle precise incompatibilità tra gli organi dirigenti dei partiti, e le loro rappresentanze nelle istituzioni. Giunti a questo punto mi rendo conto che si tratta di un discorso difficile. Parliamone pure, ma sapendo che le cose difficili diventano indispensabili in certi momenti. Questo è uno di quelli, Dobbiamo pretendere che il gioco degli scacchi fra consorterie e piccole caste autolegittimate, finisca. Al più presto possibile, Questa è la vera svolta che aspettano i nostri elettori e tutti i cittadini democratici. Il resto è vuota chiacchera.

Umberto Lorenzoni presidente provinciale Anpi

PUBBLICATO SU LA TRIBUNA DI TREVISO, 2 SETTEMBRE 2008

C’È BISOGNO D’OPPOSIZIONEultima modifica: 2008-09-02T17:36:00+02:00da sdtv
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