Treviso, Napoli e i rifiuti

La Tribuna di Treviso

QUELLO CHE SUI RIFIUTI NON SI VUOL DIRE

13-07-11

Franco Zanata
Si sta allargando il fronte del no ai rifiuti da Napoli. Alle parole d’ordine lanciate dai leghisti (mai rifiuti di Napoli nelle regioni del Nord) si associano altri governanti locali che incuranti delle sollecitazioni romane del loro stesso partito si allineano alla posizione leghista, preoccupati di non urtare un presunto sentire comune del popolo veneto che non vorrebbe essere invaso dalla «monnezza» napoletana.
Non è la prima volta che accade. Stessa risposta era stata data alcuni anni fa, in analoga situazione di emergenza. Anche allora vennero sollevate barricate dai governanti locali, dicendo di voler difendere il nostro territorio da questa invasione puzzolente. Ma oggi come allora si nascondono alcuni dati di fatto, per assumere una posizione molto strumentale per Ma questa presa di posizione non tiene conto di alcune circostanze che rendono questo comportamento poco coerente poco coerente e molto strumentale.
La prima cosa che non è possibile nascondere, che i nostri amministratori conoscono bene, è che da anni vi è un flusso consistente di rifiuti che prende la strada del Sud. E ci limitiamo a considerare i rifiuti urbani, senza considerare quelli industriali o pericolosi. Qualcuno avrà forse da osservare che non si tratta propriamente di rifiuti, ma di CDR (combustibile da rifiuto). Si tratta sempre di rifiuti urbani, nello specifico secco non riciclabile, che subiscono un trattamento che ne riduce il volume e toglie alcune componenti per poter essere poi utilizzabile come recupero energetico. Questo rifiuto urbano trattato e i relativi scarti hanno minori restrizioni e possono viaggiare per l’intera Italia ed essere collocati anche all’estero.
Ma la strada verso il Sud è stata a lungo percorsa per raggiungere termovalorizzatori o discariche lì presenti. Quello che abbiamo portato lì si potrà pure dire che era un sostegno all’economia locale, ma di rifiuti si trattava e risolvevano un problema di smaltimento dei rifiuti che noi non eravamo in grado di risolvere da soli entro il nostro territorio.
Ed allora forse qualche debito, anche se non economico, ce l’abbiamo.
Ma un altro aspetto non va sottaciuto. I nostri impianti di trattamento dei rifiuti non sono attualmente utilizzati pienamente. Sono in grado di lavorare maggiori quantità di rifiuti. E’ questo il risultato positivo di una elevata raccolta differenziata, che comporta una minore quantità di secco non riciclabile, e di una riduzione della quantità di rifiuti prodotti dai nostri cittadini.
La soluzione non sta certamente nell’aumento della quantità di rifiuti prodotti da ogni famiglia o nella riduzione della raccolta differenziata per utilizzare meglio gli impianti. Ma è certo che se fossero lavorati un pò di rifiuti in più, anche se provenienti da Napoli, avremmo un vantaggio economico. Una diminuzione del costo unitario di produzione, con benefici anche sulle tariffe per l’utenza. In altri termini i nostri cittadini ne ricaverebbero qualche beneficio.
Il sostegno alla raccolta differenziata da realizzare anche a Napoli avrebbe certamente maggiore forza se accompagnato dalla disponibilità a contribuire a risolvere una situazione di emergenza. Diversamente lo slogan «imparate da noi nella raccolta differenziata» detto dai governanti locali assume un significato solo provocatorio a giustificazione di un no che risponde ad altre logiche, ad altri calcoli. Quella frase possono eventualmente dirla solo i nostri cittadini che assieme agli enti locali hanno saputo organizzare e portare avanti la raccolta differenziata. Ma sono gli stessi che valuterebbero positivamente l’avvio di un percorso diverso anche in quella città che deve superare le notevoli difficoltà, non solo organizzative, che il contesto napoletano presenta, non escluso il peso che la mafia esercita su questo settore.
Diverse motivazioni, senza dover ricorrere al principio di solidarietà, ci pare consiglino di seguire strade meno pretestuose ed arroganti.

 

L’INTERVENTO
 
RIFIUTI, L’UNICA STRADA È LA DIFFERENZIATA
 
 SABATO, 16 LUGLIO 2011
 
 
CARLA POLI   (VEDELAGO)

Ecco, ancora una volta si prova a mischiare le carte, si tenta in maniera spregiudicata di trasformare un problema serio in un ulteriore business, si introduce, sbandierandola, la chimera dell’abbassamento delle tariffe per i cittadini. Mi riferisco all’intervento pubblicato il 13 luglio col titolo «Quel che sui rifiuti non si vuol dire».
Prima di tutto come cittadina di questo territorio e poi come imprenditrice del settore, ho sentito forte il dovere di intervenire per ricordare al signor Zanata che vecchie ricette, impianti obsoleti e camion su e giù per l’Italia non possono essere la soluzione per una gestione sostenibile del «problema rifiuti». Io a Napoli ci sono e con l’amministrazione parlo direttamente: di soluzioni «alla Zanata» non ne vogliono più sapere. Hanno già sperimentato positivamente la raccolta differenziata spinta e si apprestano ad estenderla: Questa è la ricetta! E non si fermeranno alla raccolta differenziata: intendono implementare sul territorio, a vantaggio del territorio, la completa filiera del recupero e del riciclo che parte dalla produzione per arrivare nuovamente alla produzione. Da problema a risorsa non è uno slogan bensì un percorso obbligato, supportato dallo studio, dalla ricerca, dalla sperimentazione, dal confronto costante e continuo con le aziende produttrici di beni che devono essere totalmente e facilmente riciclabili: il «rifiuto» è solo un errore di produzione! Si chiama economia sostenibile, fortemente incentivata dalla Comunità Europea, e costituisce il nuovo modo di produrre che ha sostituito «l’economia dell’usa e getta», del «consumare sempre di più per produrre sempre di più», che ci ha portato al collasso. Peccato! Anche questa volta viene fuori il peggio di noi Veneti: il tentativo di colonizzare un territorio espresso da Zanata che con la sua politica «ancien regime», vorrebbe scendere e da Piazza del Plebiscito vorrebbe dire ai napoletani adesso ci penso io, prendo i vostri rifiuti, li porto al nord, «li lavoro un pò», «con beneficio economico sulle tariffe per le utenze del nord», poi «ve li riporto (Cdr) nelle discariche del sud (magari assieme ai pericolosi) visto che da anni vi è un flusso consistente che dal nord prende la strada del sud». Penso proprio che la ricetta non sia quella giusta! Come detto, ai napoletani non serve una toppa, serve un vestito tagliato su misura, per capire, per andare verso il futuro e loro stanno andando verso la strada che segna il futuro! Bene ha fatto a rispondere la Regione Veneto indicando come aiuto l’invio di tecnici preparati: non serve a nulla l’aiuto a tempo e a rattoppo, non è più sostenibile, signor Zanata. Evocare l’abbassamento del costo della tariffa per i cittadini di Treviso è altrettanto antico: lo fanno già altri e mi sembra che la gente abbia scoperto il giochino e si stia stancando. Penso che la politica deve governare con particolare attenzione al futuro, senza spostare i problemi ma risolvendoli a ciclo completo; c’è bisogno di risposte concrete e attuali perché nella mia azienda i giovani vengono per informarsi e capire che le nuove tecnologie sono il futuro. E mi conforta sentire che lo stesso Presidente Muraro ribadisce che il futuro non sono aziende pubbliche che cercano fatturato e ricavi, ma il futuro sono aziende pubbliche che abbassano le tariffe lavorando sul territorio e con il territorio e che soprattutto adottano le soluzioni innovative applicate ai problemi del territorio. Ma questa è una lingua che forse le è sconosciuta! Il miglioramento dell’ambiente non si ottiene con l’aumento sconsiderato di camion che viaggiano da un capo all’altro dell’Italia. Se lei fosse informato saprebbe che Treviso e il Veneto hanno ancora nel vocabolario il termine «rifiuti indifferenziati» (ovviamente non riciclabili) mentre il concetto Ue di raccolta differenziata si applica interamente nella gestione dei materiali (non chiamiamoli più rifiuti!) ai fini del recupero e riciclo di materia. L’invito che posso fare a chi ha a cuore il futuro e l’ambiente è di perseguire logiche territoriali, soluzione meno politicizzate, intervenire nella società per aumentare la consapevolezza nelle persone, agevolare e sostenere il percorso delle tecnologie innovative che possono rilanciare Treviso e il Veneto e renderli ancora di più punta di eccellenza nel campo delle tecnologie ambientali sostenibili. Diamo speranza ai giovani che vedono il futuro difficile e problematico. So di aver detto quello che sui rifiuti non si vuol dire, e so che non farà piacere, ma di solito io dico quello che penso.
Treviso, Napoli e i rifiutiultima modifica: 2011-07-19T23:12:52+00:00da admin
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