31/07/2010

Tangenziale di Treviso – Interrogazione in Provincia

A seguito dell’incontro di presentazione del Progetto Preliminare per il VI lotto della Tangenziale di Treviso promosso da Italia Nostra Treviso, come primo atto concreto nei confronti dei cittadini interessati abbiamo presentato un interrogazione al Consiglio Provinciale di Treviso.

Auspichiamo che su questa opera viaria vi sia il massimo di trasparenza possibile, e coerentemente che L’Ente Provincia di Treviso, che esprime il Vice-Presidente di Veneto Strade, non possa essere né silente né assente,

I Consiglieri della Provincia di Treviso

Stefano Dall’Agata, Marco Scolese, Luigi Zoccarato

Interrogazione tang nord

PROVINCIA DI TREVISO

Treviso, 30 luglio 2010

Alla C.A. attenzione del Presidente della Provincia

Alla C.A. attenzione del Presidente del Consiglio

 

Interrogazione a risposta scritta: Tangenziale di Treviso

Siamo stati sollecitati da alcuni cittadini sulle questioni relative al Progetto Preliminare per il proseguimento la Tangenziale di Treviso e il relativo collegamento tra le strade Castellana e Feltrina (intervento 225 “Tangenziale di Treviso IV lotto S.R. 53 – S.R. 348”, progetto che è all’attenzione anche dell’Associazione Italia Nostra e che è criticato apertamente anche dall’Amministrazione della Città di Treviso.

Chiediamo se l’Amministrazione Provinciale sia stata formalmente coinvolta da Veneto Strade per quanto riguarda il percorso scelto, e se sia a conoscenza dei motivi che hanno portato alla modifica del precedente tracciato, già inserito negli strumenti urbanistici dei Comuni interessati.

Per di più, viste le manchevolezze del Progetto basato su cartografia e flussi di traffico non aggiornati, e che propone rotatorie “a biscotto multiplo” in uscita sulla Feltrina, viadotti di dimensioni enormi (30m su via Sovernigo) e sottopassi forse non necessari su via del Comune, questioni che hanno provocato forti critiche da parte della Commissione Urbanistica del Comune di Treviso, chiediamo inoltre se via sia da parte dell’Amministrazione la volontà di concordare con Veneto Strade una soluzione non solo meno impattante per il territorio, ma anche più attenta alle probabili modifiche dei flussi di traffico conseguenti all’apertura del Casello di Montebelluna della Pedemontana, non mancando di valutare anche tracciati alternativi compreso il tracciato precedente.

I Consiglieri

Stefano Dall’Agata

Marco Scolese

Luigi Zoccarato

Continua...

30/07/2010

rotonda in zona industriale vittorio-conegliano

L’ACCORDO DI PROGRAMMA VA RADICALMENTE MESSO IN DISCUSSIONE: IL COMUNE DI VITTORIO SI ATTIVI IN CONCRETO E NON SOLO A PAROLE

 Siamo contenti  che l’assessore Fasan sia venuto sulle nostre posizioni e chieda ora che la realizzazione della rotatoria di accesso alla Zona Industriale sia svincolata dal centro commerciale. Se ci avesse pensato, anziché sottoscrivere l'accordo capestro pro-centro commerciale e spostare in avanti di tre anni e mezzo l'opera, probabilmente i lavori sarebbero già in corso.

Ricordiamo infatti che è stata l’Amministrazione Comunale di Vittorio Veneto, assieme alla Provincia e ai comuni di Conegliano e Colle Umberto, a chiedere per iscritto nell’ottobre scorso alla Regione di intraprendere una procedura straordinaria, di accordo di programma in deroga , per sistemare la faccenda del centro commerciale.  L’accordo, che poi l’Amministrazione Comunale ha firmato e fatto approvare dalla maggioranza  in Consiglio Comunale, prevede che la rotatoria venga DOPO il centro commerciale, che la sua realizzazione sia affidata non all’ente pubblico ma all’Impresa Tonon, e che per quanto riguarda i tempi di realizzazione si prevedono 18 mesi per la progettazione definitiva ed esecutiva, e altri 18 mesi dopo l’approvazione del progetto da parte dell’Anas (che ha 90 gg per esprimersi), e dopo che siano a posto tutte le procedure urbanistiche e gli espropri. In totale almeno 3 anni e mezzo ad essere molto ottimisti.

Avevamo per questo già posto la questione, sia in Consiglio Provinciale sia pubblicamente, di rivedere i termini dell’accordo di programma per sganciare la realizzazione di un’opera pubblica importante come la rotonda da un’opera molto discutibile e di interesse privato come la realizzazione del nuovo centro commerciale, del quale non si avverte alcuna urgenza e necessità. 

L’Amministrazione Comunale di Vittorio Veneto ha preferito invece andare avanti con un accordo capestro che, per soddisfare le esigenze della parte privata, non solo altera la tempistica degli interventi in base alle priorità di un solo privato e non dei cittadini tutti, ma addirittura, per motivare il ricorso ad un accordo di programma tra enti pubblici, ha cancellato il finanziamento che la Regione aveva concesso il 22 dicembre scorso al Comune di Conegliano per finanziare la rotonda in Zona Industriale e la sistemazione dell’incrocio semaforico del Menarè, 460.000 euro, dirottando quei fondi sulle piste ciclabili. Se dunque si dovranno attendere anni e non mesi per poter avere la rotonda non è per colpa del caso, ma per precise scelte amministrative fatte anche dall’Amministrazione Comunale di Vittorio Veneto. In parole povere, si è sacrificata l’urgenza della rotonda all’urgenza di soddisfare le richieste del privato che rivendica la costruzione del centro commerciale: per poter dare una veste di interesse pubblico all’accordo, era necessario inserire un’opera fondamentale per la sicurezza della viabilità dell’area come la rotonda. Ma siccome il vero intento dell’accordo è quello di consentire al privato di realizzare il centro commerciale, nelle condizione a lui più favorevoli, si pospone la rotonda alla realizzazione del centro commerciale.

Allora oggi si devono fare altre scelte amministrative concrete e nuove, e chiedere agli altri firmatari di rivedere, o cancellare, l’accordo di programma.  Il Comune di Vittorio Veneto è tra i firmatari dell’accordo, dunque non ci si può limitare a chiedere a parole qualcosa che nei fatti si è negato firmando l’accordo. A maggior ragione invochiamo atti concreti, se è vero che il Comune di Vittorio Veneto non ha risposta alla lettera di Unindustria, che dopo la nostra segnalazione ha chiesto che vengano mantenuti gli impegni presi già anni per una celere realizzazione della rotatoria. Si facciano dunque scelte conseguenti e passi ufficiali per chiedere agli altri firmatari la radicale rimessa in discussione di quell’accordo.

Dopo le parole dell'Assessore, nuove e giuste, ora vedremo se seguiranno i fatti.

In questo senso chiederemo nuovamente che si muova anche la Provincia di Treviso.

Luca De Marco

Consigliere provinciale Sinistra Ecologia Libertà

Per l'acqua: la lotta continua

REFERENDUM ACQUA: DOPO IL SUCCESSO DELLE FIRME, ORA SI APRE UNA NUOVA FASE DI BATTAGLIA PER LIBERARE L’ACQUA DAGLI APPETTITI DEI SOLITI

acqua_pubblica.jpgLa campagna per la raccolta delle firme per i tre referendum per l’acqua pubblica è andata benissimo. Si è realizzato il record della più alta quantità di firme per chiedere un referendum nella storia della Repubblica: hanno firmato 1 milione 400.000 cittadini.

Questo straordinario successo è dovuto certamente alla particolare sensibilità che il tema trova tra i cittadini, ma anche alla particolare combinazione dei promotori che si sono attivati per organizzare la raccolta. Dentro il comitato promotore stanno infatti una quantità di gruppi e movimenti che da tempo si occupano del tema (ricordiamo che il movimento per l’acqua ha già raccolto le firme e depositato una proposta di legge di iniziativa popolare sulla gestione dell’acqua), e di organizzazioni nazionali e locali: sindacati, associazioni ambientaliste, gruppi e organizzazioni cattoliche. E dentro il comitato di sostegno ci sono tutti i partiti della sinistra (Sinistra Ecologia Libertà, Federazione della Sinistra, Verdi) che hanno partecipato e contribuito fortemente alla campagna senza sventolare le proprie sigle ma lavorando alla pari con gli altri soggetti per raggiungere il risultato. Si è trattato di una compagnia eterogenea per ispirazione, storia, linguaggi, modalità organizzative, e che anche per questo ha funzionato ed è riuscita a produrre mobilitazione e consenso. Un’esperienza importante di attivazione civica e democratica che rappresenta un segnale in controtendenza rispetto all’andazzo generale e costituisce un importante patrimonio democratico e civile.

Rispetto a questo travolgente successo dell’iniziativa, colpisce la totale chiusura e insensibilità del Governo, che il 22 luglio ha approvato lo schema di regolamento attuativo della norma approvata a novembre  con il voto di fiducia, la Legge Ronchi che impone la privatizzazione della gestione dell’acqua. Correttezza avrebbe voluto che di fronte all’ondata di firme che chiedono che l’acqua sia un bene comune sottratto alle logiche del profitto, si fosse sospeso l’iter della norma in attesa dell’espressione della volontà dei cittadini con il referendum. Invece il regolamento attuativo conferma pienamente la volontà del Governo di procedere a tappe forzate verso la privatizzazione. Nel documento si riafferma la tempistica: entro la fine del prossimo anno le società a capitale interamente pubblico che hanno il servizio affidato in house, come è il caso della realtà trevigiana, devono obbligatoriamente cedere la gestione e il 40% della società ad un altro soggetto. Nel caso le amministrazioni locali volessero continuare la gestione a controllo pubblico, dovrebbero chiedere una sorta di deroga all’Autorità per la concorrenza, svolgere un indagine di mercato e dimostrare che il servizio non  sarebbe redditizio per i privati, che la gestione pubblica pratica tariffe inferiori alla media del settore, con costi di funzionamento inferiori alla media di settore, e con bilanci in attivo da  anni: in pratica, casi eccezionalissimi.

Eppure l’Italia è stata tra i paesi che hanno approvato mercoledì, all’assemblea dell’ONU, la mozione promossa dal governo boliviano che riconosce nel diritto all’acqua potabile e pulita “un diritto fondamentale, essenziale per il pieno esercizio del diritto alla vita di tutti gli esseri umani”. La stessa sensibilità non ha dimostrato il governo sul fronte interno.

Ora si apre la fase successiva alla raccolta delle firme, quella della indizione del referendum, una volta passato l’esame di ammissibilità della Consulta a ottobre. Il comitato per il no al referendum si è già costituito, e vede assieme esponenti politici del PD e del PDL, uniti nel sostenere la causa della privatizzazione. Il governo e il fronte confindustriale si prendono avanti e hanno già iniziato la campagna elettorale, per sostenere che la privatizzazione è tutta una menzogna della sinistra. Si sa che attorno all’acqua c’è un giro d’affari spaventoso, e che fa gola a molti. Il movimento che ha fin qui raggiunto il grande risultato della raccolta di firme deve dunque restare in campo e rafforzarsi, contrastrare la campagna che i poteri forti scateneranno e trovare nuove alleanze per convincere gli elettori che questa volta il referendum può cambiare qualcosa, sia nel concreto della difesa di un bene comune da logiche predatorie, sia nell’avanzamento di una cultura più avanzata del rapporto tra democrazia, mercato e diritti dei cittadini.

Anche in questo nuovo impegno, Sinistra Ecologia Libertà ci sarà con convinzione.

 

Luca De Marco

Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

29/07/2010

successo per "Le dame e il cavaliere"

Grande successo martedì a Vittorio Veneto e Villorba per Franco Fracassi e “Le dame e il Cavaliere”

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Non bastava la sala della Biblioteca Civica, martedì sera a Vittorio Veneto, per accogliere i tanti cittadini accorsi ad assistere alla presentazione del film-inchiesta “LE DAME E IL CAVALIERE. Sesso e politica, una storia italiana” con il giornalista e regista Franco Fracassi. E anche lo spazio Lovat Lab alla libreria Lovat, nella presentazione alle 18,00 non riusciva a contenere il folto pubblico presente.

Un'opera, quella di Fracassi, che alza il sipario su una doppia realtà: da una parte quella descritta nel film, dove il sesso e il potere si mescolano per portare avanti gli interessi del premier, dall’altra quella della libertà di informazione, in un paese in cui le verità scomode sono cancellate.

Il film documentario indaga e racconta vicende private e politiche del Presidente del Consiglio italiano. È il risultato di una raccolta di notizie, retroscena, immagini ed interviste che si avvale anche delle intercettazioni telefoniche desecretate da alcune procure e da registrazioni finora non rese note dal circuito informativo, e che fa capire alcuni dei meccanismi nascosti che muovono il potere in Italia.

Dal collage di filmati e testimonianze – fra cui quelle dell’ex eurodeputato del Pdl Michele Vernola e di Paolo Guzzanti – emerge un disegno inquietante: le donne portate al Parlamento italiano ed europeo da Berlusconi vengono appositamente selezionate per la loro impreparazione ed incapacità in ambito politico (in tal modo si spiega il fatto che provengano quasi tutte dal mondo della tv) e per la loro bellezza, appositamente istruite e guidate in modo da limitarsi a votare al Parlamento attenendosi alle istruzioni ricevute. Questa è la mignottocrazia: finto potere al corpo delle donne. Come dice Franco Fracassi: “C’è un mondo fatto di ragazze, imprenditori dello spettacolo, esponenti del mondo degli affari, che ruota intorno al sesso ed è legato al premier. Berlusconi sistema le sue ragazze in due modi: nel mondo dello spettacolo, per fare favori a politici che gli servono all’interno del parlamento; oppure nel mondo della politica. Non si tratta di un premio, ma di una strategia: Berlusconi ha bisogno di riempire i vari parlamenti – regionali, nazionale ed europeo – di persone devote a lui e ignoranti, quindi totalmente controllabili. Queste persone non parlano, non fanno interventi e agiscono in base a messaggi che gli indicano come votare. Il premier sta cercando di ottenere un parlamento formato da automi nelle sue mani, dove il diritto di parola e di voto siano appannaggio di capigruppo che facciano passare le leggi decise dal governo. Chi cerca di mettergli i bastoni tra le ruote, i media o singoli testimoni, è distrutto da veri e propri killer mediatici. Si tratta di un apparato di disinformazione degno del Kgb dell’Unione Sovietica, gestito dal direttore di ‘Chi’ e di ‘Tv sorrisi & canzoni’, Alfonso Signorini.”

Il film, privo di qualsiasi intento o racconto diffamatorio, rischia di non essere diffuso. Cercando di distribuirlo nei grandi circuiti editoriali e cinematografici gli autori del documentario hanno toccato con mano il grado di libertà in cui versa l’informazione in Italia. Tutti hanno avuto paura, chi per motivi politici, chi economici e chi di dipendenza lavorativa, e sono rimasti soli.

Non solo, ma il film rischia di divenire illegale, e coloro che lo hanno realizzato dei fuorilegge, a causa della legge sulle intercettazioni (conosciuta come legge-Bavaglio) che sta per essere varata dal Parlamento. Eppure il gruppo di lavoro che lo ha realizzato ha deciso di andare avanti, di distribuire il film con le proprie forze, e con quelle di tutti coloro che hanno a cuore la libertà, la democrazia e l’indipendenza dell’informazione di questo Paese.

La circolazione del film-inchiesta avviene infatti attraverso serate come quella di martedì, perché la onnipervasiva rete di controllo che grava sul sistema dell'informazione e sull'industria culturale del paese ha impedito la distribuzione nei cinema o in altre forme del filmato. Che probabilmente a breve verrà trasmesso su televisioni straniere.

La serata di martedì era organizzata da Sinistra Ecologia Libertà, Italia dei Valori e Federazione della Sinistra, che hanno così inteso offrire alla popolazione una occasione di informazione libera e di partecipazione democratica, e dare un segnale concreto di lavoro unitario per costruire una alternativa all'attuale egemonia del sistema di potere berlusconiano.

 Luca De Marco

28/07/2010

nichi sempre primo

come da tempo, Nichi Vendola primeggia in ogni sondaggio. L'ultimo è quello di Repubblica.it dove è stata testata una eventuale partita tra Vendola e Bersani alle primarie. Vince Nichi

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vedi il sondaggio:

http://www.repubblica.it/statickpm3/rep-locali/repubblica...

26/07/2010

LE DAME E IL CAVALIERE

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Sinistra Ecologia Libertà organizza, in collaborazione con Italia dei Valori e Federazione della Sinistra, la presentazione del film-inchiesta "Le Dame e il Cavaliere", con l'autore Franco Fracassi. Un bel po' di sano antiberlusconismo, un momento di mobilitazione contro la legge bavaglio, un'occasione di riflessione su ciò che sta diventando questo paese. Partecipate e fate partecipare.
Alle 18,00 presso la Libreria Lovat, in via Newton a Villorba
Alle 20,35 presso la Biblioteca Civica, in piazza Giovanni Paolo I a Vittorio Veneto
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24/07/2010

Gentilini e il ruolo delle province

Il problema non è abolire le Province, ma rafforzare il loro ruolo e ridurre il centralismo regionale

 

provincie.pngGentilini si schiera contro l’esistenza delle Provincie, e non è certamente il solo.  Da tempo è in atto una campagna tesa a dipingere le province come enti inutili e spreconi, e a forza di ripeterlo questa convinzione si è radicata in gran parte dell’opinione pubblica. Se analoga campagna venisse fatta contro l’esistenza delle Regioni, argomenti e cifre da portare ve ne sarebbero ancor più in abbondanza. Ma trattandosi di enti che muovono interessi ben più forti di quelli provinciali, e che mantengono un ceto politico a tempo pieno con migliaia di collaboratori, si preferisce sacrificare l’anello debole della catena sull’altare della semplificazione a tutti i costi e della demagogia.

L’accusa di inutilità della Provincia è poi particolarmente inopportuna se proviene da chi ha amministrato e amministra da anni il Comune di Treviso. La Provincia di Treviso si distingue, infatti, per il fatto di non avere un comune capoluogo capace di svolgere un’azione politico amministrativa ad ampio raggio, ma bensì concentrata dentro le mura, non solo fisiche, della città. Treviso non rappresenta per il territorio provinciale quello che rappresenta Padova, o Venezia, o Verona, per altre realtà venete. Senza la Provincia, i 95 comuni trevigiani si dovrebbero rapportare direttamente a Venezia, alla Regione, non potrebbe certamente Treviso adempiere alle funzioni di area vasta, dall’edilizia scolastica alla programmazione urbanistica, dalla gestione dei rifiuti e delle problematiche ambientali alla viabilità provinciale e alle politiche del lavoro, che esercita la Provincia. Dunque aumenterebbe la distanza tra cittadini e centro decisionale, alla faccia del federalismo, oppure la Regione dovrebbe istituire gli ennesimi uffici provinciali della Regione per fare le stesse cose che faceva prima la Provincia. Certamente con gli stessi costi, se non maggiori (non avendo nessun controllo effettivo sul bilancio provinciale, in quanto rientrante nel calderone del bilancio regionale), e senza nessun controllo dell’opinione pubblica, mancando l’elemento democratico della elettività.

Gentilini afferma che la Costituzione non prevede le Provincie. Invece è l’esatto contrario: la Costituzione riconosce pari dignità alle Province e agli altri enti territoriali, affermando all’articolo 114 che “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato”.

Per quanto riguarda gli sprechi, questi purtroppo non riguardano solo l’attività delle Province. Rimproveriamo spesso al Presidente Muraro di difendere a parole l’esistenza dell’ente Provincia ma nei fatti poi di praticare la sua inutilità distogliendo risorse verso attività di pura propaganda, o volte ad acquisire consenso per gli amministratori anziché realizzare interventi utili al territorio: come ad esempio le centinaia di migliaia di euro che la Giunta intende spendere nella propaganda sulle televisioni locali in vista delle prossime elezioni provinciali, o i 300.000 stanziati per due eventi ciclistici, a fronte della riduzione del fondo anticrisi da 500.000 euro nel 2009 a 300.000 nel 2010. Ma questo compete al modo nel quale si amministra e non alla natura dell’ente che si amministra.

La battaglia da fare in Veneto è piuttosto quella nei confronti della Regione per riconoscere alle province venete le stesse funzioni che già da molti anni svolgono le province di altre regioni.  Quando, a partire dal 1997, con le Leggi Bassanini si diede vita al decentramento delle funzioni dallo stato agli enti locali, la Regione Veneto fu quella più avara nel riconoscere un ruolo attivo alle province, preferendo tenere per sé una serie di attività che poco hanno a che fare con la natura legislativa e programmatoria propria delle regioni e molto con la gestione diretta dei servizi. Questo ha consentito alla Giunta Regionale di creare una serie di società strumentali con consigli di amministrazione ben pagati dove piazzare i propri fedelissimi, e di tenere nelle proprie mani una serie di partite fondamentali, come la autorizzazione ad aprire cave o la programmazione urbanistica (fino allo scorso marzo). Nel caso delle cave, in mancanza del piano regionale per l’attività estrattiva, previsto dalla legge del 1982 e che ancora non c’è, non si può dar corso ai piani provinciali: accade così che da 38 anni vige un regime transitorio nel quale è la Regione che autorizza i cavatori ad operare. Con questo modus operandi, è potuto accadere che nel 2002 il funzionario regionale con potere di firma sulle autorizzazioni venisse beccato all’uscita di un ristorante con in tasca una mazzetta di 17.000 euro. Per i cavatori trevigiani, condannati in primo grado, probabilmente subentrerà la prescrizione, ma il meccanismo dimostra come in assenza di una programmazione seria, che comporti poi il coinvolgimento delle Provincie, si lasci troppo spazio all’arbitrio della Regione anche dal punto di vista del controllo di legalità.

Un altro caso da citare a proposito del ruolo delle province è quello degli inceneritori di Silea e Bonisiolo proposti da Unindustria. Anche in questo caso la richiesta per questi impianti viene inoltrata alla Regione bypassando Comuni e Provincia. In mancanza di un piano regionale per la gestione dei rifiuti speciali, il tutto è rimesso all’autorizzazione diretta da parte della Regione. La soluzione trovata dal Consiglio Regionale per bloccare la realizzazione degli impianti è stata quella di condizionare l’apertura di nuovi impianti al parere dei consigli provinciali sulla indispensabilità di questi impianti dal punto di vista della vicinanza tra luogo ci produzione e luogo di smaltimento o trattamenti dei rifiuti. Una soluzione provvisoria, in attesa che la Regione faccia quello per il quale esiste e a cui non si è finora molto dedicata: la programmazione.

Al recente incontro al Sant’Artemio con la commissione Statuto del consiglio regionale, in molti, a cominciare dal Presidente Muraro, hanno chiesto che il nuovo Statuto fissi le competenze e le risorse da trasferire alle Province. Giusto, ma non serve aspettare il nuovo Statuto, al quale la Regione lavora ormai da anni, per fare ciò che altre regioni hanno già fatto da anni: cedere funzioni e risorse alle Province e ai Comuni. Il rischio è che lo statuto diventi un alibi per portarla ancora più in là nel tempo, e che non si intacchi la impostazione centralistica che caratterizza la Regione Veneto.

Un’ultima considerazione: alla recente assemblea provinciale di Unindustria, il presidente provinciale di Unindustria ha rilanciato l’abolizione delle province. Bene, ma per coerenza chi ritiene inutile il livello provinciale per la gestione della cosa pubblica, dovrebbe chiedersi se è indispensabile il livello provinciale per la organizzazione degli interessi degli industriali. Ci si limita ad attaccare l’Ente pubblico Provincia, ma non si valuta come tutta la società italiana sia di fatto organizzata a livello provinciale, molto più di quanto lo sia a livello regionale. Le camere di commercio, i sindacati, i partiti, le associazioni, le articolazioni dello stato, hanno nel livello provinciale il loro più solido e radicato punto di riferimento e di presenza nel territorio. Se si preferisce un modello nel quale si toglie il livello provinciale, allora si valuti se la partecipazione democratica, la ricchezza partecipativa e l’autonomia dei territori e delle comunità ne sarebbero avvantaggiate, o invece non si realizzi un modello di società verticalizzato e impoverito, in balìa di caste regionali e nazionali sempre più potenti e distanti dai cittadini.

 

Luca De Marco

Consigliere provinciale Sinistra Ecologia Libertà

Sinistra Ecologia Libertà in Provincia

Si è costituito al Consiglio Provinciale di Treviso il Gruppo Consiliare di Sinistra Ecologia Libertà, con l’adesione dei due Consiglieri di Sinistra Democratica Stefano Dall’Agata (Capogruppo) e Luca De Marco (Coordinatore Provinciale di Sinistra Ecologia Libertà).

Con l’avvio del Congresso costituente di Sinistra Ecologia Libertà si apre un passaggio fondamentale per la formazione di una moderna forza di Sinistra in Italia, progetto per cui Sinistra Democratica era nata e per il quale si è spesa fino in fondo, sciogliendosi in Sinistra Ecologia Libertà.

Ora anche a Treviso il nuovo soggetto politico guidato da Nichi Vendola prende sempre più una fisionomia strutturata, e continua rilanciandola la propria azione politica sui principi fondamentali sono pace e nonviolenza, lavoro e giustizia sociale, sapere e riconversione ecologica dell’economia e della società.

Dopo la partecipazione al Comitato referendario trevigiano per la campagna Acqua Bene Comune SEL prosegue l’attività rivolta alla sostenibilità ambientale con il sostegno alla raccolta firme per la Proposta di legge di iniziativa popolare “SVILUPPO DELL’EFFICIENZA ENERGETICA E DELLE FONTI RINNOVABILI PER LA SALVAGUARDIA DEL CLIMA”, restando ovviamente alta l’attenzione alla situazione economico/occupazionale della Marca, questione che ha visto un forte impegno del Gruppo, spesso in posizione fortemente critica rispetto all’approccio della Giunta di Muraro, considerato insufficiente e viziato da ideologismo, se non da vero e proprio razzismo.

22/07/2010

SEL: sempre più in alto

sondaggio crespi.png

21/07/2010

Scuola: proposte per l'uso

 LA SCUOLA ITALIANA di OGGI e di DOMANI: verso il baratro o verso nuove prospettive?

 di Stefano Fumarola

 coordinamento provinciale di Treviso di Sinistra Ecologia Libertà

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Sommario: 1. Premessa / 2. I tagli alla spesa e al servizio / 3. I Regolamenti Gelmini / 4. La proposta di legge Aprea / 5. La nuova scuola della Destra / 6. Una visione alternativa / 7. Alcune proposte operative (per cominciare).

 

1. Premessa

 

L’attuale legislatura, segnata dalla maggioranza PDL-Lega Nord e dal governo Berlusconi, lascerà un’impronta pesante sulla scuola italiana in termini sia di generale riduzione del servizio al cittadino, sia di cultura politica che governa il sistema scolastico, sia di crisi occupazionale per tanti insegnanti e ATA.

Noi, militanti di SINISTRA ECOLOGIA e LIBERTà che crediamo in una scuola diversa da quella della destra, in una scuola democratica e qualificata e anche – diciamolo pure – repubblicana, inserita a sua volta in una società più giusta che essa contribuisce a creare, non possiamo limitarci a protestare a ogni nuovo atto del governo cercando di ridurre il danno, dobbiamo invece proporre un modello radicalmente diverso di scuola, diverso nella sua filosofia di fondo e nella sua organizzazione, un modello che coniughi la qualità del servizio al cittadino con la libertà d’insegnamento e con la democraticità dell’istituzione scolastica.

Nelle righe che seguono cercherò di inquadrare brevemente la situazione della scuola oggi in Italia individuando alcune trasformazioni in atto e future, e proponendo poi una strada alternativa, senza con ciò pretendere di delineare un quadro completo ed esaustivo della questione scolastica oggi ma dando un contributo di idee che spero sia utile.

scarica il documento intero: scuola fumarola.pdf

20/07/2010

Vendola ad affaritaliani.it

Vendola ad Affari: così spariglierò. Nel Pdl c'è una guerra in atto

Martedí 20.07.2010 17:15


Il dalemiano Latorre ad Affari: "Sparigliare non è un programma di governo"

Di Pietro ad Affari: Vendola? Prima risolva i guai giudiziari dei suoi assessori

Visto da Sud/ Così Vendola ha messo tutti nell'angolo Di Adelmo Gaetani

Vendola scalda i motori in fabbrica

"Intrecciare la lotta per la difesa dei diritti sociali e delle libertà. Le questioni sociali e democratiche sono due facce della stessa medaglia". Nichi Vendola sceglie Affaritaliani.it per spiegare come intende "sparigliare". "Il Paese è in cortocircuito. Abbiamo da un lato un'esplosiva questione sociale  una lacerante questione morale che tracima da ogni stanza del Palazzo". "Nel Pdl è in atto una guerra per il dopo-Berlusconi". Il Pd? "E' il pilastro decisivo di una coalizione alternativa".

L'intervista

Lei ha detto: "Mi candido per sparigliare". In che modo intende farlo?
"In Italia sta covando un'esplosiva questione sociale. Nei prossimi mesi ci troveremo a fare i conti con un cumulo di vecchie e nuove povertà e potremmo accorgerci di come nella lunga stagione della destra governante sia cambiato il panorama sociale del Paese. Vi è stato un poderoso trasferimento di ricchezza dal basso verso l'alto".

Ovvero?
"I ceti medi sono stati colpiti nei propri redditi e nelle proprie sicurezze".

nichi vendola100
Nichi Vendola
Quali sono le sue priorità?
"Intrecciare la lotta per la difesa dei diritti sociali e le libertà. Le questioni sociali e democratiche sono due facce della stessa medaglia".

Crisi e P3, l'Italia è alla deriva?
"Abbiamo da un lato un'esplosiva questione sociale a cui il governo risponde incitando la grande impresa ad atteggiamenti volgarmente antisindacali e una lacerante questione morale che tracima da ogni stanza del Palazzo, nel senso pasoliniano della parola, e la percezione è di un Paese che sta entrando in corto circuito".

Berlusconi è al capolinea?
"Non c'è dubbio che è in atto una guerra per il dopo-Berlusconi. Per un anno è stato un po' sotto traccia e ora è esplicita, senza esclusione di colpi, giocata con violenza".

Berlusconi afferma che lei "ha ragione" quando sostiene che c'è bisogno di un successore perché lui è troppo vecchio...
"(ride) Aspetterei. Di solito il presidente del Consiglio non è così conciso. Ha pensieri più articolati".

Vede un suo possibile sfidante nel Centrodestra?
"Il problema non è anagrafico ma culturale. Ho un grandissimo rispetto per ogni età della vita. Dal punto di vista dell'inviduo Berlusconi ho rispetto per la sua età e per la sua persona, il punto è che in Occidente è un fenomeno politico molto invecchiato. Qualcuno tra i suoi collaboratori usa l'epiteto di nonnetto. Non mi riferisco a questo. Ci sono ragazzini che ragionano come matusalemme e ci sono vegliardi che hanno lo spirito dei ragazzini. Ma non è questo il problema. Sarebbe triste che la polemica si immiserisse su una specie di conflitto generazionale".

Perchè non è d'accordo con le larghe intese?
"Perché io lavoro per costruire e per sostituire socialmente e politicamente l'alternativa e le egemonie della destra. Si tratta di formule che galleggiano nel limbo della politica separata".

E in questo quadro quale ruolo deve avere il Pd?
"Il Pd è il pilastro decisivo di una coalizione alternativa a Berlusconi".

Vendola, per uscire dal tunnel berlusconiano

L'iniziativa di Vendola può far uscire l'Italia dal tunnel berlusconiano e la sinistra dalla sua crisi


vendola.jpgIn queste ultime settimane gli italiani hanno avuto la possibilità di conoscere quali siano le reali trame del potere e il gioco degli interessi che regge l'attuale maggioranza. Lo hanno potuto fare anche, e soprattutto, grazie alle intercettazioni, indispensabile strumento investigativo che proprio per questo sono nel mirino del Governo. Hanno dunque potuto seguire la questione dell'eolico in Sardegna, con il governatore del PDL Ugo Cappellacci che per evitare accuse peggiori si definisce un "babbeo". Il ministro Scajola, uomo forte del PDL, l'alfiere del ritorno dell'Italia al nucleare, che dice di ignorare i suoi finanziatori, rimediando una triste figura per non farne di peggiori. Il sottosegretario Cosentino, da tempo accusato di rapporti con i Casalesi, che si dimette dal Governo preferendo mantenere il suo ruolo di capo del PDL proprio nella regione dei clan camorristici. E poi Aldo Brancher, ministro padanissimo originario di Trichiana, che si fa nominare ministro per evitare di presentarsi dai giudici a rispondere delle accuse di Gianpiero Fiorani, che lo accusa di aver intascato contributi anche per conto di Calderoli per aver difeso Antonio Fazio e la banca di Fiorani.
Secondo il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, Silvio Berlusconi “non ha bisogno di apparati burocratici, di una folta gerarchia, ma di gente fidata e moderata, anche nei furti. E' inevitabile che qualcuno rubi, ma senza esagerare". In pratica, una certa dose di corruzione è un elemento fondamentale del modello carismatico di partito, fondato sul sovrano assoluto e una corte sotto di lui che cerca di banchettare e fregarsi i soldi pubblici. E se lo dice Feltri, che il PDL lo conosce molto bene...

Quello che Feltri non dice è che questo stile etico non è ininfluente rispetto alle politiche del Governo e della maggioranza, ma condizionano pesantemente le leggi e le decisioni governative, visto che alla gente fidata vengono dati i posti di maggior responsabilità, e non è detto che sappiano sempre moderarsi nel rubare. La possibilità dei cortigiani di poter rubare, in maniera più o meno moderata, si basa su modelli di gestione come, ad esempio, il ricorso sistematico alla logica dell'emergenza dei grandi eventi per bypassare le regole sugli appalti pubblici, e lasciare il campo alla cricca degli amici degli amici. L'affare dell'eolico in Sardegna vede il coinvolgimento del coordinatore nazionale del PDL per incontri volti a condizionare gli appalti pubblici della Regione Sardegna.
Rispetto a questa situazione la Lega Nord ha totalmente abdicato a qualsiasi azione moralizzatrice contro "Roma ladrona" preferendo ritagliarsi i propri spazi (come gli 800.000 euro alla moglie di Bossi per la ristrutturazione della Libera Scuola dei Popoli Padani). Le critiche alla legge contro le intercettazioni vengono dai finiani, non certo dal fedele alleato Bossi. In Piemonte l'incertezza sull'esito elettorale deriva dalla scelta del candidato leghista di avvalersi del sostegno, rifiutato dal centrosinistra, di noti trafficoni delle liste elettorali, che  infatti si è scoperto aver presentato firme falsificate.
La questione morale è questione politica perché produce cattiva politica. La manovra del Governo, che non chiede un soldo di contributo contro la crisi ai Briatore e ai Berlusconi ma grava totalmente sulle spalle dei soliti, rappresenta una scelta di campo del governo e della maggioranza che umilia le autonomie locali (altro che federalismo !) e che configura una politica classista a favore delle grandi rendite e dei grandi patrimoni, che colpisce servizi pubblici fondamentali come l'istruzione e la sanità, che disinveste in settori fondamentali per il futuro del paese come la ricerca e la cultura (ma come si fa in una paese come l'Italia a tagliare risorse per la salvaguardia dei beni culturali del 48% rispetto al 2009 ?!) e che arriva addirittura all'aberrazione di prendersela contro il mondo della disabilità.
Rispetto alla regressione civile e politica nella quale il governo sta spingendo il nostro paese, serve al più presto che le opposizioni politiche e sociali si uniscano e mettano in campo una alternativa al berlusconismo e al suo malgoverno. Per uscire dal tunnel, agli italiani va data la possibilità di chiudere definitivamente con il quindicennio berlusconiano che aspira al ventennio. Pensare a stratagemmi e accordi di palazzo volti a buttar giù  il governo Berlusconi, per ritrovarsi magari con un Tremonti premier, è operazione rischiosa, e già sperimentata, che rischia di dare nuova linfa all'esangue presidente del Consiglio, sempre in difficoltà di fronte alla prova pratica del Governo ma inarrivabile nell'orchestrare campagne elettorali e mediatiche livorose ed efficaci con le quali spacciare nuove promesse e additare nuovi spauracchi.

L'annuncio di Nichi Vendola di voler concorrere alla ricostruzione di una alternativa al berlusconismo, con la sua disponibilità a concorrere per le primarie del centrosinistra, copre un vuoto pauroso di iniziativa politica da parte delle opposizioni e segnala una urgenza. Il governo arranca, le crepe dentro il PDL sono evidenti, l'immagine di Berlusconi peggiora sempre più, tanto che in pochi scommettono che reggerà fino al 2013, e dall'altra parte non sembra ci sia l'intenzione di dare anima e corpo ad una alternativa di ideali e di governo che si candidi a risollevare il paese, quanto di prendere tempo e puntare sulle divisioni interne alla maggioranza, in una logica tutta interna al ceto politico nazionale.

Nichi Vendola può rappresentare la soluzione a molti dei problemi che affliggono da tempo la sinistra e il centrosinistra. Se da una parte l'estremo pragmatismo al quale si è convertita una parte della sinistra l'ha condotta ad una sostanziale omogeneità rispetto alle politiche del centrodestra, configurandosi come una versione più corretta, più moderata e più onesta delle stesso tipo di politica, dall'altra la sinistra più radicale ha troppo spesso dato l'idea di preferire le belle parole e i ferventi proclami alla pratica concreta degli obiettivi enunciati. Vendola rappresenta una sintesi riuscita tra la capacità di evocare grandi ideali e tensione etica, di riemozionare la militanza politica, e la capacità pratica di tradurre in atti di governo quelle idealità.

La Puglia, guidata da Vendola, è diventata un punto di riferimento per le politiche della cosiddetta green-economy: è la prima Regione italiana nel fotovoltaico per potenza installata, con 246 MW (segue la Lombardia con 141). E' la prima regione anche per quanto riguarda l'energia eolica. La Puglia di Vendola esce dal clichè delle Regioni del Sud assistite e lamentose e dedite agli sprechi. La Puglia ha eliminato le comunità montane, alcune delle quali rese famose dal noto libro di Stella, La Casta, che si apriva sul caso delle comunità "montane" sul mare. Come Presidente della Regione, Vendola ha ricevuto apprezzamenti anche da Emma Marcegaglia, distantissima politicamente, che a Vicenza ha detto:”Nichi Vendola è senza dubbio il miglior governatore del Mezzogiorno, la Puglia è una regione ben gestita, io ho delle aziende e conosco bene quella situazione". La Puglia è la prima regione italiana ad aver deliberato la totale ripubblicizzazione della gestione dell'acqua, per sottrarre quell'elemento vitale dalle logiche della privatizzazione che la maggioranza vorrebbe imporre. L'insieme di questi fatti rende del tutto pretestuoso l'atteggiamento di quegli esponenti dei partiti di centrosinistra che intendono ridurre la candidatura di Vendola a espressione di una fantomatica sinistra radicale ed estremistica. Il dirigente del PD Marco Follini, che la sua esperienza di governo l'ha fatta come vice di Berlusconi, ha ricordato che il PD è nato per rompere con quella sinistra e ora non si torna indietro, anzi il PD dovrebbe essere ancora più moderato. Ma se c'è oggi una sinistra di governo, e che a detta di tutti governa bene, questa è proprio quella rappresentata dall'esperienza pugliese.

L'urgenza che segnala l'iniziativa di Vendola è quella di preparare l'alternativa, che chiuda la stagione berlusconiana e rimetta in moto la partecipazione e l'entusiasmo dei cittadini che vogliono un'Italia più giusta, più bella e più civile. Se tutto il centrosinistra saprà cogliere questa urgenza e cominciare a superare le barriere e le fratture sconsideratamente prodotte negli ultimi due anni al suo interno, allora il capo del PDL avrà qualcosa di più sostanzioso dei riottosi finiani di cui preoccuparsi.


Luca De Marco

coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà Treviso

18/07/2010

E se vi sembran poche…

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testatazza

19 luglio in Piazza Navona

19luglio

Lunedì 19 luglio ci ritroviamo in Piazza Navona alle ore 9.30 per festeggiare insieme la consegna di oltre un milione di firme per i tre referendum per l’acqua pubblica presso la Corte di Cassazione. Saranno presenti in piazza gli artisti per l’acqua e i rappresentanti delle associazioni e dei comitati territoriali, ma soprattutto ci sarà il popolo dell’acqua, quello che ha raccolto le firme in questi tre mesi di campagna referendaria. Qui il programma della mattinata.

stati generali delle fabbriche di Nichi

Eyjafjallajökull, cronache da una eruzione politica

gli Altri Online
  • di Ivano Stelluto

Ci incontriamo alla fine della prima giornata di Eyjafjallajökull, il vulcano islandese che dà il nome agli Stati generali delle Fabbriche di Nichi. Insieme vogliamo provare a capire cosa la tre giorni barese può davvero iniettare nella politica italiana, se delle buone eruzioni di politica, come è nei propositi degli organizzatori, o solo e soltanto mandare a dire al centrosinistra che il primo candidato per le primarie del 2013 è qui e si chiama Vendola.
Il mio interlocutore mi incalza, vuole sapere, è assetato di conoscenza. La sua prima domanda è netta: «Di cosa parliamo quando parliamo delle Fabbriche di Nichi?». Bel quesito. «Ha provato a risponderti Vendola dal palco – gli dico. Per lui le Fabbriche sono la via di fuga rispetto ai luoghi tradizionali della politica, luoghi dove vige un principio distruttivo, il berlusconismo, che è dentro ognuno di noi sotto forma di competizione. Qui puoi trovare invece un nuovo vocabolario, si parla la lingua della cooperazione». Ovvio che il primo pensiero, quando si parla di vecchi luoghi della politica, va ai partiti e alle loro sezioni con «ritratti pieni di muffa» come dirà lo stesso Vendola. Ritratti stantii a cui si vuole contrapporre la bellezza delle Fabbriche «nate in Puglia – racconta il rivoluzionario gentile – perchè prima di battere la destra abbiamo dovuto sconfiggere la sinistra».
Basta girare il villaggio Baia San Giorgio, dove si tengono gli Stati generali, per capire che qui c’è un’altra generazione, per loro in politica non è detto che due più due faccia sempre quattro.
La pensano come il loro leader, del resto, che prova a chiudere nel cassetto «una politica fatta di sapienti che sceglievano i candidati chiudendosi nel palazzo con la p maiuscola senza ascoltare la gente».
Mi tornano in mente le parole di Mario, 49 anni, uno che contribuisce ad alzare la media anagrafica di Eyjafjallajökull: «Le fabbriche devono essere il tatto per una sinistra ormai disabituata a toccare con mano i problemi della gente. Sono qui perchè ho voglia di scambiare esperienze, di mettere in moto una discussione, di far circolare delle idee. Non so se esse verranno mai messe in atto, ma per me è già tanto che se ne parli. La sinistra è troppo avviluppata nel dialogo sopra i massimi sistemi, quando non fa questo discute di memoria e di formule e invece gli argomenti proposti al Fabbricamp dicono che c’è voglia di dire la propria su temi vissuti e sentiti da vicino».
Torno con lo sguardo al mio interlocutore, lo vedo attento, sempre silenzioso ma pronto a sferrare l’attacco. Infatti ricomincia a parlare: «A proposito di Fabbricamp vorrei dire due cose. Da una parte vedo che c’è un bisogno crescente di finirla con la delega, non a caso la parola d’ordine è “tutti fabbricanti e nessuno spettatore” e si provano a mettere in piedi delle ipotesi sugli argomenti più disparati, dal “turismo sostenibile ed accessibile” alle “Fabbriche di Nichi come modello per l’orientamento” passando per “l’abolizione delle discariche e degli inceneritori con la tecnologia della pirogassificazione del plasma”. Dall’altra parte mi chiedo e ti chiedo come mai queste cose non debba e non possa farle Sinistra e Libertà. Ti faccio una domanda provocatoria: non è che lanciando le Fabbriche Vendola stia smarcandosi da Sel, in fondo pur sempre un partito fatto di uomini e donne, di dinamiche di produzione e riproduzione di potere?».
Annamaria mi aveva posto lo stesso problema: «Il mio timore è che la bella esperienza delle Fabbriche si lasci contaminare troppo dalle dinamiche di Sel». Riemerge qui, credo, un tema che certamente non si può trascurare quando si tratterà di rispondere alle tante domande sul futuro delle Fabbriche: il costo della politica. Non poterne far fronte può significare che da tante parti si voglia correre il “rischio” di confondere i territori (quanti e per quanto tempo possono permettersi di tenere in piedi delle Fabbriche?) e la vera abilità, in caso di convivenza, starà nel riuscire a conciliare logiche più fluide con logiche più organizzate.
Girando per Baia San Giorgio ho notato un “operaio” con una maglia su cui c’era scritto: «Le Fabbriche di Nichi sono tra le poche a non aver chiesto la cassa integrazione». La pensione, quella forse sì, per i partiti e le loro logiche.
Vendola, nel suo intervento, aveva detto che «Le Fabbriche sono come comunità di cura contro le comunità di rancore, dobbiamo raccogliere quello che si muove al di fuori del recinto dei partiti». Molti lo paragonano a Obama, specie per l’uso del web e delle nuove tecnologie e allora quando incontro Shawn, 29 anni dal Canada non posso non chiedergli se il paragone è azzeccato. «Sono impegnato a Lecce per il progetto dei Musagetes Café – mi dice – e il Presidente Vendola si è subito mostrato interessato a questa esperienza». I Musageset Cafe’ sono luoghi dove circolano le idee, si riflette su problemi globali e si propongono soluzioni locali. Un po’ come le Fabbriche di Nichi, par di capire, se è vero che il loro metodo è questo: individuata una criticità, i Musageset Cafe’ convocano artisti, intellettuali, architetti o esperti che propongono soluzioni creative per risolvere le problematicità che il territorio presenta.
Per Shawn, Vendola è «l’Obama italiano perchè è vicino alla gente, fa politica in maniera nuova, fa usare in maniera intelligente i media e ha capacità di far circolare gli argomenti».
A conclusione dei lavori di Bari, le Fabbriche diranno cosa fare da grandi.
Intanto, il mio spirito critico, interlocutore privilegiato, così si congeda: «Sono convinto che è stato intrapreso il cammino verso le primarie del 2013. Adesso ci sarebbe da ragionare di alleanze, di programmi, di questa pessima legge elettorale». E di questa cattiva Italia. «Come in Florida – sono le parole di Vendola – c’è una fuoriuscita di petrolio che inquina il mare, qui c’è una tracimazione di fogna e di discarica, il Paese è spezzato nella sua spina dorsale, disgregato nel suo essere comunità di uomini e donne».
Fabbriche o no, un dato è certo: qualcuno, a sinistra, ha finalmente cominciato a chiamare le cose col proprio nome.

la buona politica

15/07/2010

Muraro vuole la Indesit in vendita ?

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 Cordata veneta per Indesit ? Il consiglio provinciale ha chiesto un'altra cosa: che indesit non chiuda gli stabilimenti, non che li metta in vendita

 

Apprendiamo oggi dalla stampa che il Presidente Muraro avrebbe pronta una cordata veneta per rilevare la Indesit di Refrontolo. Nella seduta del consiglio provinciale di martedì non ne aveva fatto cenno. In quella seduta è stato invce approvato all'unanimità un ordine del giorno, primo firmatario Stefano Dall'Agata, nel quale si impegnava il Presidente Muraro a portare nella riunione di oggi a Roma una posizione ben chiara: la richiesta all'azienda di rivedere il piano industriale presentato, che prevede la chiusura degli stabilimenti di Brembate e Refrontolo, e puntare sul rilancio dei siti in chiave di eco-compatibilità. Vogliamo sperare che il continuo riferirsi alla cordata veneta non voglia significare che la posizione della Provincia di Treviso sia quella di dare già per persa la lotta prima di cominciarla, o peggio ancora assecondare la volontà di chiusura dello stabilimento di Refrontolo da parte di Indesit. E che la Provincia sia a fianco dei lavoratori nel chiedere all'azienda un piano alternativo, all'interno di una vertenza che ha carattere nazionale e che vedrà il prossimo 23 luglio un ulteriore momento di mobilitazione.

 

Luca De Marco

consigliere provinciale Sinistra Ecologia e Libertà

Muraro preferisce la tv alla crisi

La Provincia diminuisce le risorse contro la crisi, preferisce sport e televisione

Muraro rifiuta di aumentare il fondo anticrisi e difende le spese televisive

Martedì sera, nella seduta del Consiglio Provinciale, si è discusso della variazione di bilancio e dell'impiego di parte dell'avanzo di amministrazione per coprire il buco creato dalla diminuzione delle entrate tributarie della Provincia e per finanziare in parte le nuove misure anticrisi. Si tratta di 300.000 euro per il 2010 e 400.000,00 per il 2011, che la Provincia sta studiando come impiegare.

Lo stanziamento era stato propagandato come un aumento dai 500.000 a 700.000 Euro. In realtà si tratta di 700.000 in due anni: 300 nel 2010 e 400 nel 2010. Dunque rispetto ai 500.000 annuali del 2009, siamo di fronte ad un calo dello stanziamento del 30% nei prossimi due anni.

A fronte di questo ritrarsi della Provincia dal fronte caldissimo della crisi e delle sue conseguenze sociali, abbiamo però registrato in questi mesi alcune spese ingenti destinate alla comunicazione e allo sport che non sembrano per nulla in sintonia con il momento difficile che stanno vivendo anche le finanze degli enti locali, a causa delle politiche governative, sempre più federaliste a parole e nei fatti ferocemente centraliste nel tagliare i tutti i servizi locali. Ci riferiamo ai 300.000 euro per due manifestazioni ciclistiche, e soprattutto ai 150.000 destinati alle televisioni locali per mandare in onda interviste al presidente e agli assessori, e ai 120.000 stanziati per confezionare un TG propagandistico della Provincia da passare poi alle televisioni locali. In pratica si spende molto di più in sport e propaganda che per il fondo anticrisi.

Per questo abbiamo chiesto alla Giunta e al Presidente Muraro di eliminare le spese per la propaganda e aumentare lo stanziamento, destinando i 700.000 subito per il 2010 e non per i due anni, e impegnandosi a stanziare ulteriori risorse con il prossimo bilancio di previsione per il 2011.

Dal Presidente Muraro non è arrivata nessuna risposta positiva, ma la solita difesa a tutto campo dell'operato dell'Amministrazione, comprese le spese per gli eventi ciclistici e le spese televisive.

Dai banchi della maggioranza, come quasi sempre accade, niente da dire sull'argomento.

Si è trattato a nostro avviso di una manifestazione di particolare insensibilità, da parte di Muraro e della maggioranza, verso il momento difficilissimo che sta attraversando il paese e anche la nostra provincia. La richiesta di sobrietà nell'amministrazione dei soldi pubblici, in questa fase, risponde non solo a una istanza etica ma anche alla necessità di fare delle scelte priorità rispetto a risorse in drastica diminuzione. In questi momenti si deve dimostrare la capacità di orientare la propria attività di amministratore nel senso più utile ai cittadini e non alla propria autopromozione.

I gruppi del centrosinistra e il PNE, dopo le parole di Muraro, hanno votato contro la manovra di bilancio.

Nell'antichità i governanti furboni si accattivavano il consenso popolare a buon mercato con panem et circenses. L'impressione è che oggi si pensi solo al circenses e poco al pane.

 Luca De Marco

14/07/2010

ODG SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO AI LAVORATORI INDESIT

Stasera al Consiglio Provinciale di Treviso approvato all’unanimità l’ODG proposto dalle opposizioni di SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO AI LAVORATORI INDESIT.

da internet

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Continua...

11/07/2010

Digitale terrestre e federalismo


http://idl3.files.wordpress.com/2009/11/digitale_terrestre.jpg?w=468

 

La vicenda delle assegnazioni delle frequenze del digitale terrestre, oltre a mostrare ancora una volta i danni della presenza al Governo di Silvio Berlusconi e del suo gigantesco conflitto di interessi, da anche il segno della nullità del federalismo in salsa padan/berlusconiana.
Emerge prepotentemente come la Lega Nord sia solo un “poltronificio” per i propri dirigenti, e non quello che dice di essere: un baluardo a difesa del nostro territorio.
Le nostre emittenti locali hanno il pieno diritto di continuare a trasmettere, dando un servizio di informazione ed intrattenimento.
Il Piano dell’AGCOM, che ha consegnato le 27 frequenze venete alle emittenti nazionali e ai big della telefonia, è evidentemente fuorilegge e bene hanno fatto le imprese del Veneto a ricorrere al Tar.
Speriamo di non dover assistere ad altri “lodi” pensati dagli avvocati del Premier e capaci di trovare una Lega Nord diligentemente complice nel ridurre il Paese a terra di conquista per bande di “amici degli amici”, magari condannati per mafia, per falso in bilancio o per costituzione di società segrete.
Le emittenti locali del Veneto rappresentano un patrimonio di professionalità che va difeso, è importante che inizi da subito una forte mobilitazione di tutte le forze politiche per salvaguardare centinaia di posti di lavoro e il pluralismo dell’informazione.

Stefano Dall’Agata – Sinistra Ecologia Libertà
Consigliere Provincia di Treviso

INDESIT: L’AZIENDA INTERROMPE IL CONFRONTO CON LE OO.SS.

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Nel corso della riunione svoltasi oggi a Roma per la prosecuzione del confronto sulle problematiche economiche ed organizzative tra la Direzione Aziendale del Gruppo Indesit e FIM FIOM UILM è stata confermata la volontà aziendale di chiudere gli stabilimenti di Brembate e Refrontolo.
La Direzione Aziendale ha dichiarato infatti di ritenere impercorribili strade alternative proposte dalle OO.SS. che consentano il mantenimento dell’occupazione per i lavoratori dei suddetti stabilimenti.
La conseguenza di questa scelta aziendale è stata l’interruzione del confronto in sede sindacale; un nuovo incontro è tuttavia previsto in sede istituzionale in seguito alla convocazione delle parti da parte del Ministero dello Sviluppo Economico per il 15 luglio p.v..
FIM FIOM UILM
• considerano tale scelta irresponsabile e senza precedenti nelle relazioni sindacali interne al Gruppo Indesit
• indicono una giornata di mobilitazione e di protesta dei lavoratori di tutto il Gruppo Indesit per venerdì 23 luglio con sciopero di otto ore e manifestazione a Fabriano

• indicono lo sciopero delle prestazioni di lavoro straordinario fino al 23luglio.


FIM, FIOM, UILM NAZIONALI
COORDINAMENTO RSU GRUPPO INDESIT

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