27/07/2012

una volta per tutti

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05/05/2012

Futuro al lavoro, Conegliano 21 aprile 2012

Relazione di Felice Roberto Pizzuti

Futuro al lavoro, Conegliano, 21 aprile 2012 - Intervento di Felice Roberto Pizzuti from Marco De Toffol Sindaco on Vimeo.

Conclusioni di Fabio Mussi

20/03/2012

Il Consiglio Provinciale affossa il PTCP

 Il Consiglio Provinciale affossa il PTCP per dare il via libera a Ikea e Barcon

 

Ieri il Consiglio Provinciale di Treviso ha fatto il primo passo per acconsentire alle proposte di cementificazione del territorio di Ikea a Casale e di Colomberotto e RotoCart a images?q=tbn:ANd9GcRikNLB3x3my-AOiWCARYLTr1S02i6LKZh3lJINTQa7sbOyepA0Barcon di Vedelago

Per consentire a questi progetti, i gruppi di Lega e PDL hanno proposto delle linee guida per derogare al Piano urbanistico provinciale. Il PTCP prevede infatti che nuovi centri commerciali possano essere insediati solo in aree dismesse, e sulle aree interessate dai due progetti non prevede nuova cementificazione. Quindi il via libera deve passare attraverso una deroga al piano, e per salvare la faccia la maggioranza si è inventata dei criteri per la deroga; un assurdo in termini giuridici, perché se la deroga viene normata non è più deroga ma diventa nuova normativa. Quindi, in pratica, la maggioranza intende cambiare il PTCP entrato in vigore solo un anno fa, e fissa dei criteri che chiunque ora potrà invocare per pretendere l'assenso su proposte che ad oggi sarebbero invece contrarie al PTCP e bisognose di una apposita variazione/deroga del piano.

Per questo il nostro gruppo, e quello di IDV, fin da subito non ha voluto accettare il terreno di discussione imposto dalla maggioranza, quello dei criteri per la deroga, e sul quale il Partito Democratico ha invece creduto di poter fare una mediazione. Con emendamenti che potevano prefigurare un diverso atteggiamento della Provincia rispetto ai due progetti in questione.

Oggi è stato fatto il patatrac, e dispiace constatare che bastava che i due consiglieri e sindaci Battaglion del PD e Bonesso del PDL, anziché astenersi avessero votato contro la pessima proposta di stravolgimento del PTCP, questa sarebbe stata bocciata, e la Provincia avrebbe reso un grande servigio alle ragioni del territorio.

Luca De Marco

coordinatore provinciale SD

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10/02/2012

Ikea e Barcon: la Provincia tenga fede al suo piano territoriale

tv-amministrativo.jpg?w=300&h=246Il direttore della Fondazione Benetton Marco Tamaro ha svolto delle considerazioni sui progetti urbanistici di Barcon e Ikea del tutto condivisibili, lungo la linea espressa anche recentemente dalla CGIL e che da tempo noi andiamo sostenendo. I due progetti sono assimilabili per almeno due ragioni. In primo luogo, si fondano su un iter procedurale di natura derogatoria, perché non rispettano i piani urbanistici comunali e provinciali, rivolgendosi alla regia regionale per arrivare all’adattamento degli strumenti di pianificazione urbanistica alle esigenze dei soggetti privati proponenti. Non a caso è lo stesso procedimento utilizzato per Veneto City. In secondo luogo, basano la loro utilità economica per i proponenti sul meccanismo della rendita fondiaria, cioè la trasformazione di area agricola in area produttiva o commerciale, con immediata estrazione di profitto, e trasformazione perpetua del territorio.

Dal nostro punto di vista, le previsioni del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale (PTCP), secondo le quali nuovi insediamenti commerciali debbano essere insediati in aree produttive dismesse o da dismettere, ci pare che abbiano la loro evidente validità nell’evitare l’ulteriore consumo dei suoli. Questo è il primo caso nel quale la Provincia è chiamata ad applicare quella previsione del piano, entrato in vigore meno di due anni fa. E, purtroppo, le tremano i polsi. In un caso del tutto simile, la Provincia di Torino, a fronte di una richiesta di Ikea di insediarsi nel territorio agricolo di un piccolo comune, ha risposto al colosso svedese che il proprio PTCP prevedeva il riutilizzo di aree dimesse, senza consumare altro territorio, e ha quindi bocciato la proposta. La reazione di Ikea è stata dura, minacciando delocalizzazioni in Spagna, ma la Provincia ha retto la pressione e ora probabilmente si troverà una soluzione che salvi territorio e lavoro. Noi riteniamo che quella torinese sia la via giusta da seguire.

La crisi non deve essere il pretesto per contrapporre e subordinare le ragioni del territorio e dell’ambiente, che sono alla fine le ragioni delle generazioni future, alle ragioni del lavoro, della ricaduta occupazionale immediata che viene invocata per scardinare la pianificazione pubblica e consentire il dispiegarsi della rendita fondiaria. Il progetto Ikea prevede la creazione di 189 posti di

lavoro nel nuovo negozio, e la conseguente perdita di 100 posti nelle attività concorrenti, per un saldo positivo di soli 89 posti. Niente a che vedere con le migliaia di posti fatti annunciare dalla stampa come specchietto per le allodole, illudendo tanti disoccupati.La contrapposizione ambiente-lavoro è dunque artificiale e artificiosa, il punto vero è la rendita fondiaria.

Il progetto di Barcon prevede addirittura la creazione di un nuovo casello sulla superstrada pedemontana, la cementificazione di 90 ettari di terreno agricolo e una nuova viabilità. Il tutto in difformità rispetto alla pianificazione territoriale di Comune, Provincia e Regione. Siamo di fronte alla pretesa di soggetti privati di sostituire gli enti pubblici e di farsi loro pianificatori del territorio. Con la differenza che l’ente pubblico è tenuto a perseguire finalità di tipo collettivo e di salvaguardare beni pubblici come il paesaggio, il territorio, l’assetto idrogeologico, la salute collettiva. Il privato pianifica invece esclusivamente in base alle proprie esigenza aziendali.

La Provincia dovrebbe chiedere il rispetto delle proprie previsioni urbanistiche e quindi dare il proprio parere negativo alle due operazioni. Nulla impedisce che gli stessi privati ripresentino i loro

progetti modificati, questa volta redatti tenendo conto e rispettando la pianificazione urbanistica vigente, come farebbe un qualsiasi cittadino che, ad esempio, volesse costruirsi una casa.

C’è infine un ultima considerazione da fare, ma non meno importante. Viviamo un tempo di crisi, causato anche dal surclassamento della speculazione finanziaria sulla produzione e il lavoro. Ci può essere un riorientamento importante dei capitali verso la rendita fondiaria, che dà sempre buoni frutti. Compito dell’ente pubblico non è incentivare nuovi utilizzi distorti e speculativi del denaro, ma creare le condizioni perché il profitto nasca dal lavoro e non dalle varianti urbanistiche. Anche così si crea buona crescita e occupazione.

 

Luca De Marco

Coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

09/02/2012

Il Consiglio Provinciale contro le dimissioni in bianco, su proposta di SEL

Nel Consiglio Provinciale di Treviso del 6 febbraio scorso è stato approvato l’ordine del giorno presentato dal nostro gruppo, con una aggiunta proposta dall’UDC, che chiedeva il ripristino della legge contro le dimissioni in bianco, abolita nel 2008 a poche settimane dalla sua entrata in vigore.

 Si tratta della legge 188 del 2007, proposta allora dalla sinistra, che introduce un mfirma.jpg?w=300&h=224eccanismo semplice ma efficace: la dimissioni volontarie vanno presentate non in carta libera ma in moduli numerati e con una scadenza. Diventa così impossibile attuare la forma di ricatto della firma delle dimissioni su un foglio bianco, che il datore di lavoro chiede per poi poter datare all’occorrenza il foglio e liberarsi della/del dipendente.

Purtroppo la legge, non appena entrata in vigore, con il cambio di Governo è stata repentinamente soppressa dal Governo Berlusconi all’interno del primo decreto del giugno 2008, su iniziativa del ministro Sacconi. L’ordine del giorno chiedeva dunque che si ritornasse su quella decisione.

 Il nuovo ministro del Lavoro, Fornero, ha da tempo promesso un intervento sulla questione. Non più tardi di domenica scorsa, su Il Corriere della Sera rispondeva sulla questione in quella maniera oscura che in Italia, a differenza del resto del mondo, contraddistingue il dire dei “tecnici”: “Stiamo studiando un provvedimento che sia a tutela di un lavoratore che può essere in condizione di inferiorità e costretto alle dimissioni, ma non vogliamo che sia una rivalsa nei confronti delle imprese”.

 La prima preoccupazione del ministro, par comunque di capire, è che non ci sia una rivalsa nei confronti delle imprese. Trattandosi di trovare il meccanismo adatto per prevenire un atto illegale, risulta davvero difficile condividere questa preoccupazione del ministro. Sarebbe forse meglio che il ministro scoprisse il valore dell’umiltà, e andasse a riprendere in mano la legge 188. In questo senso, il sollecito che giunge dal Consiglio Provinciale di Treviso è un suggerimento che può essere prezioso.

 

Luca De Marco

Coordinatore provinciale SEL Treviso

La posizione di SEL Treviso sull'aereoporto Canova

sel-aereoporto-a5.jpg?w=211&h=300Volantino di SEL Treviso sull’aeroporto Canova

Le MOTIVAZIONI di Sinistra Ecologia Libertà

contro LʼAMPLIAMENTO DELLʼAEROPORTO A. CANOVA

 Sinistra Ecologia Libertà di Treviso denuncia la situazione dell’Aeroporto Canova, con un previsto aumento del numero dei voli e del conseguente inquinamento acustico ed atmosferico.

I cittadini delle Città di Quinto e Treviso, si trovano ad essere vittime della subalternità a Save e AerTre della cattiva politica della destra che malgoverna Comune, Provincia e Regione.

Da tutti gli atti sui ricorsi presentati del Comitato emerge una semplice verità: il massimo dei voli ambientalmente compatibile per l’Aeroporto Canova è di 16.300 all’anno.

Sosteniamo che il Canova deve mantenere un’operatività entro questi limiti, fungendo da semplice secondo scalo per il Marco Polo, in questo senso se approviamo la messa in sicurezza della pista non per questo possiamo essere favorevoli ad altri investimenti  finalizzati all’ampliamento della capacità operativa dell’Aeroporto; di conseguenza denunciamo il rischio che i voli possano sorvolare i quartieri di Santa Maria del Sile, di San Nicolò e il Centro Storico della Città, con conseguente deprezzamento del valore degli immobili.

Fermo restando che l’Aeroporto Canova è una realtà importante per l’economia trevigiana, non si può pensare che per favorire gli interessi più privati che pubblici di SAVE, che ruotano soprattutto intorno alle esigenze del turismo della Provincia di Venezia, si vada a triplicare i voli in una struttura interna alla rete urbana, con una pista di atterraggio e decollo autorizzata in deroga agli standard internazionali.

L’aumento dell’inquinamento sia acustico che atmosferico, ed inoltre i rischi sempre connessi, ma superiori a causa di una pista inadeguata, al traffico aereo richiedono il coinvolgimento e la trasparenza nei confronti della cittadinanza che vedrà sicuramente peggiorare la vivibilità del territorio in cui abita.

Il nostro vuole essere un richiamo alla responsabilità di Sindaci che devono avere tra le loro massime prerogative non il Dio Denaro ma la salute dei propri cittadini.

Consideriamo perciò un errore la querela contro il Comitato Aeroporto, reo di aver criticato le pubbliche amministrazioni, sporta da Provincia di Treviso e Comune di Treviso.

Consideriamo inoltre necessario che la Regione Veneto inizi a svolgere in modo autorevole il suo ruolo di programmazione, avviando una verifica per la riorganizzazione del sistema aeroportuale del Veneto.

Su questo punto, nell’ambito della razionalizzazione delle Basi dell’Aeronautica Militare proposta nella Campagna Nazionale di SEL “Diamoci un taglio! Alle spese militari” pensiamo che possa essere presa in considerazione anche l’eventualità di un nuovo Aeroporto civile in sostituzione della Base di Istrana.

Fermo restando che è urgente l’adozione da parte della Città di Treviso dei Piani di Rischio connessi alla struttura aeroportuale, grave inadempienza a tutt’oggi dell’Amministrazione leghista.

12/01/2012

Barcon: ora si fermi il progetto

 Barcon:dopo le dichiarazioni di rinuncia di Colomberotto, ora il progetto va fermato dagli enti pubblici

 

Apprendiamo con soddisfazione dalle dichiarazioni alla stampa del signor Colomberotto, che sarebbe venuta meno la sua volontà di procedere all'operazione sull'area di Barcon. Riteniamo però che queste dichiarazioni da sole non siano sufficienti a bloccare l'iter del progetto.

Dal punto di vista giuridico amministrativo, siamo di fronte ad una procedura, la stessa che intende utilizzare Ikea per l'insediamento nel trevigiano a Casale Sul Sile, che è quella dell'accordo di programma ai sensi dell'art. 32 della legge 35 del 2001. Un accordo tra enti pubblici per progetti a rilevanza regionale. In questo senso il Comune di Vedelago si è fatto proponente presso la Regione dell'accordo di programma per la realizzazione di un nuovo casello sulla Pedemontana, con relativa nuova viabilità di collegamento, e in cambio di un contributo economico e della messa a disposizione delle aree per la viabilità, l'accordo riconosce ai privati la trasformazione dell'area da agricola a industriale, per farci il polo agro-industriale e commerciale, e la nuova cartiera, e la facoltà di escavare 2.000.000 di metri cubi di ghiaia e di rivenderla. E la palla sta in mano alla Regione, dato che il Comune è notoriamente schieratissimo a favore dell'operazione e la Provincia non si è ancora espressa in maniera definitiva. Ai sensi del Piano Territoriale Provinciale quell'accordo non sa da fare, a meno che il Consiglio Provinciale non decida di derogare al proprio piano. Ma ora le province verranno probabilmente tolte di mezzo e quindi non dovrebbero costituire un problema per chi voglia trasformare il territorio a suo piacimento e tornaconto.

Esiste un precedente che ci fa valutare con prudenza le dichiarazioni di Colomberotto: ci riferiamo alla questione delle casse di espansione in riva al Piave, sempre su terreni di proprietà di Colomberotto. Un progetto che prevedeva la escavazione di 4 casse di espansione, con l'estrazione di 6,5 milioni di metri cubi, una enormità. Il progetto era una proposta di project financing avanzata da alcuni cavatori con l'assenso del proprietario dei terreni. In una intervista Colomberotto dichiarò, dopo che il progetto era uscito sulla stampa e aveva sollevato diverse proteste, di aver cambiato idea e di non essere più disponibile all'operazione. Ma ci vollero altri mesi, nei quali i comuni rivieraschi si coalizzarono e scese in campo, anche su nostra sollecitazione, l'intero Consiglio Provinciale, perché la Regione dichiarasse lo stop al progetto.

E' dunque necessario che al più presto siano gli enti pubblici, a cominciare dal Comune di Vedelago e dalla Regione, a mettere la parola “fine” all'operazione Barcon e salvare i 90 ettari di territorio agricolo a rischio cemento.

Luca De Marco

coordinatore provinciale Sinistra Ecologia Libertà

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10/01/2012

Caso Amidevi: si faccia presto e si chiarisca tutto

“E’ una delle realtà d’avanguardia nel Veneto in questo settore, è conosciuta e apprezzata anche a livello internazionale e con la mia visita intendo constatare dal vivo i metodi innovativi usati per stimolare al meglio le persone con handicap sensoriali della vista o dell’udito”. Così l'assessore regionale alle politiche sociali Remo Sernagiotto, accompagnato dall'assessore provinciale alle politiche sociali Alessio De Mitri, dichiarava nel settembre 2010, in visita alle strutture di Amidevi e Sphera, gestite dalla signora Paola Nicoli. Pochi mesi dopo scoppiava lo scandalo.

Quella di Amidevi e Sphera è una storia tristissima, e che provoca tanta rabbia. Esistono infatti poche cose spregevoli come quella di speculare sulla pelle dei disabili e negare loro l'aiuto e i servizi per i quali vengono giustamente investiti soldi pubblici. Per questo auspichiamo che si arrivi presto alla chiusura del procedimento e vengano appurate tutte le responsabilità.

Tutto nasce quando, giusto un anno fa, il 10 gennaio 2011, due disabili sensoriali (la Provincia non ha competenza sulla disabilità in generale, ma solo per quanto riguarda non udenti e non vedenti) dichiarano alla provincia di non ricevere più da mesi i servizi di assistenza dei quali in precedenza potevano usufruire. Ma alla Provincia risulta invece che i servizi vengono regolarmente erogati, e perciò rimborsati dalla Provincia, dalle associazioni della signora Paola Nicoli. Ovviamente dietro rendiconto delle attività svolte. Da lì parte l'indagine: perché venivano chiesti i rimborsi alla Provincia, 20.000 per i due soggetti in questione, per servizi che non vengono erogati ? Il direttore generale e la Dirigente di settore presentano denuncia in Procura, la Giunta rescinde il contratto con le due associazioni, Amidevi e Sphera, e affida il servizio ad un altro soggetto.

L'indagine appura che il caso è molto più ampio dei due iniziali. Su 87 assistiti, in 77 casi ci sono irregolarità, cioè rimborsi chiesti per servizi non erogati. In totale si tratta di ben 270.000 euro sottratti alle casse pubbliche per erogare servizi a disabili, che poi non sono stati effettivamente erogati.

La Provincia si attiva per recuperare i soldi indebitamente percepiti. A tal fine il Giudice dispone il sequestro dei beni delle due associazioni e della Paola Nicoli per un importo di 300.000 euro, a favore della Provincia.

Subito dopo la denuncia all'autorità, in gennaio la Provincia dispone una verifica interna sul comportamento di due dipendenti, per violazione delle procedure. Non avrebbero tempestivamente informato i superiori sulle irregolarità emerse. Una delle due dipendenti viene spostata ad altro ufficio, l'altra si è già trasferita in Regione, nell'assessorato del solito assessore Regionale Remo Sernagiotto. Ora la dipendente, Antonella Masullo, ha il ruolo di coordinatore dell'Osservatorio Regionale sulle Politiche Sociali. In Regione potrà ritrovare Barbara Trentin, già assessore provinciale alle politiche sociali fino all'agosto 2010, quando si dimette per diventare capo della segreteria dell'assessore Sernagiotto e lascia il posto di assessore provinciale ad un altro fedelissimo seguace di Sernagiotto, Alessio De Mitri, già suo collaboratore in Regione.

Pare che dalle indagini emerga una contiguità e una consuetudine tra la Paola Nicoli e il personale dell'Assessorato provinciale tali da poter far pensare ad una impunità di fronte alle irregolarità commesse. Se così fosse il fatto sarebbe ancora più grave, perché testimonierebbe dell'esistenza di una liason politico amministrativa perversa, volta a lucrare sulle spalle dei disabili. Ma sarà compito della magistratura accertare le circostanze.

Certo è che, dal punto di vista politico, a Treviso l'assessorato alle politiche sociali è stato per gli anni della scorsa amministrazione Muraro un feudo del PDL, e dell'area sernagiottiana in particolare. Non è un caso che, nella nuova amministrazione, il referato al sociale sia tornato nelle mani del leghista Paolo Speranzon. E Alessio De Mitri, ora semplice consigliere, e trombato dalla Lega nella corsa a presidente dell'ATER di Treviso, faccia il battitore libero, rivestitosi da pasdaran anticasta, e abbia condotto una campagna interna al gruppo consigliare per far cambiare il capogruppo Franco Conte con un esponente dell'ala sernagiottiana.

Luca De Marco

08/01/2012

Il Tar blocca la Pedemontana Veneta: un colpo al berlusconismo e allo zaismo

Il Tar blocca la Pedemontana Veneta: un colpo al berlusconismo e allo zaismo

Il Tar del Lazio ha dichiarato illegittimi i provvedimenti con i quali è stato approvato il progetto della Pedemontana Veneta, quella i cui lavori sono stati inaugurati il 10 novembre scorso da Zaia. Il Tar ha accolto le ragioni di un cittadino, che contestava la legittimità della procedura intrapresa dal Governo Berlusconi e dalla Giunta Galan e poi Zaia per l’approvazione del Progetto. Non bastava infatti, secondo Berlusconi e Galan, che la pedemontana fosse inserita tra i progetti della Legge Obiettivo, quella che sveltiva l’iter di approvazione delle opere strategiche inserite nella programmazione del CIPE. Per saltare tutte le procedure si era seguita la strada delle procedure d’urgenza della protezione civile. Il Governo aveva infatti dichiarato lo stato di emergenza, come si fa nel caso di alluvioni o terremoti, per la situazione del traffico tra Vicenza e Treviso. In questo modo si legittimava l’emanazione di ordinanze d’urgenza che potevano derogare a qualsiasi legge, perché, si sa, se c’è una emergenza bisogna agire subito. Con decreto del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi veniva individuato un commissario straordinario, nella figura dell’ingegner Vernizzi, autorizzato a procedere per ordinanze di protezione civile. Il progetto definitivo della Pedemontana veniva approvato con una di queste ordinanze. Secondo il Tar il decreto del Presidente del Consiglio che dichiarava lo stato di emergenza era immotivato, e di conseguenza risultano illegittime la nomina del commissario e le sue deliberazioni sull’opera. La stessa procedura di straordinarietà, che come è noto era molto cara a Berlusconi e alla sua corte, in particolar modo al capo della Protezione Civile Bertolaso e alle imprese che lavoravano per la Protezione Civile, è stata utilizzata in Veneto anche per la realizzazione del Passante di Mestre. Anzi, quel provvedimento del 2003 ha rappresentato il primo caso di una dichiarazione di emergenza applicata alla congestione del traffico stradale. La Corte dei Conti, nella sua indagine sulle procedure e i costi del Passante, a maggio di quest’anno rilevava come: “La mutazione – per così dire “genetica” - delle ordinanze di protezione civile… ha trasformato impropriamente questo strumento in mezzo ordinario di soluzione ai problemi organizzativi dell’apparato amministrativo pubblico, provocando una marginalizzazione dei procedimenti di affidamento normativamente previsti (codice dei contratti) e l’esclusione degli organi di controllo come la Corte dei conti o l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici”. Per questo la Corte auspicava che si tornasse a utilizzare le ordinanze straordinarie solo in casi di vera calamità o catastrofe. La sentenza del Tar si pone in questo solco, e afferma la necessità di “scongiurare la praticabilità di surrettizie scorciatoie esclusivamente preordinate a garantire l‟inosservanza della legge”. Recita infatti la sentenza del TAR: “Se è vero che, soprattutto negli ultimi anni, la superfetazione della decretazione d’urgenza ha indotto un‟evidente espansione del concetto stesso di “straordinarietà” dell’intervento (in molti casi atteggiantesi quale “ordinaria” modalità di attuazione dell’azione pubblica), va invece rimarcato come la necessità di riaffermazione dell’“ordinario” quadro normativo ordinamentale imponga di ricondurre l’impiego di tale strumento in un ambito di effettiva, quanto comprovabile, eccezionalità: sì da scongiurare la praticabilità di surrettizie scorciatoie esclusivamente preordinate a garantire l‟inosservanza della legge, laddove quest’ultima venga “sterilizzata” dalla consentita derogabilità alle disposizioni di rango primario. Se, a tale riguardo, non può esimersi il Collegio dal formulare l’auspicio che competente Pubblica Autorità promani un forte segnale di discontinuità quanto all’uso intensivo – quanto, frequentemente, inappropriato – della decretazione d’urgenza, il proposto thema decidendum impone di ribadire la constatata inadeguatezza motivazionale del decreto presidenziale del 31 agosto 2009, laddove – pur a fronte della precedente inclusione dell’opera nel novero degli interventi rilevanza strategica (alla quale accede una ben delineata configurazione degli snodi preordinati alla realizzazione dell’infrastruttura, con ricadute anche di carattere processuale volte ad accelerare la definizione delle controversie eventualmente insorte) e del successivo affidamento in concessione della progettazione, realizzazione e gestione della Pedemontana, nondimeno è stato deciso – invero, sorprendentemente – di presidiare il prosieguo del percorso realizzativo con un intervento commissariale ex lege 225/1992” Il Presidente Zaia ha parlato, a proposito della sentenza del TAR, di “eccesso di democrazia”. In realtà c’è stato un deficit di democrazia nelle modalità di approvazione del progetto della Pedemontana, come oggi certifica il TAR e già denunciava la Corte dei Conti per il Passante. Tanto più ingiustificabile, se si considera che il Governo Berlusconi nel 2001 emanò la Legge Obiettivo, che doveva per l’appunto servire a superare lungaggini burocratiche e a consentire una rapida realizzazione delle grandi opere pubbliche, a partire da quelle disegnate da Berlusconi in TV sulla lavagna messa a disposizione dal fido Vespa. Salutiamo quindi con soddisfazione questa sentenza, nell’attesa di conoscere la deliberazione del Consiglio di Stato al quale la Regione ha presentato ricorso, perché punta a smantellare uno dei lasciti negativi del berlusconismo: l’utilizzo della protezione civile per la realizzazione di opere pubbliche saltando le regole, la gestione di grandi eventi come le visite del Papa o anche solo le feste religiose attraverso procedure d’urgenza come si fosse di fronte ad un terremoto. Tutto accentrato nelle mani di pochi fedelissimi, in primis di quelle del capo della Protezione Civile Bertolaso che Berlusconi nominò pure sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Lo stesso meccanismo che faceva ridere a crepapelle lo spregiudicato imprenditore che si fregava le mani per l’avvenuto terremoto a L’Aquila pregustando i ricchi appalti che gli sarebbero spettati. Se il blocco della Pedemontana verrà confermato, per il territorio di Treviso ci sarà anche la positiva conseguenza del tramonto dell’operazione Barcon a Vedelago, dove i cavatori propongono di aggiungere, e in parte di finanziare, un nuovo casello alla costruenda Pedemontana che sia di servizio alle tante cave della zona attraverso una nuova viabilità di collegamento, e in cambio chiedono di poter cementificare trasformare quasi 90 ettari di area agricola, che sta alle spalle della bellissima Villa Emo a Fanzolo, trasformandola in area industriale e commerciale. Una parte del terreno agricolo verrebbe utilizzata per insediarvi uno stabilimento per la produzione del latte, per la macellazione e la lavorazione dei derivati, e accanto una specie di enorme supermercato per prodotti a km zero. L’altra parte del territorio agricolo verrebbe occupato da una cartiera, ora insediata a Piombino Dese nel padovano, che si svilupperebbe su due piani. Uno dei quali interrato, cioè da scavare. Si tratta di una operazione contro la quale sono schierati non solo i comitati locali ma anche tutte le associazioni di categoria, e che vede invece il sostegno degli amministratori locali della Lega.

Luca De Marco

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31/12/2011

Auguri !

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28/12/2011

14 gennaio a Vicenza: FUTURO AL LAVORO

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futuroSabato 14 gennaio 2012

ore 9.30-17.30

Villa Tacchi, Viale della Pace, 89, Vicenza

ore 09.30Apertura dei lavori

Lalla Trupia

Sessione I

Dalla società del ben-avere a quella del ben-essere

Stefano Bartolini Università di Siena

Illustrazione documento su economia e lavoro

Alessandro Sabiucciu Comitato scientifico nazionale SEL

Intervento

Achille Variati Sindaco di Vicenza

Dibattito

Pausa pranzo

Sessione II

Contro l’economia virtuale, per la materia vivente

Marcello Buiatti Università di Firenze

Le buone pratiche della green economy

Alessandro Zan Assessore ambiente e lavoro Padova


Dibattito

ore 17.00 Conclusioni


Fabio Mussi Presidenza nazionale SEL

Partecipano fra gli atri:

Luigi Amendola (cons. prov. Treviso)

Michele Bertucco (candidato sindaco centrosinistra Verona)

Giuseppe Bortolussi (CGIA Mestre)

Adone Brandalise (docente Università Padova)

Andrea Castagna (segr. prov. CGIL Padova)

Ousman Condè (pres. unione immigrati Vicenza)

Heidi Crocco (ass. politiche sociali Cavarzere)

Valentina Dovigo (dir. naz. Legambiente)

Daniele Giordano (segr. reg. FP-CGIL)

Oscar Mancini (pres. com. NO Nucleare)

Giorgio Molin (segr. reg. FIOM)

Giovanni Nalin (cons. com. Rovigo)

Don Dino Pistolato (Caritas)

Ilario Simonaggio (segr. reg. FILT-CGIL)

Silvano Veronese (CNEL)

Emilio Viafora (segr. reg. CGIL)

Gianni Zagato (coord. com. scient. naz. SEL)

Rita Zanutel (vicesindaco San Stino di Livenza)

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14/12/2011

Luca Telese a Villorba

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Costruire l'alternativa

volantino conegliano.pngCOSTRUIRE L'ALTERNATIVA
insieme per un paese più giusto
per una città migliore
16 dicembre, ore 20,45,

saletta proiezione presso Auditorium Dina Orsi a Parè di Conegliano


introduce Luca De Marco


interventi di Marco De Toffol, SEL Conegliano, su "Giovani e futuro",


Loris Scarpa, FIOM CGIL, su "il lavoro al tempo della crisi",


Luigi Amendola, consigliere provinciale, su "la crisi della Provincia"

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11/12/2011

vendola: la manovra è iniqua

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incontro con Elettra Deiana e don Albino Bizzotto

volantino 12 dicembre-1.jpgversione scaricabile:

volantino 12 dicembre.pdf

03/12/2011

l'equità sia giustizia sociale

L’assemblea federale di Treviso di Sinistra Ecologia Libertà, valutato i primi passi del Governo Monti e della sua nuova maggioranza, ribadisce le proprie priorità rispetto alle politiche necessarie per far uscire il paese dal momento difficile:

 paghi chi non ha mai pagato, e dunque lotta senza quartiere all’evasione  e all’elusione fiscale, anche sperimentando misure innovative (perché non fare un accordo con la Svizzera per la tassazione dei capitali all’estero ?)

 paghi chi ha le spalle coperte, e dunque patrimoniale, seria e non di facciata o light, per recuperare risorse da redistribuire diminuendo le tasse ai redditi medio bassi.

tassare le rendite finanziare, lavorare per l’introduzione in Europa della Tobin Tax sulle transazioni finanziarie speculative

 tagliare le spese militari, per recuperare soldi da investire in scuola e sanità, massacrate dai continui tagli.

 La prima, grande opera pubblica di cui c’è bisogno nel nostro paese è la messa in sicurezza del territorio: rilanciare la manutenzione e le opere di prevenzione del dissesto, significa rilanciare l’occupazione e l’economia, molto più che con le grandi opere.

 Pare che il Governo intenda perseguire altre priorità, a cominciare dalle pensioni. Riteniamo che non vi sia bisogno di interventi peggiorativi delle condizioni dei lavoratori. Far lavorare di più le italiane e gli italiani e ridurre loro l’importo delle pensioni future, difficilmente basterà a sanare i conti pubblici, ma sicuramente peggiorerà i conti privati e le condizioni di vita dei lavoratori e delle loro famiglie. Così come non serve a rilanciare la crescita economica l’aggiramento dell’art. 18 o la facilitazione a licenziare, se non nelle costruzioni astratte e ideologiche di qualche teorico molto poco pratico.

 Attendiamo perciò il contenuto concreto dei provvedimenti annunciati, e misureremo a partire dai nostri programmi quanto le scelte del Governo e della maggioranza che lo sostiene siano per noi condivisibili.

 Dal nostro punto di vista, la crisi finanziaria ed economica, che nasce dalla disuguaglianza sociale che negli USA ha prodotto la bolla dei mutui sub-prime , non può essere superata alimentando nuove disuguaglianze e ingiustizie sociali.

 L’equità annunciata dal governo nei provvedimenti, secondo noi non significa dare un colpo al cerchio e uno alla botte, ma non può che voler dire “maggiore giustizia sociale”.8959ccd88a33f008418d1652b249c0c7_XL.jpg

Treviso, 1 dicembre 2011

 

 

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02/12/2011

Valerio Calzolaio a Treviso

ecoprofughi.jpg?w=500&h=707NOTA BENE: l'orario di inizio è stato posticipato alle 18,30 

svuotare gli arsenali

volantino spese militari.jpgversione scaricabile:

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24/11/2011

Si può fare di più

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18/10/2011

Salutiamo il poeta di Pieve di Soligo e del Mondo

Salutiamo il grande poeta Zanzotto, con riconoscenza per quanto ha rappresentato per la nostra provincia e per tutta la cultura italiana e con il rammarico di non poter più ascoltare la sua voce di letterato e di amante appassionato della nostra terra, impegnato nel difendere il paesaggio naturale e umano del Veneto e della Marca Trevigiana dalle strettoie di un “progresso scorsoio” nel quale soffoca la vocazione più antica e autentica delle nostre terre.
Zanzotto aveva denunciato per tempo la degenerazione del turbo capitalismo nella finanziarizzazione estrema, l’aggressione al paesaggio veneto che diventa perciò stesso destabilizzazione culturale e mentale, il carattere artificiale delle mitologie politiche sulla superiorità etnica dei veneti.
Riconosciamo nella figura di Zanzotto una delle massime espressioni della cultura italiana ed europea, e ad un tempo della cultura trevigiana. Il locale conciliato col globale, il radicamento autentico contro lo spaesamento frutto di una massificazione pubblicitaria e ideologica che desertifica i territori proprio quando più dice di esserne espressione.
Per noi la figura di Zanzotto, le sue idee, la sua arte, e le sue battaglie, resteranno nel novero delle cose più belle e più utili da portare nel futuro, del Veneto e del mondo.

Luca De Marco

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“C’è un grande marasma, una disperazione confusa, che poteva essere intuita già nei primi anni Novantzanzotto_sorgente.jpga con il fluttuare del voto dalla DC alla Lega. La quale Lega (che qui era poi la Liga, nata prima e con caratteri suoi propri) aveva anche alcune ragioni, al suo esordio, mentre più tardi si è spappolato tutto e il corpo sociale mostra ormai segni di putrefazione. Dilagano bassi sentimenti e domina un capitalismo brado che coincide con “benessere” ed egoismi che, data la fortissima slogatura culturale prodottasi nel Nordest, inducono a bislacche nostalgie e approssimazioni mitologiche. Tutte fondate su fantasmi”

"L'aspetto più urtante, almeno visualmente, di come è cambiato il Veneto è proprio l'aggressione al paesaggio. Alla scomparsa del mondo agricolo ha corrisposto una proliferazione edilizia inconsulta e causale, che ha dato luogo a una specie di città-giardino (ma sempre meno giardino e sempre più periferia di città), con un'erosione anche fisica del territorio attraverso diverse forme di degradazione macroscopica dell'ambiente. Ora, tutta questa bruttezza che sembra quasi calata dall'esterno sopra un paesaggio particolarmente delicato, "sottile" sia nella sua parte più selvatica come le Dolomiti, sia in quella più pettinata dall'agricoltura, non può non creare devastazioni nell'ambito sociologico e psicologico. Vibere in mezzo alla bruttezza non può non intaccare un certo tipo di sensibilità, ricca e vibrante, che ha caratterizzato la tradizione veneta, alimentando impensabili fenomeni regressivi al limite del disagio mentale. Per esempio, aggressività, umori rancorosi, intolleranze e spietatezze mai viste, secondo la logica di sbrogliare la crisi sociale - che si fa sempre più acuta - etnicizzandola. E così è successo perché, in realtà, quell'orrenda proliferazione è scaturita appunto dall'affievolirsi di antiche virtù"

Andrea Zanzotto

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